In Germania hanno deciso di rifiutarsi di premiare i due poliziotti italiani che hanno fermato il loro terrorista perchè avrebbero pubblicato delle frasi di Mussolini su FB. Perchè in Germania funziona così: se per esempio salvi una bambina che sta annegando e poi scoprono che hai qualche tatuaggio politicamente scorretto, invece di premiarti ti fanno un processo per apologia. Se invece ti organizzi in gruppi e vai a far violenze sessuali su pacifiche cittadine, ma sei un “refugee welcome”, invece di cacciarti fanno i vademecum in cui dicono alle tedesche di non uscire da sole.
In Francia la Consulta stabilisce che navigare, commentare e pubblicare con costanza su siti in cui si inneggia all’Isis e agli attentati non può essere reato in nome della “libertà di opinione”.

Al tempo stesso, stanno legiferando l’oscuramento di siti e pagine di “fake news”. Ovviamente quelle di Russia Today e le pagine di Marine Le Pen e i siti di destra. Sempre in nome della libertà di opinione.  E Jean Marie Le Pen è da ieri sotto processo per una battuta satirica ritenuta antisemita da un solerte giudice (disse che avrebbe fatto “un’infornata” delle critiche giunteli. E l'”infornata” secondo la bizzarra tesi di un giudice sarebbe apologia di Auschwitz). Tutto in nome della libertà e di Jesuischarlie.
Sempre in Francia. Da giorni le periferie della “ville lumiere” bruciano. L’ennesima piccola guerra civile scatenata dagli immigrati. Tra parentesi, le “risorse” hanno dato fuoco ad un’auto — tra le tante bruciate —   con dentro una bambina bianca di sei anni (per fortuna salva). Sui media italiani nessuna notizia, su quelli francesi preoccupazione. Non per la bambina o i disastri. Il problema è Marine Le Pen. Potrebbe guadagnare voti.
Bene, ma non benissimo.