In principio fu la superiorità della polenta rispetto al couscous, poi fu la volta del Qatar fiancheggiatore del terrorismo fondamentalista. Non sappiamo se Matteo Salvini abbia poi assaggiato il gustoso piatto maghrebino, certo è che sul Qatar ha certamente cambiato idea, tanto da imbarcarsi su un aereo di Stato e volare a Doha per omaggiare gli emiri qatarini.

 

Eppure poco più di un anno, con la felpa da leader leghista e non ancora in abito sartoriale da ministro dell’Interno, Salvini aveva tuonato: “Il Qatar fiancheggia i terroristi. Nel giorno in cui perfino l’Arabia Saudita sospende le relazioni con il Qatar perché fiancheggia i terroristi, noi vogliamo sapere in tutta Italia chi dà i soldi e per fare cosa”.

 

Era il 5 giugno 2017, il giorno in cui Arabia Saudita, Emirati Arabi, Egitto e Bahrein annunciavano la fine dei rapporti diplomatici con il Qatar, come strumento nella lotta alle organizzazioni terroristiche internazionali. Una scelta che in Italia aveva dato abbondantemente fiato alle trombe della propaganda. Un profluvio di parole e proclami che investiva in pieno gli emiri del Golfo e che più recentemente veniva formalizzato in una proposta di legge leghista che mirava a mettere sotto controllo i contributi provenienti dal Paese arabo e destinati alla costruzione di nuove moschee in Italia. Ad essere sotto la lente di ingrandimento la Qatar Charity Foundation, che destina ai “fedeli” nel nostro Paese circa sei milioni di euro l’anno, ma che è sospettata di alimentare anche il fondamentalismo islamico. Tesi questa confermata anche dalle mail che Hillary Clinton scriveva ai collaboratori e hackerate e sputtanate dallo scandalo Wikileaks.

 

In effetti qualche motivo per diffidare della lealtà qatarina c’è. Se la proverbiale doppiezza degli arabi può apparire frutto di uno storico e forse ingeneroso pregiudizio, gli emiri di Doha fanno di tutto per confermarne la fondatezza. In Qatar ci sono contemporaneamente una delle più importanti basi militari statunitensi ad Al Udeid, la sede del controverso network Al Jazeera e l’unica sede di rappresentanza diplomatica dei Talebani. Le tracce che riconducono il versamento delle loro generose zakat, l’elemosina dei ricchi musulmani, agli uomini di al Qaeda e dello Stato islamico sono state abbondantemente segnalate negli anni da tutte le intelligence occidentali.

 

Stupisce poi che il campione del sovranismo abbia cambiato così rapidamente idea e gongoli nel selfie con Bin Khalifa al-Thani, primo ministro dell’emirato. Non tanto e non solo per quanto esposto prima, quanto per il fatto che è proprio la famiglia Al-Thani la più attiva nello shopping di pezzi del nostro Paese, dagli alberghi di lusso agli storici marchi della moda italiana.

 

Nel 2012 l’emiro qatarino ha speso 700 milioni per acquisire il Valentino Fashion Group, cordoni della borsa allargati anche in Costa Smeralda, dove tra alberghi, golf club, il cantiere di Porto Cervo, più i successivi lavori gli arabi di Doha hanno finora speso centinaia di milioni. E persino nella capitale morale e sentimentale leghista, Milano, gli uomini in vestiti con la Kandura hanno acquisito il 100 per cento del progetto di sviluppo del quartiere Porta Nuova.

 

Il couscous no, sarà per un fatto personale contro la semola di grano, ma evidentemente il grano qatariota piace di più. Chissà cosa ne avrà pensato di questo viaggio, con relativi salamelecchi, la sponsor e alleata storica della Lega Nord, Marine Le Pen. Correva l’anno 2015 e dopo gli attentati di Parigi la leaeder del Front National scese in campo per difendere il suo braccio destro Florian Philippot che aveva accusato il Qatar di avere armato i terroristi dell’Isis. Doha non abbozzò e querelò il politico francese. La Le Pen intervenne e ci andò giù pesante. Il contenzioso non è ancora chiuso. Forse Marine una telefonata all’amico Matteo la farà…