Siccome di me si può dire di tutto, ma non che io abbia mai mistificato la realtà, torno una volta di più sulla necessità di riformare le rigide regole del lavoro, rivolgendomi segnatamente a quanti, in risposta alle mie analisi sulla condivisibilità delle enunciazioni contenute nel “Jobs Act”, mi hanno rinfacciato di abbandonare le tesi della destra politica italiana, che sarebbe (a detta di alcuni) storicamente arroccata su un conservatorismo normativo assistenziale.
Poiché – fortunatamente – verba volant sed scripta manent, mi sono divertito a recuperare gli atti ufficiali di ALLEANZA NAZIONALE sul tema.
Poi, ovviamente, ognuno è libero di continuare a pensarla come vuole, ma non di distribuire o revocare patenti:

Congresso di Fiuggi, gennaio 1995. “CRESCE LA NUOVA ITALIA. PENSIAMO L’ITALIA, IL DOMANI C’E’ GIA'”
la Triplice ha esaltato la difesa degli occupati, trascurando quella delle altre componenti e, in particolare, quella dei giovani in cerca di occupazione (…).. Occorre, dunque, ripensare oggi seriamente – proprio per tutelare esigenze sociali insopprimibili – a tutta la politica del lavoro e dell’occupazione.

Conferenza Programmatica di Verona 27-28 Febbraio e 1 Marzo 1998 “RIMETTI IN CAMMINO LA SPERANZA. NELL’ITALIA”
“…è facile immaginare gli effetti negativi delle 35 ore per legge in un paese che, grazie al Ministro Visco, ha trasformato il costo del lavoro in base imponibile per l’applicazione dell’Irap.
Se la sinistra ricorre all’obbligo di legge, la destra ispira la propria condotta ad un principio che ritiene sempre più indispensabile:QUELLO DI UNA PIU’ AMPIA LIBERTA’ ECONOMICA.
Crediamo infatti che i vincoli siano ormai insostenibili per il mondo del lavoro e che si avverta sempre più la necessità di una maggiore libertà. Ciò impone di discutere la funzione della contrattazione collettiva (…), la situazione attuale vede il sindacato in una sorta di posizione dominante, interlocutore obbligato di ogni politica per il lavoro, con potere di condizionare anche il Parlamento. (…) La nostra polemica è contro le strumentalizzazioni operate dalla sinistra e contro il conservatorismo di chi vuol difendere a tutti i cost i vecchi modi, non più proponibili, di concepire la protezione sociale”.

Conferenza Programmatica di Napoli 23-24-25 Febbraio 2001 “LIBERO, FORTE, GIUSTO. IL GOVERNO CHE VOGLIAMO”
Più flessibilità e più partecipazione.(…) E’ necessario favorire un rinnovamento del movimento sindacale e dell’associazionismo imprenditoriale, per permettere un’evoluzione del sistema di relazioni industriali (…). Sul piano normativo, è necessario attuare UNA RIFORMA DELLO STATUTO DEI LAVORATORI, che a trent’anni dalla sua promulgazione in piena epoca fordista appare ormai incapace di garantire un incontro virtuoso tra lavoro e distema delle imprese. Da questa revisione organica deve nascere un nuovo Statuto del lavoro, in cui venga compresa la tutela delle nuove figure professionali emergenti, abolendo ogni forma di discriminazione tra le diverse condizioni contrattuali di lavoro e ogni “EFFETTO SOGLIA” contrario alla crescita della base occupazionale delle imprese.

Convention di “Destra Protagonista”. “COME CAMBIA LA POLITICA, COME CAMBIA L’ECONOMIA” Arezzo, 24-25 Novembre 2001
(…) allo Stato, il compito di garantire il sistema in cui si esprimano – in libertà – le qualità dei siongoli, negando il ruolo sovietizzante di un governo centrale onnipresente che interviene sulla quotidianità di ogni famiglia. Lasciamo, come è giusto che sia, alla sinistra il ruolo del Grande Fratello orwelliano e diamo spazio alla naturale vocazione della Destra: offrire le garanzie per l’affermazione delle capacità individuali. Il vecchio crinale tra meritocrazia ed egualitarismo torna sempre di attualità.

2° Congresso Nazionale Bologna 4/7 aprile 2002 “VINCE LA PATRIA. NASCE L’EUROPA”
Qualsiasi sia l’epilogo della crisi attualmente in atto, è evidente che le nuove tecnologie hanno segnato con lettere di fuoco il passaggio dall’economia industriale all’economia dell’informazione, il trasbordo dalla fabbrica totalitaria e totalizzante al “capitalismo culturale” apparentemente libertario. Da una società ad un’altra (…). Lo stato deve fare poche cose, le deve fare bene, e deve “FAR FARE”.

Non ricordo voti e voci dissonanti, in queste e tante altre occasioni in cui definimmo la nostra linea, di DESTRA.

Così, per dire….