Papà, papà devo darti una bellissima notizia!

Davvero?? E che notizia sarebbe?

Mi hanno ammessa al Master in International Management dell’Università YYYY a ZZZZ [importante capitale europea, ndr].

Non ci posso credere! Ammettono un candidato su 12 e hanno scelto proprio me!

Non ti devi meravigliare: eri preparata, ti sei impegnata duramente e l’ammissione te la sei guadagnata.

Si lo so, ma non ci speravo.

E’ un programma europeo super qualificato, il primo anno lo passi a ZZZZ all’università il secondo è diviso in due semestri: uno in un’altra università europea importante, l’altro in uno stage in banche o aziende internazionali.

E’ il massimo, non vedo l’ora di iniziare.

Meno male che ho lasciato perdere l’Università KKKK a Milano. Certo lì dopo 2 anni avrei avuto la laurea magistrale con valore legale italiano, mentre il Master in Italia non è riconosciuto ….

Si, ma il tuo corso è ai primi posti dei ranking europei ed è ricercatissimo sul mercato del lavoro, è quello il riconoscimento che conta. Tanto più che il bizzarro sistema della laurea 3+2 che c’è in Italia, inventato nel 1999 dal maldestro ministro di un governo cattocomunista, non ha mai funzionato, esiste solo qui ed all’estero non lo capisce nessuno. E i governi di centro-destra che sono venuti dopo hanno solo peggiorato le cose.

Papà ma tu non sei di destra? E adesso critichi i governi di destra? Non dirmi che hai cambiato idea??

No No, figuriamoci…. ma quelli non erano governi di destra; erano governi di troppo centro e pochissima destra, nei quali gli incapaci che popolavano la pseudo destra di allora non hanno saputo combinare niente. E infatti si è visto come è finita….

Ah va bene… ma lasciamo stare la politica… volevo dirti che però mi sento un po’ in colpa.

In colpa?? E Perché mai?

Si per i costi sia del Master, che sono pesanti, che per vivere due anni fuori casa con tutto quello che ne consegue, annessi e connessi…

Di questo non devi preoccuparti, è un investimento sul tuo futuro: non esiste un modo migliore per spendere i soldi.

Vedrai che i benefici per te saranno altissimi e se li saprai far fruttare renderanno per tutta la vita.

Tanto 2 anni passano presto, poi quanto torno in Italia inizierò subito a lavorare e a guadagnare.

Tornare in Italia??? Come sarebbe a dire?? Se faccio questo investimento su di te non è mica per vederti sguazzare ed impantanarti nella melma italiota dei raccomandati, degli amici degli amici, dei provincialotti ignoranti ed incompetenti, delle caste inamovibili, del degrado inarrestabile, dell’economia asfittica, dei rimasugli avariati del capitalismo di relazione….

L’Italia di oggi non è un paese per gente qualificata e ambiziosa, che si impegna e conta sulle sue forze e sulle sue capacità per ottenere i risultati che merita. Siamo sempre la patria del trasformismo, del familismo amorale e dei gattopardi che da sempre qui fanno il bello e il cattivo tempo. Come dicevano i Vicerè di Federico de Roberto “ora che l’Italia è fatta, dobbiamo fare gli affari nostri…” ed è sempre stato così: qui tutti si fanno gli affari loro fregandosene di tutto il resto, per questo ci ritroviamo in piena decadenza, in mano ad una classe dirigente di cialtroni e di incapaci.

Dai papà, tu esageri sempre, hai il dente avvelenato perché dopo tanti anni non sopporti più niente.

Alla mia età ti battevi contro il comunismo dilagante e pensavi alla rivoluzione contro il sistema.

Poi hai visto l’evaporazione degli ideali, il fallimento della destra al governo, il tradimento, la fine del mondo in cui avevi creduto e adesso ti ritrovi Renzi che comanda, Alfano al governo e Berlusconi che vuole fare di nuovo il padrone .…

Ti capisco, ma la situazione non è così tragica. Io sono giovane e mica mi spavento, anzi… sono sicura che di queste schifezze noi giovani ci libereremo presto.

Forse hai ragione tu, ma proviamo a fare un gioco. Sai bene quanta fatica si deve fare per costruirsi un curriculum competitivo ed adeguato al mondo del lavoro globalizzato di oggi. Ora supponiamo che dopo il master ti trovi con altri candidati ad un colloquio per un posto di lavoro. Mentre aspetti di essere chiamata arriva uno che, per scambiare due parole, ti descrive il suo CV.

