Dibattito molto interessante, quello che si è svolto ieri a Milano, organizzato dalla rivista Logos e da Breitbart Italia, di fronte a un pubblico foltissimo a cui ho avuto il piacere di contribuire con oratori di prestigio come Ted Malloch, Giulio Tremonti, Giuseppe Valditara, Thomas Williams. Moderava Gianluca Savoini.

Il tema era più che mai attuale, si parlava di sovranità e di globalizzazione in un’ottica diversa da quella mainstream, che è favorevole alla seconda. I conferenzieri erano, ognuno a modo loro, sostenitori dei diritti dei popoli e degli Stati, contrari all’omologazione culturale, difensori strenui della democrazia nella sua forma naturale e che dovrebbe essere ovvia ma che ovvia non è più in questi strani tempi: quella che si basa sulla sovranità popolare. Già, perché per l’establishment di quasi tutti i Paesi occidentali il costante e forzato trasferimento di poteri a enti sovranazionali diritti, è ineluttabile. Ed è cosa sana e giusta. Con il risultato che chi fa appello ai valori democratici rischia di essere tacciato di populismo e chi priva di fatto i cittadini dei propri diritti basilari, assecondando un disegno globalista e iperélitario, passa per democratico e progressista.

Uno dei punti più interessanti riguarda il futuro dell’Unione europea. Brillante l’intervento di Giulio Tremonti, convinto che la “cattedrale ideologica” che sostiene questa Unione europea stia “venendo giù”. Personalmente ne dubito. La mia impressione – ed è la tesi che ho sostenuto nel mio intervento – è che in realtà l’establishment stia tentando di riprendere il controllo, dopo i rovesci della Brexit e, indirettamente, la vittoria di Trump negli Usa. Ho ricordato l’articolo del consigliere di Obama, Kupchan, che delineava la strategia sostenendo che bisognava “adoperare il sistema legislativo, i tribunali, i media, l’opinione pubblica e l’attivismo” e indicava nell’Unione europea il nuovo, irrinunciabile hub strategico dei globalisti.

Ripensate a molti fatti di attualità degli ultimi 3-4 mesi e troverete ampi riscontri al quadro delineato da Kupchan: manifestazioni di massa, invasioni di campo delle Ong, sentenze e scandali giudiziari, rumore mediatico assordante in una sola direzione. Negli Stati Uniti ma anche per l’Unione europea, che infatti ha preso una posizione negoziale durissima con Londra, al fine di dimostrare chi è il più forte e soprattutto scoraggiare altri Paesi membri della Ue da intraprendere passi analoghi.

Ecco perché sono scettico sul fatto che non solo la Ue stessa ma anche la sua costruzione ideologica possano crollare. L’establishment non può permetterselo; anzi, deve dimostrare che l’onda sovranista è destinata a infrangersi proprio a Bruxelles.

Il che, naturalmente, non significa che avranno successo. Significa, semmai, che la battaglia è lunga e che sarà durissima.

Marcello Foa, Il Giornale, 7 maggio 2017