Ringrazio Andriola e ringrazio Destra.it per aver preso e ben riadattato un mio post pubblicato su facebook proprio dopo la lettura di quell’articolo di Ferrera. Non c’è in me alcuna sindrome “azionista” di rimozione della storia, non conosco parentesi ma riconosco la Storia.

Ed è indubbio che la legislazione sociale del fascismo su molto avanzata, che traeva ispirazione dal sindacalismo nazionale dei Corridoni e dalla dottrina corporativa. Così come non c’è dubbio che lo stesso patrimonio culturale animò l’opera del sindacato tricolore dalla Cisnal fino all’Ugl dei giorni nostri.

Alla stessa stregua è vero che alcune spinte in tale direzione sono proprie anche della dottrina sociale cattolica e hanno fatto breccia in alcuni settori della Cisl e parzialmente della Uil.

Certamente non mancano differenze tra la socializzazione propugnata dalla Rsi e la partecipazione riconosciuta anche dalla Costituzione italiana, così come ce n’è tra questa (mai applicata) e la mitbestimmung di rito renano.

Ma è un bene che si torni a parlare di come conciliare capitale e lavoro, in un’epoca in cui entrambe subiscono il peso della contrazione della domanda, di una tassazione indegna di una nazione civile e di vincoli europei che ci stritolano.

È bene però che, quando se ne parla, si ricordi l’enorme lavoro che su questo hanno svolto la Destra politica italiana ed il sindacato nazionale: questo era il senso del mio commento, credo da lei condivisibile.

Non ho remore legate alla mia appartenenza al centrodestra. Perché la prima legge che agevolava fiscalmente le aziende che si fossero dotate di statuti partecipativi la fece pochi anni fa un governo di centrodestra. Perché nel centrodestra ci sono eminenti figure, di diversa estrazione, che sostengono l’idea partecipativa e ci aiutano a rafforzarla. Perché in ogni centrodestra c’è lo spazio per una destra sociale che affermi l’idea di azienda come “comunità che compete”, superando definitivamente il vecchio conflitto padrone-dipendente. Perché questa nuova destra sociale la stiamo costruendo anche con persone che di questa battaglia ne hanno fatto ragione di vita come il professor Gaetano Rasi.

Su questo terreno potremo costruire nuove convergenze con un sindacato che si trova troppo spesso, superata giustamente l’epoca dei collateralismi, a non avere più punti di riferimento politici.

Per ragionare di partecipazione (il Parlamento Europeo ha recentemente votato una risoluzione che chiede provvedimenti per stimolarla), di delocalizzazione, di gestione delle crisi aziendali e di molto altro, la prossima settimana ospiterò a Strasburgo una delegazione di quadri dell’UGL.

Se tutti dicono che la prossima legislatura europea dovrà segnare la fine dell’austerità e l’inizio della crescita, è bene fin d’ora cominciare a lavorarci.