th-9

Rilanciare e rigenerare il sistema della portualità del Sud, puntando in particolare alla riqualificazione –se non alla creazione ex novo- delle aree retroportuali dei principali scali marittimi meridionali. Questa la sfida da vincere per puntare allo sviluppo della logistica in ambito euro-mediterraneo, settore che è, a giudizio degli analisti di Svimez, uno dei punti di forza –drivers vengono definiti- su cui basare una strategia per far ripartire la crescita nelle regioni meridionali e, più in generale, in Italia. Strategia che tiene conto dalla nuova attenzione posta dalle reti trans-europee di trasporto alle rotte d’ingresso da Sud verso l’Europa. Del resto oggi attraverso il Mediterraneo transitano flussi merci pari al 30% degli scambi mondiali. Dato di cui si prevede un’ulteriore crescita in seguito al raddoppio del canale di Suez.

Competizione serrata – In questo contesto se è vero che la maggior parte di questo flusso interessa le coste italiane, di tutta evidenza è la crescita della concorrenza portata dai porti dell’Africa settentrionale e del Mediterraneo orientale. Scali che, in questi ultimi anni, hanno migliorato la propria dotazione infrastrutturale ed hanno il vantaggio porto-gru-piu-mezzogiornodi un minor costo del lavoro. Concorrenza che si aggiunge a quella “tradizionale” dei porti del Nord Europa, logisticamente forti e ben connessi con i mercati di sbocco. Alcuni dati per fotografare l’impatto dei nuovi concorrenti nell’area mediterranea: il porto di Gioia Tauro – che pur si giova della possibilità di ospitare le portacontainer ultra large da oltre 18mila teu —  nel biennio 2015/2016 ha perso circa 500mila teu a vantaggio di Tangeri, Porto Said, Antalya e Pireo. E proprio in quest’ultimo scalo marittimo i cinesi di Evergreen hanno trasferito il proprio terminal container, infliggendo un durissimo colpo a Taranto. Ridisegnare l’intera rete e l’organizzazione della portualità meridionale, nell’ottica di una maggiore integrazione, appare indispensabile al fine di intercettare nuovi flussi di traffico.

I distripark – La reazione del sistema portuale italiano –meridionale in particolare- deve essere articolata, per gli analisti di Svimez, in primis attraverso il potenziamento dei retroporti e delle reti intermodali di trasporto. Di qui la necessità di una solida intesa tra le diverse realtà portuali e tra queste e le ferrovie ed i centri logistici dislocati lungo i corridoi che, dal Mezzogiorno, risalgono verso l’Europa centrale. In quest’ottica si inserisce la proposta di dare vita ai distripark, ovvero dei poli logistici retroportuali caratterizzati dalla presenza di infrastrutture e servizi di trasporto e logistica fruibili da un’area vasta. Sono otto gli scali marittimi del Mezzogiorno in possesso, al momento, delle caratteristiche necessarie per la creazione di un distripark, con la Campania a far la parte del leone: Napoli, Torre Annunziata, Salerno, Gioia Tauro, Taranto, Catania, Messina – Città dello Stretto, Termoli.

Gli obiettivi – Tre le funzioni principali cui dovrebbero assolvere i nuovi poli logistici retroportuali: consentire agevolmente l’esportazione di prodotti e produzioni locali d’eccellenza; attrarre nuovi flussi di beni semi-finiti e finiti destinati ad essere successivamente importati o riesportati e, soprattutto, trasformare questi beni in prodotti semilavorati o finiti. Ed è proprio questa la vera sfida: offrire alle imprese insediante all’interno dei poli logistici la possibilità di trasformare i beni in entrata –attraverso procedimenti innovativi e ad alto contenuto tecnologico- per poi esportarli via mare. Obiettivo far crescere il valore del bene attraverso le successive sequenze di lavorazione/trasporto. Il tutto con un’attenzione particolare alle filiere di eccellenza del made in Italy. In questo contesto, infine, potrebbe essere valutato l’inserimento dei distripark all’interno di zone franche o zone economiche speciali. In questo modo si creerebbe quel valore aggiunto in grado di garantire la crescita economico-produttiva del territorio, la vera sfida da vincere nel Mezzogiorno e, più in generale, in Italia.