Una vitalità inconsueta si propaga e squarcia il silenzio. Bran.Co.Onlus ha ideato il progetto di sensibilizzazione Una voce nel silenzio, per dare voce a tutte quelle comunità che oggi sono perseguitate per la loro fede cristiana. La cosa che colpisce del progetto è che nulla ha a che fare con l’approssimazione e il dibattito sulle erogazioni liberali deducibili e sulle quelle detraibili secondo il Fisco, da anni motivo di parecchi malcontenti, ed, eredità delle Onlus dei primi anni ’90. Dunque, scordatevi a priori la vacuità e le bizzarrie del caso: tante, troppe, per non cadere nei soliti fraintendimenti che concernono una donazione e il suo fine ultimo. Lo scopo è far comprendere che una fede, qualunque essa sia, possiede una specifica e una direzione, opposta alla cultura scientifica e umanistica.

 

Non importa se qualcuno leggendo l’attività principale della Voce (http://www.bran-co.it/. Voce di menu Cosa facciamo-per i bambini), potrebbe storcere il naso. Fraintendendo, l’evidenza delle persecuzioni rivolte a cento cinquanta milioni di cristiani sparsi in tutte le parti del globo, e paragonandole alla stessa stregua di un inno liturgico, della solita versatilità mono-brand; rabberciata dalla tradizione europea e cristiana che va per la maggiore. In questo caso, non c’e’ traccia di un alito di vento che possa accomunare un’idea brillante alle specialità, quasi sempre amplificate in lungo e in largo, da ogni forma di associazionismo politicante. C’e’ ancora chi sa bene che l’azione è una cosa seria e che deve essere commisurata ad un obbiettivo efficace. Per cui, chi è in cerca di altro, dovrà rivolgersi altrove. Sia per le proprie elargizioni benefiche e sia per la voglia di apparire, dettata da secondi fini. Le attività portate avanti dai ragazzi di Bran.Co. Onlus, sembrano raccogliere a lunghi tratti l’indole dell’unico vescovo ortodosso palestinese Sebastia Theodosios. Sono prive di dubbi sulla bontà del passo intrapreso con la stessa irriverenza dell’impronta guareschiana: evidenziando un’insopportabile periodizzazione storica, colma di impedimenti e che ha afflitto la Palestina e gran parte del Medio Oriente. Compresa l’Europa.

 

Talmente scomodi per chi li realizza da essere riusciti a strappare dalla bocca del vescovo una certezza: «Per le autorità israeliane, io non sono un vescovo, piuttosto un palestinese». Ma questo lo sa bene, il giovane e capace Stefano Pavesi, che è il portavoce del progetto di solidarietà una Voce nel silenzio. Parlando con lui e a nome di tutta una comunità, che ha deciso di sobbarcarsi l’onore di far conoscere i massacri sofferti dai cristiani (non si è mai dichiarato cattolico ma cristiano) nel corso dell’intero anno 2014 e nel primo trimestre 2015, dal Kenya alla Nigeria, dall’Iraq alla Sira, coinvolgendo quasi tutto il Medio Oriente, la sostanza e l’impegno assumono il rango di una forza polivalente. Efficace e concreta. I teatri che vedranno protagonisti la Onlus, quali la Palestina, Betlemme e l’Italia (base di appoggio) a sostegno della formazione, dell’interscambio tra i popoli coinvolti negli eccidi e l’attività ludico-sportiva, sono contornati da una serie di appuntamenti a tema.

 

Pietrangelo Buttafuoco ha raccolto la sfida e a settembre 2015 sarà ospite a Milano per dire la sua sull’argomento. E con lui, tanti altri esponenti della cultura italiana, che hanno deciso di partecipare in qualità di relatori. Prossimi a comporre un serbatoio di pensieri e un terreno fertile di confronto, di gesti concreti che consente un’analisi accurata del principio di autodeterminazione. Verso un dramma che assume le caratteristiche impresentabili dello “scontro di civiltà”.