Due sconfitte elettorali – meglio, due disastri – rimediate nel giro di quindici giorni sono troppo anche per Angela Merkel, protagonista indiscussa dell’ultimo ventennio della politica tedesca. Anni che hanno visto Frau Merkel guidare quattro governi consecutivi (incluso l’attuale) della Germania riunificata. Anni in cui Berlino è diventata la vera locomotiva dell’Unione Europea, almeno sotto il profilo politico-economico. Eppure questo innegabile risultato non è bastato ad Angela Merkel a far digerire ai tedeschi la decisione di aprire le porte ad oltre un milione di immigrati tra il 2015 ed il 2016. Le scelte in materia di immigrazione sono, infatti, all’origine del calo di consensi della Cdu – e della “sorella bavarese” Csu, tradizionalmente più a destra -, calo che è diventato crollo negli ultimi appuntamenti elettorali.

Dopo la batosta rimediata in Baviera, il risultato delle elezioni regionali di domenica scorsa in Assia ha assestato il colpo definitivo alla declinante leadership di Frau Merkel: il crollo della Cdu, passata dal 38,3 al 27%, è suonato come l’ennesima bocciatura da parte dell’elettorato della linea della cancelliera. Troppo anche per Angela Merkel, cui non è rimasto altro da fare che annunciare la sua decisione di non ricandidarsi alla guida della Cdu e di voler concludere la propria carriera politica nel 2021, alla naturale scadenza di questa legislatura. Ma non c’è da essere certi che il governo basato sulla Grosse Koalition tra Cdu e Spd reggerà fino ad allora.

La bocciatura elettorale del partito di Frau Merkel coinvolge – in Assia come in Baviera – anche l’altra formazione di governo: la Spd perde ben il 10,9%, attestandosi al 19,8%. Come i Grünen, partito in forte crescita che appare in grado di catalizzare il consenso in uscita dalla Spd ed attrarre elettori dal centro moderato. Una sconfitta, quella della Spd, che in molti all’interno dei socialdemocratici tedeschi imputano proprio alla – sofferta – scelta di dare vita ad un nuovo governo di coalizione con la Cdu. Governo poco produttivo e paralizzato da numerosi veti interni, in particolare dalla linea dura della componente più conservatrice della Cdu in materia di immigrazione. Insomma, secondo alcuni suoi esponenti la Spd si starebbe dissanguando lentamente e, soprattutto, inutilmente nel tentativo di mantenere al centro la rotta del governo tedesco. Di qui la decisione, annunciata dalla leader della Spd Andrea Nahles, di aprire una riflessione con la cancelliera sul proseguimento dell’esperienza della Grosse Koalition.

Intanto a beneficiare della crisi della Cdu in Assia come in Baviera è Alternative für Deutschland: il partito di destra ha triplicato i suoi voti, passando dal 4 al 13,1%. Grazie a questo risultato Afd conquista una rappresentanza parlamentare anche nell’ultimo Land in cui non poteva ancora vantare propri deputati. Ma oltre al dato strettamente numerico è il dato politico a destare entusiasmo all’interno di Afd: come ha sottolineato Alice Weidel – una dei leader del partito con Alexander Gauland – è ormai radicalmente mutata la scena politica tedesca, essendo finita l’epoca “della mancanza di alternative”. Non solo sulla scheda elettorale, ma anche – evidentemente – nella costruzione di alleanze, tanto a livello locale che nazionale. Alleanze che potrebbero portare a scenari austriaci, con i popolari alleati dei sovranisti. Possibilità impensabile solo un paio di anni fa in Germania, ma che oggi non è più possibile relegare tra gli scenari di fantapolitica. Soprattutto se il nuovo segretario della Cdu dovesse essere un esponente dell’ala più conservatrice del partito, già mobilitatasi – così come la Csu bavarese – per contrastare la politica pro immigrazione di Frau Merkel. Sarebbe quella la fine non solo di un’esperienza di governo, bensì di una visione della Germania e del suo ruolo in Europa, visione incarnata in questi ultimi vent’anni proprio dalla cancelliera Merkel.