L’orsa Daniza, quella che in agosto, per difendere i propri cuccioli aveva cacciato a calci nel sedere un umano poco accorto, è morta. Non se ne è andata per vecchiaia, non ha combattuto una delle battaglie che le ha assegnato la natura. E’ morta a causa di una catena di stupidità che parte da un uomo (che non si è voluto fare i fatti suoi, andandola a provocare) ed arriva ad un ministro. La Provincia di Trento, incaricata di provvedere alla cattura dell’animale che aveva scacciato l’intruso, ha dimostrato tutta la sua inefficienza. Pare che l’orsa se ne sia andata a causa dell’anestetico che le era stato sparato. Uno dei tanti sistemi vigliacchi inventati dall’uomo per avvicinarsi a chi si sa difendere da solo.
All’origine un’ordinanza aveva disposto che l’orsa fosse catturata viva, ma è stata catturata morta. Nessuna ha spiegato per quale accidenti di motivo dovesse essere catturato un orso che ha fatto semplicemente il suo mestiere: difendere i cuccioli. Che cosa dovevano mai appurare questi soloni del niente? Dovevano vedere un orso addormentato per stabilire che era un orso vero?
Adesso, disgustosi come al solito, i farisei della politica e dell’amministrazione pubblica coinvolti nella vicenda si stracciano le vesti, e lo fanno invocando inchieste, richiedendo verbali, relazioni, accertamenti e scemenze burocratiche di ogni genere. Utili solo per alimentare il caminetto di Natale, ma anche estremamente comode per trovare qualcosa da dire.
Il ministro Galletti (Ma chi è? Chi l’ha mai sentito?) dice che la morte di un orso è sempre una sconfitta. Forse lui, della morte di Daniza, non avrà una colpa diretta. Ma andrebbe cacciato solamente per il fatto che non ha avuto buon gusto di tenere la bocca chiusa. Come andrebbero cacciati i superiori di chi ha operato con quella fiala di sonnifero, ovviamente in modo sbagliato, solo per il fatto che non si siano affrettati a licenziare in tronco il responsabile. Altro che inchieste e rapporti!
Quello che dovrebbe accadere dopo una vicenda del genere, già triste di per se stessa, è proprio quello che, in Italia, non accade mai. Una ribellione morale e civile.
Eppure gli italiani, anche se sono diventati un po’ troppo codardi per farlo capire bene, sono stufi di questi pezzi di carta scritti da incompetenti e cialtroni. Chi sbaglia, specie se  addetto alla pubblica amministrazione, se ne deve andare. Invece nulla succede, tutti questi funamboli della bugia e dell’inconcludenza imbratteranno tonnellate di fogli A4, metteranno timbri, numeri di protocollo e scarabocchi in calce per non concludere un accidenti di niente. Gli incompetenti di oggi, saranno in trincea anche domani.
E alla fine non rimarrà che questa storia triste, quella di un animale che per difendere i suoi cuccioli ha pagato con la vita. Ma non perché ha ingaggiato una battaglia con qualche belva feroce, non perché si è tolta il pane di bocca – fatto consueto per gli animali – per nutrirli. Ma solo perché una catena di imbecilli ha deciso di entrare nella sua vita. Senza saperlo fare. Una catena di imbecilli che, oggi, ci affligge con un diluvio di lacrime di coccodrillo. Ci scusino i coccodrilli, che, alla fine, con le loro fauci sono sicuramente migliori di questi pennivendoli da strapazzo.
Siamo in attesa di vedere cacciato a calci nel sedere dal suo posto di lavoro il responsabile di questa idiozia. Ma siamo praticamente sicuri che non vedremo mai tutto questo. Perciò è meglio finire questo articolo con un mesto sorriso, affidando l’epilogo alle parole a uno dei principi del sorriso, Charlie Chaplin.
“L’uomo è un animale addomesticato che per secoli ha comandato sugli altri animali con la frode, la violenza e la crudeltà”.