Titolo di studio: maturità scientifica al liceo di La Spezia, più qualche inutile esame a giurisprudenza. Esperienza di lavoro: consigliere comunale a La Spezia, assessore, poi incarichi di partito nell’apparato del PCI-PDS-DS-PD. Nessuna altra qualifica seria, nessun altro titolo di studio, nessuna esperienza di vero lavoro, mai stato all’estero. Tu lo ascolti e pensi che non ha nessuna chance di trovare un lavoro minimamente qualificato. Lo chiamano al colloquio e quando esce ti dice, invece, che lo hanno assunto come Ministro della Giustizia! La poltrona di Zanardelli, Rocco e Moro ad un tizio che ha dato solo qualche esame del primo anno di giurisprudenza e che l’unica cosa che è riuscito a fare da ministro è stato zittire malamente un magistrato che diceva cose (peraltro vere) che non gli andavano a genio. Questo in un paese con milioni processi arretrati che non si riescono a smaltire e dove l’amministrazione della giustizia è un problema critico.

Be’ in effetti… ma sarà un caso, si sa com’è la politica, può capitare…qualcuno lo avrà votato

Dici? Aspetta, ecco che arriva un’altra candidata della selezione, un personaggio curioso, sembra che l’abbiamo pettinata con dei petardi. Anche lei ti illustra il suo CV: dice di essere laureata, ma poi si scopre che non è vero; per la verità non si capisce nemmeno se abbia una maturità e quale.

A parte fare la sindacalista della CGIL (che in Italia conta più di una business school) non ha combinato molto altro. Eppure anche a lei offrono un lavoro importantissimo: Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca… ti rendi conto? Seduto alla scrivania di Giovanni Gentile oggi c’è un soggetto del genere, senza laurea, senza titoli e senza qualifiche, che vuole introdurre in classe lo smartphone perchè secondo lei è una “straordinaria opportunità” educativa.

Il povero Gentile starà pensando che essere assassinato a tradimento dai partigiani del GAP di Firenze non era la cosa peggiore che potesse capitare, visto quello che hanno fatto alla sua scuola e alla sua università.

Per fortuna non studio più in Italia…

Be’, tu sei privilegiata, perché ho la possibilità di farti studiare all’estero, di farti avere un’istruzione qualificata, hai potuto imparare le lingue e scegliere le opportunità migliori. Ma prova a pensare a tutti quelli, cioè la stragrande maggioranza, che queste opportunità non le hanno e che devono fare sacrifici per fare studiare i figli in un sistema pubblico devastato da gente del genere.

E’ proprio l’avvilente pianificazione a livelli di mediocrità di cui parlava Nietzsche: alla fine si ritroveranno con titolo di studio legale ma squalificato e senza valore che gli permetterà di accedere solo a possibilità di lavoro marginali, precarie e incerte. Se va bene, perché la disoccupazione giovanile in questi anni di governi renzisti piovuti dal cielo è arrivata al 37% e nessuna delle bislacche trovate dei ragazzotti toscani per combatterla ha funzionato, anzi hanno funzionato al contrario, aumentando le disuguaglianze sociali invece di eliminarle.

Be’ quando avrò finito il master almeno questo problema non dovrei averlo…

Aspetta a dirlo.

Devi ancora incontrare il terzo personaggio del nostro immaginario colloquio di lavoro. Un tipo allegro e rubicondo che sembra appena uscito da un’osteria della Via Emilia, uno spiritosone che si esprime preferibilmente con battute e barzellette. Nemmeno lui è laureato né è particolarmente qualificato.

Il suo CV ufficiale (12 righe striminzite) ci dice che “ha conseguito il diploma di perito agrario, in gioventù [sic] ha esercitato l’attività di tecnico agricolo”.

Si è dato alla politica e anche lui, come quello di prima, è stato consigliere comunale e provinciale, assessore e ha lavorato nell’apparato del partito, PCI-PDS-DS ovviamente. E’ diventato un pezzo da 90 delle Coop, il braccio finanziario del sistema di potere post comunista, e forse è questa la parte del suo CV che è piaciuta al colloquio, perché anche lui, come gli altri due, è stato assunto: Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Solo che se gli illustrassi il percorso della tua formazione, la laurea in corso a pieni voti e con la tesi sperimentale, un anno di stage nella banca d’affari, la selezione per il master internazionale, il GMAT, lo IELTS a Londra per avere il punteggio necessario per accedere al master e tutto il resto, il perito agrario Poletti – ammesso che sappia di cosa gli stai parlando – ti guarderebbe come una marziana e si farebbe una bella risata delle sue.

Poi ti direbbe che non hai capito niente e che hai solo perso tempo, perché per trovare lavoro il curriculum qualificato non serve: secondo lui “si creano più opportunità a giocare a calcetto che a mandare in giro i curricula“. Oltretutto non gli andresti nemmeno tanto a genio, visto che per lui i ragazzi che vanno all’estero “è meglio non averli tra i piedi”. Concludendo: sei sicura di volere rimanere in un paese in mano a gente del genere, un paese arretrato e senza prospettive dove il merito e le competenze non contano niente?

Sai quanti italiani in gamba per avere successo hanno dovuto andarsene per non rimanere schiacciati da clientelismo, mediocrità, burocrazia, inefficienza, immobilismo, arretratezza?

