Abbiamo già assistito in televisione a delle stragi in diretta. Spesso riprese casualmente, altre volte meno. Come dimenticare, infatti, l’impressionante tempismo con cui il secondo aereo si è schiantato contro le Torri Gemelle di New York l’11 settembre 2001.
Fu l’elemento più drammatico che convinse il mondo dell’ineluttabilità di permettere agli USA di invadere l’Afghanistan e debellare (come si diceva allora) il terrorismo ma, nella realtà, spianò solo la strada a chi da tempo predicava la necessità di un intervento militare americano in quell’area strategica.
Come dimenticare, però, che proprio l’intervallo di tempo intercorso tra gli impatti del primo e del secondo aereo sembrava studiato per garantire che il ‘secondo tempo’ della tragedia avvenisse nel corso di una diretta televisiva in mondovisione, con successivo collasso strutturale degli edifici simbolo d’America.
Qualsiasi elemento volto a sottolineare l’incongruenza di quanto accadeva (mancanza di sorveglianza aerea nei cieli di New York, soprattutto, dove aerei civili fuori rotta erano liberi di schiantarsi dove gli pareva, crollo delle Torri staticamente inspiegabile) venne frettolosamente archiviata come ‘complottismo’.


Riguardo al fucile d’assalto usato per colpire i fedeli nelle moschee neozelandesi, peraltro, anche nell’Italia della ‘strategia della tensione’ abbiamo già avuto episodi di terrorismo recanti un marchio di ‘denominazione d’origine’, come l’anarchico Gianfranco Bertoli che portava tatuata sul braccio destro la ‘A’ dell’anarchia e che lanciò una bomba (tipo Ananas, di provenienza israeliana, dove Bertoli aveva vissuto in un kibbuz) tra la folla riunita davanti alla Questura di Milano per l’inaugurazione della lapide in ricordo del commissario Luigi Calabresi il 17 maggio 1973.
Ora è la volta del ‘suprematista bianco’ di Christchurch e del suo fucile automatico in primo piano, istoriato di nomi con relativo omaggio all’Italia dagli antipodi del mondo: dal Doge Sebastiano Veniero vincitore a Lepanto della flotta turca a Luca Traini sparatore di Macerata e aspirante ‘giustiziere’ per la vicenda del depezzamento della povera Pamela Mastropietro, ripreso in soggettiva dalla ‘GoPro’ che diffonde in video in diretta social e trasmesso senza censura per 28 lunghi minuti da Facebook.


Come purtroppo era nei piani di chi ha progettato la strage nelle moschee, le drammatiche immagini della mattanza – rilanciate dai vari media – hanno ovviamente calamitato l’attenzione mondiale. Le minacce, scontate, dell’ISIS e gli episodi terroristici di segno opposto come quello di Utrecht
in Olanda, ancora una volta ci obbligano ad assistere al giuoco delle parti di Pirandelliana memoria.


Dai nostalgici dello Scontro delle Civiltà e della visione di Samuel Huntington ai ‘Fallaci Boys’ imbevuti di Rabbia e Orgoglio, un brivido percorre la schiena dei suprematisti all’Amatriciana, inconsapevoli che l’obiettivo delle centrali del terrore (che applicano ormai a livello globale la loro ‘strategia della tensione’) è proprio fare leva sui loro demoni e su quelli uguali e contrari presenti nel mondo musulmano.
Mentre in Italia (non a caso evocata dalle scritte sull’arma del ‘suprematista’ di Christchurch) ci si batte per riaffermare la sovranità e contrastare per il nostro Paese la strategia mondialista, c’è chi – a livello globale – cerca il sostegno degli estremisti per mantenere alto il livello del caos, dell’instabilità e dei ricatti dettati dall’emergenza.
Speriamo che, questa volta, non abbia successo.