Un ciclo storico è ripetibile in buona parte. Quando i tabù si consolidano e le macchinosità delle percezioni diventano sempre più una certezza, allora, prepariamoci alle inevitabili conseguenze. Non ci sono misteri da rilevare a tempo indefinito. Oppure, peggio ancora, miasmi globali cui fare particolarmente attenzione. Solo certezze e pochi presupposti: alle banche d’affari internazionali non interessa assolutamente che l’Italia faccia passi da gigante in avanti. Controllare la potatura e gli innesti delle piante dai frutti miracolosi è un dovere. George Soros è un abile orticultore e ha un dono inconfutabile. Dalla sua, quel “Fattore H” moltiplicatore di fortune e sventure, queste ultime scrollatesi di dosso nel 1969. Quando plasmò a sua immagine e somiglianza il Quantum Fund con 4 milioni di dollari. Dopo 32 anni questo fondo intestato a lui e al partner Jim Rogers, ha reso il 31 percento di media all’anno. La vita è un attimo e se, per l’autore-politico francese André Malraux, nel suo romanzo La Condizione Umana del 1933 rispecchiava anche l’assenza di dignità priva di vita reale per un uomo che lavora dodici ore al giorno, senza sapere per quale scopo lavora, per Soros è solo un passatempo rischioso. Una valuta persa e ritrovata migliaia di volte ( di dollari ) e la conoscenza relativa del significato tutto personale, di una dea della fortuna greca Tiche, come una domestica devota e attenta alle fastosità e all’accumulo di una fortuna di 6.9 miliardi di dollari.

In tutto questo cosa c’entrano le ambivalenze marxiste in relazione al ripetersi della storia ? Epigrafi in primo luogo di una tragedia e in seguito di una farsa: da “mani pulite” guidata da Di Pietro alle “5 Stelle” (trotzkiste)di Grillo, due patologie, l’antropofagia e il vampirismo verso due aziende pubbliche italiane, l’Eni e Finmeccanica, sono cadute nel dimenticatoio. Partendo dal Il Silenzio degli innocenti dei lavoratori del centro siderurgico dell’Ilva e riprendendo, illimitatamente a tutti i processi penali e alle immanenze di un’economia industriale estera dalle cordate all’azoto liquido, dall’elevato potere refrigerante somministrato alle due industrie italiane. Irregolarità e un inizio e una fine che, in molti auspicarono quel fatidico 2 giugno 1992 a bordo del panfilo Britannia. Un intreccio assortito di finanzieri internazionali e italiani, manager e politici “propagandisti” dell’Elmo di Scip(p)io.

Ad attendere l’equipaggio e la sua ciurma allargata al “Il Porto Riparato” dell’Argentario, c’era il giovane giornalista di Canale 5 Enrico Mentana. Notizie dello sbarco: pare esserci stata un’intervista fugace a Beppe Grillo, senza mai però averne reso di pubblico dominio il contenuto. Forse, un’ ipotetica presenza del futuro leader del M5S a bordo della sontuosa imbarcazione, oppure, una sin troppo facile alternativa, anche lui in attesa dell’arrivo. Scherzi di penna e speranze di un pesce d’aprile in ritardo: tra le notizie dell’epoca, Grillo guidava un movimento contro Bettino Craxi e le opacità del Partito socialista. Novità che passano in secondo piano, quando molto probabilmente era utile la frantumazione dell’ultimo scoglio; Craxi e il garofano all’occhiello e insieme a loro, quelle poche mancate privatizzazioni scellerate a favore delle società e dell’industria scevre dal capitalismo italiano, senza capitali inquinati dalla politica di uno stato mai presente ma per mezzo di banche d’affari, finalmente a portata di mano. Sul panfilo della discordia a brindare con l’ultima trovata USA, lo “Champagne della California”, Mario Draghi era sobriamente accompagnato dai banchieri della Goldman Sachs. Il segreto di Pulcinella, oggi , per alcuni è ancora un tabù.

L’avvento del tritacarne finanziario, politico e giudiziario che avviò le svendite in saldo delle più grandi industrie italiane. Un’escalation diretta al cuore della maggiore farmaceutica italiana la Farmaitalia Carlo Erba, delle due maggiori industrie d’Europa dello zucchero, la Begin Say e l’Eridiana e gran parte delle società del gruppo Ferruzzi-Montedison. Coincidenze raccapriccianti con lo scenario di instabilità politico e industriale attuale. Leggere il labiale e le giravolte sul fenomeno M5S da parte dei vertici di Goldman Sachs, non aiuta a concedere il beneficio del dubbio. La banca d’affari più volte ha oscillato, per bocca del suo amministratore delegato O’Neill, tra l’adorazione del “fascino di massa” esercitato dal Movimento 5 Stelle, alle stalle, euroscettiche, rappresentate dai grillini.

A Goldman Sachs piacciono i rischi. Non è una novità che la banca americana per fare lucrose operazioni in suolo italiano, non ha mai smesso di “utilizzare” i leader dell’incantevole mutamento come mezzo di locomozione. I cambiamenti in meglio non interessano. Una novità? Certezze giunteci dall’utilizzo del governo Monti come cassa di depositi e prestiti, rapidamente disconosciuto quando il governo dei tecnici ha intrapreso un dialogo in merito alle problematiche europee riguardanti il pericolo crisi con la Germania. Avvalendosi prima di Monti e seducendo, per poi smentire in seguito Grillo, ad opera dell’infaticabile laboriosità delle teste pensanti della banca americana ( Rockefeller e JP Morgan non sono da meno ) fagocitanti la consolidazione del caos. In un contesto come quello attuale, speculare sul debito pubblico e sullo spread è uno svago di vitale importanza. In maggior misura, quando, l’elevata concentrazione di società private e pubbliche quotate in borsa, è in discesa vorticosa. L’elite bancaria e finanziaria non aspettava altro, solo un occasione ghiotta, come questa. Soros ringrazia e, dall’alto del suo centro studi economici dall’orientamento liberale e cosmopolita, dopo innumerevoli studi sul movimento di Grillo, prepara la grande spallata e il deprezzamento dell’euro. Dopo “mani pulite” e il “grillismo”, questa volta, impegniamoci seriamente. Facciamo di tutto per destrutturate con un terzo ciclo suicida il lavoro, la finanza, l’industria e lo sviluppo italiano. Possiamo fare di peggio ?