Considero l’Assemblea Nazionale di Fratelli d’Italia di Domenica 23 Settembre a Roma molto di più di una semplice convocazione di un organo di partito. Un giro di boa che vale più di un Congresso Nazionale, che forse potrebbe rappresentare la fine di un percorso.

Riassumiamo gli ultimi anni della Destra in Italia. Dopo le dolorose vicende della fusione di Alleanza Nazionale nel Popolo delle Libertà, la scissione di Fini e la nascita di Futuro e Libertà, l’epilogo del Pdl con la rifondazione di Forza Italia, la triste vicenda dell’appoggio al Governo Monti, tutta la componente di Destra si è dispersa in mille rivoli, cercando ciascuno una sua collocazione prevalentemente di stampo personalistico.

Ma il tempo provvede sempre a rigenerare le cose. Dapprima la nascita di Fratelli d’Italia, a cui aderirono una trentina di parlamentari del Pdl, un po’ troppo tardi per riuscire a ripartire con forza e poi l’anticipazione delle elezioni politiche del 2013 determinarono un risultato molto modesto: solo 9 deputati eletti e nessun senatore. Va fortemente riconosciuto che Giorgia Meloni, con tenacia e l’aiuto di Ignazio La Russa e di un piccolo gruppo dirigente, ha ricostruito, giorno per giorno, in periferia, una rete di dirigenti e militanti capaci di risultati più significativi, dapprima nei comuni e nelle regioni (tra tutti oltre il 20% alle elezioni comunali di Roma), poi finalmente l’ingresso in Parlamento alle politiche 2018 di 32 deputati e 18 senatori, con una percentuale del 4,3%, buona se si guardano le percentuali precedenti, modesta rispetto alle nostre ottimistiche aspettative.

La politica, che appare generalmente irrazionale, ha viceversa sempre una motivazione profonda, che a posteriori può essere sempre compresa e spiegata. In realtà qualche segnale premonitore c’era stato quando non raggiungemmo il quorum del 4% alle elezioni europee 2014 per un soffio (3,7%), con un deficit di un modesto 0,3% che poteva essere tranquillamente conquistato ed invece, sfuggito repentinamente di mano, con qualche adesione in più (Storace?). L’inverso di quello che era accaduto alla Lega che raggiunse il 6% dopo essere precedentemente precipitata nei sondaggi a causa degli scandali finanziari di Bossi sulla cassa del partito e la faticosa risalita sui territori.

I risultati successivi di Fratelli d’Italia alle comunali e alle regionali negli anni sono stati a macchia di leopardo, assolutamente positivi dove esistevano esponenti radicati sul territorio, assai modesti, sotto il minimo fisiologico, dove non esisteva classe dirigente. A significare che la rete politica della Destra era comunque sopravvissuta a tutti i terremoti politici nazionali, ma il voto di opinione, quello che non dipende dal territorio, era inesistente. Quindi esiste un problema Partito molto grande, che è ineludibile.

Non è questione polemica o personalistica, ma è questione centrale del futuro prossimo venturo. Un grande statista affermava che il leader deve essere sempre estremamente critico nei confronti del suo gruppo dirigente e ipercritico nei confronti di se stesso. Anche questa è questione essenziale per il successo, perché occorre sempre ottenere il massimo dei risultati possibili e ridurre al minimo gli errori. L’attuale fase, successiva alle elezioni politiche 2018, ha determinato una crescita strutturale e organizzativa del nostro gruppo dirigente, sia al centro che in periferia, ma una stasi nel consenso elettorale e nell’opinione pubblica. La Destra politica potrebbe avere risultati eccezionali poiché le sue tesi che ormai sono condivise dalla maggior parte degli Italiani (vedi oltre il 30% della Lega nei sondaggi), ma evidenzia invece un calo nelle previsioni di voto di Fratelli d’Italia, che alle elezioni europee del 2019 corre il rischio di non raggiungere il quorum. Sottolineo in presenza di sentimenti di destra diffusi, ubiquitari e maggioritari, in Italia e in Europa (aggiungo anche all’estero a cominciare dagli Stati Uniti e addirittura in alcuni Paesi africani).

Allora bisogna interrogarsi, riflettere e mettere a punto un adeguato contro-progetto. In politica si conquista consenso su due direttive: o avere il potere e dare le cose e i posti, o dare un sogno, una speranza ed una prospettiva. Il caso nostro è assolutamente il secondo. La prima cosa è creare un laboratorio di pensiero e di idee: fino ad oggi i nostri organi nazionali si sono riuniti sempre frettolosamente, con tempi estremamente contingentati, senza lo spazio necessario per confrontarsi a fondo, magari scontrarsi per arrivare a delle sintesi condivise: a volte i lavori possono finire anche a notte fonda. Fu il difetto grave di Alleanza Nazionale, dove Fini considerava gli incontri centrali una scocciatura obbligatoria, delegando il confronto ad un solo gruppo ristretto di dirigenti, i famosi “colonnelli”, condizione che gli ha permesso di gestire con successo in maniera verticistica il Partito, attraverso il canale delle correnti, ma che poi ha determinato i guasti successivi, a partire dalla perdita di collegamento con la base e la dispersione del patrimonio storico della Destra costruito in più di 60 anni (fondazione Msi dicembre 1946 – scioglimento An marzo 2009 ).

