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Pantelleria, la “portaerei naturale italiana” di mussoliniana memoria, torna in prima linea. Obiettivo la Libia. Secondo il Foglio, la piccola isola mediterranea è da mesi il centro comando delle operazioni di ricognizione e spionaggio della Nato e degli USA sul nord Africa. L’anno scorso sono state restaurate le infrastrutture risalenti alla Seconda guerra mondiale (nella foto, sotto) e si è ricavato un nuovo bunker su più livelli di circa 1.700 metri quadrati, oggi condiviso tra forze armate italiane ed l’intelligence americana.

I programmi di sorveglianza americani sono almeno quattro: uno pagato dalla Cia, un altro dall’Ussocom, che è il comando delle operazioni speciali americano (quindi il Pentagono), un terzo che risponde alla marina militare americana e impiega gli aerei spia Ep-3 Aries, osservati sopra Bengasi e capaci di intercettare le comunicazioni, e un quarto non meglio specificato con i droni – di questo si conosce l’esistenza soltanto perché un modello avanzato di drone Predator è caduto nel settembre 2015 vicino Derna, in un’area controllata dall’ISIS.

Le missioni di sorveglianza italiane sono almeno due. E c’è una quinta missione che cade sotto la responsabilità della Nato, è molto sofisticata ma non lavora ancora a pieno regime e a differenza delle altre è stata stanziata a Sigonella.

Confermando una tendenza in atto da tempo, gli statunitensi hanno appaltato gran parte del lavoro di sorveglianza a privati. La Cia usa una compagnia paravento, la Blue Ridge Aero Services, con base in Virginia, che possiede un Atr-42 che nelle ultime settimane è decollato con frequenza crescente dall’aeroporto internazionale di Chania, a Creta, per volare sopra la Libia.

Lo Ussocom si affida a un King Air 350 (foto sopra) operato dalla CAT (Commuter Air Technology), che è una compagnia controllata dalla Acorn Growth Companies, che ha un rapporto commerciale solido con il dipartimento della Difesa americano. A marzo 2015 l’aereo è stato visto sui radar lasciare Pantelleria per aiutare i soldati tunisini nella caccia ai terroristi che avevano preparato l’attacco al museo del Bardo, sui monti al centro del paese.

L’Italia ha seguito l’esempio americano. Una scelta forse economicamente conveniente ma, a nostro avviso, non molto rispettosa della sicurezza nazionale e delle notevoli professionalità dell’Aeronautica militare. In ogni caso, dall’anno scorso Stato Maggoore Difesa impiega  un GulfStream III in leasing dalla compagnia statunitense Lockheed Martin, in versione “Sigint” vale a dire capace di intercettare le comunicazioni che avvengono a terra (signal – intelligence). Il Gulfstream, che secondo il sito Defense News ha piloti (americani) forniti da Lockheed Martin, decolla dalla base di Pratica di Mare.

L’informatissimo sito Analisi Difesa segnala inoltre una serie di serrate esercitazioni degli elicotteri d’attacco Mangusta in missioni “dal mare verso terra”, per poterli usare (come nel caso della Somalia)  dalla Garibaldi o dalla Cavour. L’opzione intervento in Libia è sempre più vicina.