Due interventi di questi giorni, l’uno di Mattarella su Berlinguer e quello di Salvini sulle cassette di sicurezza, meritano e suscitano le più avvertite e severe critiche sia storiche sia politiche.

   Il presidente della Repubblica, in occasione del 35° anniversario della drammatica scomparsa del segretario del PCI, si è soffermato in estatica ammirazione degli uomini e degli avvenimenti di quegli anni, senza riflettere sui loro errori e sulle conseguenze sopportate dall’Italia da allora ad oggi. E 35 anni non sono certamente pochi, innumerevoli i fatti registrati e profonde e radicali le modifiche registratesi nella mentalità e nei costumi delle italiane e degli italiani.

   Per Mattarella Berlinguer “è stato un leader politico stimato e popolare, protagonista di una stagione che ha accompagnato lo sviluppo del Paese, nei diritti, nella partecipazione democratica”. Non è arduo davvero contestare la popolarità, anche postuma (ricordiamo l’insperato successo emozionale del PCI allora), ieri come oggi, facile a costruirsi e destinata a sfumare o a perdersi, come è retorica è la nostalgia sullo sviluppo, sui diritti e sulla partecipazione.

   Lo sviluppo italiano non è stato isolato ma parallelo e contemporaneo a quello più solido, registrato in tutti gli altri Stati europei. La partecipazione popolare si è, stando a dati statistici inconfutabili, pesantemente ridotta.

   Infondate sono poi le tesi sull’autonomia del movimento comunista italiano (dimentichiamo i carri armati russi a Budapest, esaltati da un compagno poi assurto ad altissime responsabilità istituzionali?) e sull’attenzione dei giovani verso Berlinguer, di cui, forse a fatica, conoscono la figlia, insediata da decenni nel canale “rosso” per antonomasia della televisione di Stato.

   Perplessità, per non dire ricusazione, meritano le convinte lodi all’”originalità  politica e culturale, sviluppatasi con la vita della Repubblica, nel comunismo italiano”, cui fu consentito dagli imbelli e conniventi partiti del centro – sinistra la scalata e l’acquisizione di settori nevralgici della vita pubblica (scuola, università, magistratura). Così come ovvie, perché scontate, appaiono le ammirate sottolineature della fedeltà alla Costituzione, costruita in assoluta ed esclusiva sintonia con la DC.

L’unico giudizio, sul quale si può convenire con Mattarella, è quello sugli “anni bui” del terrorismo: quelli furono davvero e sono ancora oggi, per le trame ed i mandanti”, “anni bui”.

Il presidente siciliano, da democristiano di sinistra, rispettabile e coerente, conclude insistendo sulla simultaneità con Moro e “altri leader politici”, stando alle consultazioni elettorali degli anni Duemila, cancellati senza il minimo equivoco.

   Salvini, dal canto suo, ha avanzato nel “salotto d’Italia” o “terza Camera”, presieduta da Vespa, una proposta quanto mai delicata e onestamente allucinante. Il ministro dell’Interno ha parlato della necessità di far riemergere “i soldi tenuti sotto il materasso”, recte, per uscire dal tipico dotto linguaggio del lombardo, il denaro contante depositato, fermo, nelle cassette di sicurezza.

   Il vicepresidente del Consiglio ha precisato che gli italiani e, ovviamente, immancabili, le italiane, pagando una certa percentuale (circola l’aliquota del 15%, della tanto sbandierata e mai realizzata flat tax), avrebbero, bontà sua, il diritto di utilizzarli e “lo Stato incasserebbe miliardi da reinvestire per la crescita”.

   Si tratta di un’idea, ammessa l’incredibile consistenza degli accantonamenti assolutamente legittimi, che Salvini avrebbe fatto meglio ad inserire nel programma elettorale, illustrato in ogni remoto angolo d’Italia (si chiama ancora in questo modo ?), sollecitando su di essa il determinante giudizio dei cittadini. Immediata ma tardiva ed insoddisfacente è , per dirla con Salvini, “la pezza posta”, cioè la precisazione fatta.