Sabato mattina. Oggi ci sarà la votazione, probabilmente decisiva, per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Diciamo nuovo, perché cambia nome. Ma abbiamo la sensazione che tutto rimarrà come prima. Forse peggio.
Buttiamo via un’oretta per sentire i commenti dei vari politici che infestano le reti televisive. Trentasei ore fa, Mattarella, era un noioso burocrate, seppellito da un passato democristiano che non poteva tornare. In più: un signore che nessuno, o quasi, sapeva chi fosse. In più: un signore parcheggiato in una potrona della Corte Costituzionale per “passà ‘a nuttata”.
Questa mattina, invece, Mattarella è stato oggetto di una curiosa metamorfosi. È diventato bravo, eccezionale, signorile, discreto, pacato, deciso, mite, coraggioso, conservatore, progressista, arrendevole, cuor di leone, alla mano, coltissimo, uomo delle istituzioni, pater patriae, biondo con gli occhi azzurri, ecc, ecc.
Il più, alcuni politici colti, lo definiscono un genio del diritto, bianco per antico pelo. Ed usano quest’ultima definizione per far bella figura e far vedere che anche loro hanno letto Dante. Tutti questi complimenti, non riusciamo a capire a che cosa servano. Specialmente perché l’elezione di questo, e degli altri presidenti della Repubblica, è avvenuta ed avverrà in funzione solo di una complessa formula matematica.
Si prendono in voti del partito al quale appartiene il candidato, ma non proprio tutti perché alcuni sono invidiosi e faziosi, si sommano a quelli dei due o tre partiti ai quali conviene tenere come amici i deputati del partito al quale appartiene il candidato. Si sommano i franchi tiratori dell’altra parte i quali, come dispetto al proprio capataz ed alla moglie, se li tagliano e votano con la parte avversa. Si detraggono i franchi tiratori dei partiti che sostengono il candidato perché hanno capataz (e mogli) simili a quelli dei franchi tiratori precedenti. Si mettono in quota variabile quelli che, raccomandato un cugino, non hanno ottenuto il posto di lavoro e quelli che, compiuto un abuso edilizio nella villetta fronte mare, non hanno convinto il sindaco del proprio partito all’archiviazione della pratica.
E così si ottiene l’italica elezione di un Presidente della Repubblica, che magari non ci si ricorda come si chiama, ma dal punto di vista matematico-lottizzatorio accontenta davvero un sacco di gente.
Sabato, ora di pranzo. La scienza esatta, la matematica, ha avuto ragione sulla passione politica. Mattarella è il nuovo (si fa per dire) Presidente della Repubblica Italiana, nata dalla resistenza, ecc, ecc.
Mentre l’ineffabile Boldrini lo proclama, fuori da Montecitorio, si odono le sirene dei veicoli sanitari d’emergenza. Portano decine di dermatologi che dovranno intervenire per lenire le ferite dei tanti, troppi, parlamentari che si trovano con le mani spellate (carne viva a vista) a causa degli applausi. I più gravi, forse meritevoli di ricovero, sono quelli che, prima del voto, avevano detto che Mattarella era un reperto del passato, da non votare.
I casi senza speranza sono gli alfaniani, quelli che avevano opposto un sovietico niet al nome di Mattarella.
Alla fine del ciclo di delicate terapie, però, tutti dovranno frequentare un corso formativo. I docenti (dopo essersi informati a loro volta) sveleranno ai parlamentari chi è Mattarella.
Per i cittadini, invece, non è previsto alcun corso, tantomeno gratuito. Dovranno, a proprie spese, informarsi con costosi libri… di storia medievale.