Per cogliere i limiti dell’attualepolitica europea basta appena fare il confronto con la dinamicità delle superpotenze mondiali, impegnate a contendersi, attraverso la “guerra” modernissima dei mercati e della concorrenza economica, gli spazi internazionali. Mentre il nostro Continente è piegato su se stesso,  intento a contemplare il proprio “ombelico”, fatto di minimalismo politico e di rigorismo di bilancio, c’è chi, come la Cina, proprio di fronte alle nostre coste, “invade” il continente africano, conquistando  spazi, materie prime, rapporti privilegiati, zone d’influenza. Secondo un rapporto di due centri studi americani, il Center for Global Development e AidData, presentato di recente, dal 2000 al 2011  la Cina ha investito più di 75 miliardi di dollari in Africa.

L’ammontare degli investimenti cinesi, precisa lo studio, è solo leggermente inferiore a quello degli investimenti statunitensi, che nello stesso periodo sono stati di 90 miliardi di dollari. I ricercatori, basandosi su notizie di fonti occidentali e africane, hanno individuato nel periodo considerato ben 1.673 progetti cinesi nel continente.

Uno dei partecipanti alla ricerca, il direttore dell’istituto AidData, Brad Parks, sostiene che essa contraddice lo stereotipo secondo il quale la Cina cerca in Africa soprattutto materie prime. Oltre ai progetti in quel settore, ha affermato Parks, i cinesi “fanno molto nei settori della sanità, dell’istruzione, della società civile: molte cose che generalmente non si pensa siano sostenute dal Governo cinese”.

Nel 2012 gli scambi commerciali traAfricae Cina hanno quasi raggiunto i 200 miliardi di dollari, circa il 20 per cento in più rispetto al 2011.

E a conferma dell’espansione cinese nel Continente nero, il Governo di Pechino ha siglato un accordo con quello etiope per la costruzione di due linee di trasmissione alla rete elettrica dell’energia prodotta dalla diga Great Ethiopian Renaissance, la più grande del Paese africano. Il valore del contratto è di circa 1,458 miliardi di dollari.

Le due linee avranno una capacità di 500 kilovolts e copriranno il tratto dalla diga fino alla capitale etiope, Addis Abeba, una distanza di 1.136 chilometri. L’accordo è stato siglato tra la Ethiopian Electric Power Corporation e la State Grid Corporation of China. Il progetto coprirà una durata di tre anni e sarà interamente finanziato da China Exim Bank. La Great Ethiopian Renaissance Dam può generare elettricità per 6.000 megawatt.

I lavori dovrebbero cominciare entro due mesi. La linea di trasmissione ad alto voltaggio è una delle più grandi dell’intero continente e servirà per rendere il Paese uno dei centri più importanti a livello regionale per lo sviluppo di energie pulite.

Siamo di fronte, sul continente africano,  ad un nuovo colonialismo, “made in China”? Nel  suo recente viaggio africano il presidenteXi Jinping ha rassicurato  i paesi del continente nero, affermando  che la Cina non si è comportata e non si comporterà come una qualsiasi potenza coloniale ed ha promesso 20 miliardi di dollari in tre anni per le infrastrutture e 30mila corsi di formazione per gli africani.

Mano tesa o abile politica di condizionamento ? Quel che ci dicono i numeri è che comunque da parte dell’Europa  non si potrà continuare ad  ignorare, ancora per molto,  la  capacità espansiva di Pechino sull’Africa.  E che la risposta, per essere efficace, non potrà non essere  di livello continentale, cioè con numeri, determinazione, capacità all’altezza della presenza cinese. Continuare, ognuno per la propria parte, a difendere i piccoli spazi ed interessi di ogni singolo Paese europeo vuole dire non avere compreso il livello della sfida in atto e quindi votarsi alla sconfitta.