Nell’esaminare un lavoro di Lorenzo Casini, Potere globale. Regole e decisioni oltre lo Stato, Sabino Cassese ha tentato, senza riuscirvi soprattutto senza convincere, sulla proficuità dei condizionamenti esercitati dal potere globale su quello nazionale.

La visione è limitata e circoscritta nella prospettiva economica e mercantile, tale da contrapporsi radicalmente al sovranismo, che non può essere considerato semplice sinonimo del nazionalismo, forte e radicato, e lontano dall’esaltazione sempre finalizzata degli interessi bottegai o corporativi. Il caso di Salvini è eloquente e rivelatore: il leader leghista è sovranista, preoccupato e sensibile ai problemi economici e finanziari, lontani dalle competenze del suo dicastero, ma non nazionalista, termine a lui sconosciuto e del tutto respinto. Cassese esce dall’equivoco, in cui tifa per la “globalizzazione”, capace di mettere in crisi e di minare le forze nazionali.

Nella pubblicistica di questi mesi un posto di riguardo per le questioni di fondo sollevate e le obiezioni sulla moralità devastata e sul degrado culturale e politico in cui ha perso valore il merito, mosse spetta all’indagine di Alessandro Barbano, direttore de “Il Mattino” Troppi diritti. L’Italia tradita dalla libertà . Il giornalista osserva che “partendo da una lettura scorretta della Costituzione, [troppo spesso e sicuramente ingiustamente, ritenuta intangibile ed indiscutibile] si fa largo la possibilità di ottenere una libertà sconfinata, pretendendo sempre nuovi diritti, finora non contemplati dalla legge o dalle consuetudini”. Così come va tenuto in conto il “manuale di resistenza allo sfascismo”, scritto da Claudio Cerasa contro la nascente società “in cui gli invasati trionfano, gli estremisti spopolano, gli integralisti dilagano, i fanatici crescono”. A Cerasa, direttore del quotidiano “Il Foglio”, va rivolto comunque un invito deciso ed esplicito: quello di guardare anche “in casa propria”.

E l’auspicio del recupero della sovranità perduta stride e si annulla con le allucinanti espressioni del “rossissimo” presidente della Consulta, che ritiene “utile dialogare anche con chi sta in carcere, per ribadire che secondo la Costituzione la legittima privazione della libertà personale non cancella la tutela dei diritti”.

Tanti altri cittadini, invece, sognano di ascoltare la voce delle vittime dei carcerati e le famiglie sopravvissute a violenze e a prepotenze.