Poi occorre allargare la classe dirigente, che per essere efficace deve essere larga. Abbiamo un patrimonio di centinaia di persone che hanno avuto ruoli nella Destra e in particolare in Alleanza Nazionale, che non hanno aderito a Fratelli d’Italia e che sono portatori di un consenso elettorale di almeno l’1-2%. Non si sono sentiti accolti oppure sono comparsi e spariti fugacemente, e sono in panchina o stanno appoggiando, magari indirettamente, altri soggetti politici. Queste persone devono assolutamente essere recuperate aldilà delle simpatie o antipatie personali di ciascuno. Sono pezzi di storia della Destra e vanno motivati ad impegnarsi, il più delle volte semplicemente con riconoscimenti e gratificazioni morali. Le rottamazioni, e Renzi ce l’ha insegnato plasticamente nel Pd, portano molto male. Queste solo adesioni metterebbero in sicurezza il nostro risultato alle Europee. Addirittura proporrei una Consulta e una Organizzazione dei Senior, che possa dare un grande contributo di idee e di contatti.

Inoltre il gruppo dirigente di vertice non può essere limitato alla sola presenza televisiva o nelle manifestazioni del leader, Giorgia Meloni. Per essere presenti occorre formare almeno dieci personaggi che compaiano frequentemente nelle televisioni e che possono essere attrattivi in manifestazioni in periferia in quanto accreditati appunto dalla presenza sui mass media e nei grandi eventi pubblici. Da soli non si arriva, a meno che si faccia come Salvini che dorme in auto o sugli aerei e impegna per la politica più di sedici ore al giorno. Condizione però che egli stesso prima o poi dovrà superare poiché alla fine non ce la farà più neppure lui, pur disponendo di uno staff di collaboratori e di un fisico eccezionale.

Un impegno particolare meritano i contenuti, che devono essere ben progettati, comunicati e dettagliati. Appunto quello che abbiamo chiamato prima “il sogno”. Fratelli d’Italia in genere è presente sui temi con dichiarazioni polemiche, ben centrate, ma solo polemiche. La polemica non basta per costruire, occorrono idee di spessore, originali e ben articolate ed un chiaro progetto di governo. La connessione totale fra le persone fa il resto (vedi la capacità comunicativa pregressa dei 5 Stelle) e i giornali devono essere alla fine solo la cassa di risonanza diffusa di quello che si costruisce prima tra i dirigenti, i militanti e la gente comune. Qui occorre costituire gruppi di lavoro prestigiosi ed ascoltati che appunto abbiano autorevolezza e voce in capitolo nelle decisioni di vertice, non per fare documenti che poi rimangono sostanzialmente inutili, ma materiale di lavoro per gruppi parlamentari, coordinamenti provinciali e regionali e i nostri rappresentanti negli Enti locali. Cioè anticipare e scavalcare politicamente l’attività degli altri movimenti.

Infine l’acquisizione delle competenze. Sono mortificato che alcuni soggetti che avevano bussato alla nostra porta, cito Gianni Tonelli ex Presidente nazionale del Sap, Antonio Rinaldi, Direttore di “Scenari economici”, e tanti altri, siano stati poi acquisiti dalla Lega o siano rimasti estranei perché non presi adeguatamente in considerazione. Esiste in Fratelli d’Italia un meccanismo di scarsa considerazione degli altri, pur con i loro limiti e difetti, ed esagerata considerazione e sovrastima di una rete di persone collegate. Questo è utilissimo se si deve fare gruppo chiuso o corrente interna a un grande contenitore, catastrofico se dobbiamo essere noi un grande contenitore. E’ un problema di dimensionamento futuro. Se uno punta ad un piccolo movimento, come lo sono molti gruppi politici marginali, è utile solo fare gruppo coeso e difeso da contaminazioni esterne, se invece uno ha grandi progetti deve rischiare adesioni e soggetti eterogenei, alcuni dei quali poi dovranno essere messi all’angolo, ma molti altri dei quali potrebbero essere la linfa vitale per i risultati e per presentarsi al popolo e alle elezioni.

Se c’è autostima, si crede in se stessi e nel progetto, se ci si sente sicuri di se stessi, non si corrono pericoli. Tra questi, la necessità di rendere organici al nostro progetto gli intellettuali di area, anche se per definizione sono incontrollabili. Il tema centrale della politica non è il controllo sulla struttura ma la costruzione del consenso. Questo è il senso vero delle leadership: tutti insieme, uniti, verso lo stesso obiettivo.