Però dopo le elezioni le cose potrebbero cambiare, questi mica rimarranno per 50 anni come la DC.

E’ vero, in teoria, ma non è che ci sia poi molto di meglio in giro. Pensa ad esempio se vincessero i 5 Stelle. Sai chi è il loro candidato premier? Uno studente fuori corso di giurisprudenza con un CV buono al massimo per un call center o per le consegne a domicilio. Uno che fa fatica con i congiuntivi e che credeva che Pinochet il golpe lo avesse fatto in Venezuela invece che in Cile. E gli altri sui compari sono più o meno allo stesso livello. Si rischia di finire dalla padella alla brace.

 

Però papà tu mi hai sempre detto di essere nazionalista e di amare l’Italia che è la nostra Patria.

Adesso invece mi dici che devo andarmene in un altro paese, uno qualsiasi purchè lontano da qui.

Ti stai contraddicendo!

Solo in apparenza: questa non è la nostra Italia, quella alla quale pensiamo quando parliamo di Patria.

Qui oramai non siamo più una nazione, siamo di nuovo solo un’espressione geografica, come diceva Metternich: un processo graduale ma costante, probabilmente iniziato l’8 settembre 1943, ha disgregato pezzo per pezzo lo spirito nazionale. Ora siamo alla frutta: un’accozzaglia di interessi e combriccole che convivono senza logica, senza principi e senza scopo.

Ci ritroviamo in balia di una pseudo ideologia intollerante ma politicamente corretta che sta cancellando le nostre radici, la nostra identità, la nostra cultura e la nostra storia. Un concentrato di conformismo e di ignoranza che impone falsi valori e che crede che buttare giù statue, picconare obelischi o vietare per legge la vendita di bottiglie di vino con certe etichette siano conquiste del progresso. Invece è esattamente il contrario, sono manifestazioni di inciviltà e barbarie.

Ah è vero! Papà ricordati di nascondere il ritratto del nonno in divisa da Balilla. Non vorrei che per colpa di quel tipo esaltato che ho visto in televisione ti venissero ad arrestare.

Quel tizio così sgradevole si chiama Fiano, è un poveretto che ha trovato il suo quarto d’ora di visibilità. In realtà segue un piano preciso: distogliere l’attenzione dai disastri e dai fallimenti della sinistra.

Comunque non nasconderò un bel niente, anzi mi autodenuncerò e dirò alla Polizia di andare nell’aldilà ad arrestare i tuoi bisnonni, visto che il ritratto lo hanno fatto fare loro. Gli darò le coordinate del cimitero, così potranno notificare direttamente la denuncia, anche se gli servirà una seduta spiritica. Se gli va bene nella retata soprannaturale riusciranno a beccare anche il pittore.

Ma dopo il master secondo te me ne dovrei andare per sempre?

Non è detto, ma ora non possiamo saperlo. Tieni presente, però, che l’Italia al momento è praticamente in vendita, anzi in svendita. Quasi tutti i principali gruppi industriali o sono finiti in mani straniere o stanno per finirci o ci finiranno comunque.

I privati, quei pochi che rimangono, vendono, intascano e si godono i soldi. I gruppi pubblici, invece, li vogliono privatizzare, cioè svendere con la scusa del debito (che non si riduce certo così) depauperando per sempre quello che rimane del patrimonio nazionale e facendo guadagnare cifre assurde a qualche furbo profittatore ben introdotto. Non è escluso, perciò, che lavorando all’estero oggi non ti possa ritrovare un domani qui, ma dalla parte dei conquistatori e non dei conquistati. Perché come sappiamo la storia è ciclica e si ripete, e quella dell’Italia divisa e dominata dagli stranieri è una storia che va avanti da secoli.

Vedremo, papà. Tanto ho due anni tempo per pensarci, e poi fai discorsi troppo complicati.

Quando facevo lo stage in banca mi dicevano cose molto più semplici: per fortuna c’è l’Unione Europea che ci dirige e grazie all’euro la nostra economia rimane agganciata all’Europa e noi non andiamo in bancarotta.

D’altra parte se abbiamo un debito alto è solo colpa nostra, quindi è giusto che lo spread sia alto e che ci aumentino le tasse.

Secondo loro se invece di fare elezioni inutili che magari fanno vincere la gente sbagliata ci facessimo governare da persone competenti in economia nominate in accordo con i mercati, o magari direttamente da Bruxelles, tutto si risolverebbe. Dicevano che il suffragio universale oramai fa solo danni, tanto conta solo la finanza mica la politica.

D’altra parte per prendere ordini da Bruxelles e fare quello che vogliono i mercati un passacarte come Gentiloni o i tre tizi di prima sono più che sufficienti.

Ora però vado a festeggiare la notizia con le mie amiche, al futuro ci penseremo quando sarà il momento. Ciao papà!