Quando sentiamo pronunciare la parola orfano, per associazione mentale ci vengono subito alla mente Oliver Twist di Dickens, la piccola vedetta lombarda deamicisiana e i Martinitt, identificando la figura della persona privata dei genitori come un bambino , solo al mondo, che crescerà tra mille difficoltà ma che, proprio perché avvolto nella dura scorza del destino, riuscirà ad imporsi nella vita.

Oggi invece capita sempre più spesso che ci si scopra orfani a sessanta, settanta anni, e si subisca lo stesso un forte contraccolpo psicologico, sia perché abituati a convivere con almeno un genitore da sempre, sia perché indeboliti dalla non più giovane età. Molti orfani anziani cadono così in uno stato depressivo difficile anche da capire nelle sue reali motivazioni.

Tutto nasce dal fatto che in Italia si sta imponendo una nuova categoria sociale, quella della quarta età : uomini e donne ultranovantenni, in grado di sopravvivere per anni. Secondo alcune previsioni, nel 2050 un italiano ogni 38 sarà affetto dal morbo di Alzheimer e i costi per tutta la società saranno  onerosi.

Un caso emblematico è stato quello della signora Tina. All’età di sessanta anni era arrivata finalmente alla fatidica soglia della pensione, a cui aveva rimandato tanti piccoli sogni da realizzare con il marito Cesare, un infermiere poco più anziano. Qualche piccolo viaggio, una vacanza insolita, un hobby a lungo immaginato.

Ma appena si aprirono le porte di una nuova vita ancora tutta da costruire, la madre di lei perse ogni autonomia, imboccò la via di una decadenza fisica e psichica lenta ed inesorabile. I due coniugi decisero di comune accordo di prendersi in casa la donna, accudendola nel migliore dei modi. Poiché il marito era un ex infermiere i trattamenti furono eccellenti e la anziana madre  visse fino ai 94 anni. Una volta tornati da soli, Tina si accorse presto che Cesare cominciava a perdere colpi: qualche vuoto di memoria,  qualche isolato episodio di aggressività, talvolta una difficoltà ad orientarsi.

La demenza del marito galoppò spedita poi per altri dieci anni, Tina fu impeccabile nell’accudire il coniuge e forse fu per questo che anch’egli toccò i novant’anni.

Alla sua dipartita , Tina ormai aveva ottantacinque anni, era stanca, depressa ma non se ne rendeva tanto conto perché non capiva : la sua demenza fu forse più clemente, dopo cinque anni lasciò i suoi due figli senza disturbare nessuno.

Tina aveva vissuto fianco a fianco con la demenza per quasi un terzo della sua esistenza, privandosi di quelle piccole gioie che tutti pretendiamo dalla vita.

Ella però era stata incrollabile nei suoi convincimenti, mai si era posta il dubbio se fosse stato più conveniente per lei trovare alcune scorciatoie assistenziali e scaricare su altri i suoi doveri di figlia prima e di moglie poi.

Oggi molte giovani coppie per egoismo e mancanza di fiducia reciproca decidono di aver figli alla soglia dei quarant’anni, dopo lunghe convivenze , costringendosi poi, data la scarsa fertilità, ad umilianti,  angoscianti e costosi tentativi di fecondazione artificiale.

C’è anche chi si fa un vanto di queste maternità tardive contrabbandando per coraggio ciò che è solo esempio di estremo egoismo.

Molte delle famiglie di oggi inoltre, sono  senza figli o con un solo figlio, ma hanno genitori attempati.

Le nuove generazioni cresceranno o prive della figura dei nonni o con nonni  ancora viventi, ma inutilizzabili nel ruolo a loro destinato; si troveranno però un padre o una madre anziani , controfigure di una generazione che da sempre ha contribuito alla crescita di persone adulte.

Tra qualche decennio saranno sempre di più le coppie di figli unici che dovranno fronteggiare la vecchiaia avanzata di quattro consuoceri, con sempre meno tempo e finanze a disposizione.

Le case di riposo si riempiranno di ultraottantenni soli, non abbandonati semplicemente perché non c’era nessuno che li avesse lasciati. Uomini esibiranno aquile e draghi ormai scoloriti su pelli rugose, donne nasconderanno protesi al seno ancora trionfanti su carni flaccide, retaggio di un edonismo che ha loro voltato le spalle.

E così, piano piano, entreranno nelle nostre case schiere di stranieri, asiatici, sudamericani, africani, tutti brava gente, forse migliore di noi, forse nuova linfa vitale, ma estranei alla nostra cultura, alla nostra mentalità , modellatasi nei secoli.

E’ patetica la battaglia della Lega  Nord in difesa del popolo padano quando adesso è in gioco l’ identità di tutti gli italiani, prossimi alla sottomissione, non con la forza delle armi ma con la potenza di un catetere.

In mezzo a tanta disperazione ci sarà ogni tanto qualcuno che riceverà una comunicazione inaspettata : l’eredità di un lontano parente, forse conosciuto o visto anni fa, in occasione di una cresima di un qualche nipote. Una cospicua cifra di un vecchio zio, o di un biscugino di cui si ignorava l’esistenza ancora in vita, tanti bei soldini; ma ormai in età avanzata come potrà il fortunato erede trovare il modo di spenderli ?