Quello di ergersi a paladini dei diritti civili – da parte degli alleati del sistema usurocratico – è solo uno, il più subdolo forse, dei ‘cavalli di Troia’ della società moderna.
Non a caso, mentre il Governo Renzi demoliva i diritti dei lavoratori a colpi di Jobs Act e di abolizione dell’art. 18, la parlamentare PD Monica Cirinnà promuoveva la sua legge sulle ‘Unioni civili’ con il riconoscimento giuridico della coppia formata da persone dello stesso sesso.
Mentre la parte preponderante della società italiana veniva avviata verso precariato e insicurezza del futuro la potente lobby omosessuale festeggiava la conquista dell’ennesimo (inutile) privilegio elemento in grado di monopolizzare l’attenzione mediatica puntualmente divisa tra favorevoli e contrari, raggiungendo con pienezza di risultati il vero obiettivo di distrarre l’attenzione dai problemi reali del Paese.
L’immagine di Susanna Camussso, segretaria CGIL, che si fa immortalare in posa durante il ‘Gay Pride’ di Roma tra due personaggi in abbigliamento fetish rende plasticamente l’idea di quali interlocutori intenda privilegiare col sua organizzazione il cui ruolo (con relativi privilegi) è mantenuto, giusto ricordarlo, dai contributi versati principalmente dalla propria busta paga dei lavoratori.
Si tratta di una strategia subdola, semplice ma efficace che è riuscita sinora – in molti casi – ad avere successo anche a causa dell’imbarazzante complicità di opinionisti e intellettuali di vario genere, pronti a lanciarsi in invettive (come nel caso dell’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari sulla nave Diciotti) contro chi blocca la tratta di clandestini verso l’Italia, ma muti come pesci di fronte alla ‘macelleria sociale’ messa in atto dai governi ‘tecnici’ e poi a guida PD.
Che si tratti di piaggeria, cura dei propri interessi personali, o semplice incapacità di capire, in fondo poco importa. Fondamentale che questi personaggi abbiano perso la propria immagine di autorevolezza a abbiano iniziato a scivolare inesorabilmente nel limbo dell’ininfluenza, sospinti dal ridicolo e dal disgusto che suscitano tra la gente.
Come ricorda lucidamente Diego Fusaro sul suo Blog nel Fatto Quotidiano del 28 settembre, riprendendo le tesi espresse nel suo Storia e coscienza del precariato: “…l’ideologia dei diritti civili in assenza di quelli sociali rivela la sua duplice efficacia. Per un verso, distrae le masse dalla rimozione in atto dei diritti sociali. E, per un altro, in maniera convergente, le convince surrettiziamente che le sole rivendicazioni degne di essere intraprese riguardino la sfera dei diritti civili dell’io individuale concepito come atomo energetico portatore di illimitata volontà di potenza consumistica nella cornice del sistema dei bisogni concorrenziale vissuto come fato inemendabile: l’ideologia dei diritti civili in assenza dei diritti sociali accredita, favorisce e glorifica il nuovo profilo dell’oltreuomo post-borghese, post-proletario e ultra-capitalistico, l’homo globalis denazionalizzato e sciolto da ogni comunità etica, libero di muoversi concorrenzialmente nell’atomistico sistema dei bisogni senza confini, nomade consumista e desiderante senza frontiere…”
Che gli eredi dell’ex PCI si siano dimostrati dei novelli Dottor Faust (vendendo la propria anima al demonio o scambiandola per il conseguimento di obiettivi personali) è persino banale dirlo e non serve certo Ghoete a raccontarlo.
Forse tra le altre cose che hanno dimenticato, però, c’è quella che trovarsi a guidare una Nazione concede dei diritti (tra cui quello di imporre la propria visione del mondo) ma presuppone dei doveri, il primo dei quali è la fedeltà al proprio popolo.