Personalmente posso scomodare o forse, dato il livello dei personaggi interessati, importunare Quinto Orazio Flacco, usando le parole “ore rotundo”, e boccio senza appello sia Salvini sia soprattutto Berlusconi.

La penosa crisi dello sport italiano, dal calcio colonizzato al ciclismo (uno solo è il componente della nazionale professionistica, impegnata nei mondiali norvegesi, militante in una squadra italiana), dall’atletica leggera alla pallacanestro e alla pallavolo, specchio di uno sbandamento sociale dagli inimmaginabili riflessi, non è curata da nessuno e lasciata ancora nelle mani di incapaci.

Secondo una notizia di alcuni giorni or sono il debito pubblico ha messo a segno un “nuovo record”, raggiungendo i 2.300 miliardi con un aumento di 18,6 miliardi rispetto a giugno. Ora, riportando il governo e l’opinione pubblica sulla “terra”, di fronte alle proposte ingiuriose della logica dei 500 mila nuovi statali, ottenuti con altrettanti pensionamenti (e Boeri?) Padoan ha parlato di pochissime risorse disponibili dati i vincoli di bilancio

Il nodo cruciale dell’economia nazionale rimane intatto e a nessuno della maggioranza sia dell’inconcludenze minoranza, e a destra e a sinistra e nell’ esilarante nulla grillino, farsesco dopo la scelta “cinese” di Di Maio, non dico preme ma interessa presentare misure atte ad arginare e a contenere l’indebitamento, tema paralizzante di ogni plausibile riforma.

Le adunate di Pontida e di Fiuggi non hanno certo contribuito a recare chiarezza anzi con l’arrogante monopolio espresso dai due autocrati e con i discorsi fatti, quello vanaglorioso del giovane e quello, ancora più fastidioso e prepotente dell’onnipotente, opportunamente criticato da Franco Cardini, le prospettive sono divenute più confuse e grigie anche per l’incertezza sulla legge elettorale.

Il culmine è stato comunque toccato dall’egolatra toscano, asceso al potere grazie a due complotti, il primo quello delle defenestrazione di Berlusconi, in maniera definita ripercorso da Tremonti nell’ultimo volume, scritto insieme a Sgarbi, ed il secondo, quello del siluramento di Letta. Ora l’ex presidente del Consiglio ha straparlato, subito servilmente raccolto dalla stampa di regime asservita, di una trama ordita ai suoi danni sul caso “Consip”. Finalmente, dopo il ridimensionamento da parte dei magistrati, ha sistemato la vicenda il presidente dell’Anticorruzione Cantone con questo lapidario parere “pochi fatti e tantissime illazioni” e al toscano andrebbe segnalata la frase di un certo Gesù (Renzi in quale fazione politica lo inquadrerà?) nell’orto di Getsemani “qui gladio ferit gladio perit”.

Mario Bozzi Sentieri con la sua nota “Il centrodestra da “acculturare”” ha affrontato il punctum dolens determinante ma intricato di questa maggioranza, articolata su un raggruppamento monocratico, di centro , ora emanazione del PPE , su un aggregato, spesso esagerato, spesso arcaico, sempre antistatale, ed infine su un movimento nazionale e sociale, l’unico e solo di destra.

Chi scrive in molti anni ha sperimentato l’incomunicabilità e l’autoreferenzialità di diversi “intellettuali” vicini, saggiandone il loro non scarso tasso di invidia e di permalosità. Ora Bozzi fa bene a sperare e a raccomandare che “l’area vasta e composita” sia capace di incontrarsi “per pianificare” “un modello di egemonia culturale”. Le speranze sono misere e per molti incomprensibili ma vale la pena di nutrirle perché difficilmente si presenteranno altre occasioni.