Nel giorno in cui il più diffuso quotidiano nazionale accoglie uno scritto della “Ministra dell’Istruzione”, celebre linguista, glottologa e filologa, dal titolo “Ricordiamo De Mauro per migliorare la nostra lingua”, nella stessa pagina viene presentato e commentato l’appello di 600 docenti universitari sulla decadenza e sulla mortificazione, per dire l’affossamento, della lingua così riassunto: “ i ragazzi non sanno l’italiano”.

I professori hanno sollecitato in modo accorato al governo  — con la Fedeli (?) — e al parlamento, affollato da cultori della lingua di un toscano, non certo dei nostri giorni, ma vissuto tra il 1265 ed il 1321, un intervento deciso e radicale, ripartendo dai fondamentali: “Dettato, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura corsiva”. Non va dimenticato e sottovalutato il rischio di una ulteriore, mortificante involuzione, rappresentato dalla tutela, sostenuta dai leghisti, una volta ancora posseduti da ideali antinazionali, delle cosiddette “lingue regionali”, introvabili ed inesistenti.

Uno dei docenti promotori l’appello, in una infondata forma dubitativa, riconosce che forse “la svalutazione della grammatica e dell’ortografia” “risale agli anni 70”, nel periodo successivo alla devastante esperienza sessantottina, contro cui nulla seppero e vollero fare i governi di centrosinistra, con ministri democristiani egemoni nel dicastero di viale Trastevere.

E’ un declino, che è arrivato ormai ad incidere sulle forme espressive più superficiali e si traduce in un imbarbarimento grottesco e penoso, contro cui – misura tardiva – si cerca di reagire con l’istituzione di corsi di recupero.

La crisi è troppo profonda per essere recente, è stata ignorata da tutti gli esecutivi succedutisi nei decenni, compresi quelli guidati da Berlusconi con la Brighetto Arnaboldi Moratti e con la Gelmini.

Proprio giorni or sono Angelo Panebianco, da sempre allineato tra gli studiosi democratici ed i lealisti istituzionali, riprendeva una ricerca, “che avrebbe dovuto lasciare allibita la classe dirigente (ammesso che qualcosa del genere esista ancora”. Da essa risulta, evidente ed indiscutibile, che “quasi l’ottanta per cento degli italiani è composto da “analfabeti funzionali””, tali da essere “al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura o nell’ascolto di un testo di media difficoltà”.

Panebianco non esita a sostenere che “tenuto conto dell’assordante silenzio sul disastro prodotto dal nostro sistema distruzione, tenuto anche conto dell’improvvida decisione il sospetto c’è: forse qualche analfabeta funzionale si è installato anche nei palazzi politici e amministrativi”.

Non mancano davvero gli esempi diffusi sia tra le file della maggioranza quanto in quelle della minoranza. Per la sua ampiezza e per i suoi riflessi va assunto quello della Mogherini. L’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, con assoluto disprezzo della logica, del buon senso, della storia, dei limiti culturali e della retta politica, è arrivata a sostenere – senza alcuna replica e denunzia – che “l’economia europea senza migranti sarebbe paralizzata, la nostra demografia ci porta al collasso. Sarebbe il crollo delle nostre società”.