Strano mondo il nostro, dopo decenni di polemiche su esistenza o meno dei piani hitleriani di sterminio della popolazione ebraica, da cui sono pure scaturite leggi che vietano la negazione pubblica dell’Olocausto, una nuova forma di negazionismo (sia pure di segno opposto) sembra ormai prendere forma, ancor più subdola della prima, e sorge non per confutare l’esistenza dei crimini commessi (che sono innegabili), ma si sviluppa in modo ancor più subdolo e ammiccante nella sua variante del giustificazionismo.

Se era già piuttosto discutibile il primo, nel quale alcuni ‘ricercatori’ storici si sono variamente impegnati nel tentativo inane di confutare l’esistenza di elementi come la ‘soluzione finale’, le camere a gas o i forni crematori, ma perdendo però di vista come il crimine più grave: la deportazione su base etnica attuata dalle forze armate tedesche in tutta Europa di milioni di uomini sia già da solo un crimine gravissimo e inconfutabile.

Non credo valga la pena di sottolineare come la Seconda Guerra Mondiale fu un conflitto terribile producendo una quantità inimmaginabile di lutti sopratutto tra civili innocenti, ma questa circostanza non può fornire in nessun caso un alibi ai carnefici criminali. Che nei confini orientali d’Italia sia stata attuata nel 1945 la famosa ‘pulizia etnica’ ai danni della popolazione di origine italiana è un fatto certo, come è evidente che questa ha colpito tutti senza particolari distinzioni politiche.

Richiamarsi a questa dipingendola come una sorta di inevitabile conseguenza, una reazione ad altre nefandezze – presunte o reali che fossero – subite dalla popolazione di etnia slava è drammaticamente fuorviante, ancorché storicamente inesatto.

Quelle azioni (gli infoibamenti) erano volute per seminare il terrore e indurre alla fuga civili innocenti che, in stragrande maggioranza, nulla avevano direttamente a che fare con repressioni antislave o, più in generale, parte attiva nel conflitto.

Per confutare completamente questa narrazione falsa basta richiamare le tante occasioni in cui sono stati colpiti semplici avversari politici (anche non italiani o vicini al Fascismo) o l’emblematico caso della strage di Porzus nella quale una colonna di partigiani ‘bianchi’ della Osoppo (seppur antifascisti) è stata eliminata dai partigiani garibaldini vicini al PCI e alleati del IX corpus titino nella strategia di slavizzazione di intere zone di confine.

Peraltro quella del giustificazionismo è una strada davvero stretta e pericolosamente senza via d’uscita. Potrebbe fornire un comodo pretesto per qualsiasi crimine commesso: dall’eccidio delle Fosse Ardeatine, al Massacro di Katyn, alla strage di Gorla. 

Le vittime innocenti, è bene ricordarlo a chi si dimostra dotato di una coscienza solo a corrente alternata, restano sempre tali e i loro carnefici sempre dei criminali, anche quando si coprono col velo pietoso delle giustificazioni.