Altro che frescone. Caro Gussoni, ho apprezzato la tua propedeutica ammissione di incompetenza sulle questioni del “pallone in bianco e nero”. Ma non si può dare del frescone a chi è riuscito a resistere alle forti pressioni targate Agnelli- Della Valle. Ripeto. Agnelli- Della Valle. Sarà pure la Repubblica delle “banane” e il calcio una questione sopravvalutata. Ma quella andata in onda in questi mesi di calura estiva è stata qualcosa di più di una semplice, se non fastidiosa, “pagliacciata nazional-popolare”. Chi scrive, il calcio lo ha sempre raccontato dopo domeniche e domeniche passate a non vederlo in Curva Nord a Milano. Ecco perché mi sento in dovere di manifestare tutta la mia soddisfazione nel vedere, una volta tanto, schiaffeggiati i “poteri forti” di questo Paese. L’elezione di Tavecchio, e tutta la fase che ne ha permesso la maturazione, è questo. Non ricordo tantissime occasioni in Italia nelle quali si sia riusciti a resistere all’interferenza dei Boiardi di Stato. Senza scadere nella facile e inutile retorica, so benissimo che Tavecchio può contare sull’appoggio di altri potentati. Ma tanto per restare in ambito calcistico, non si tratta di potentati che possono ambire a vincere lo scudetto. Insomma, a determinare il destino degli altri. Tavecchio, infatti, vince soffrendo, contro avversari del calibro di Ue, Fifa e Governo nazionale. Ha da sempre, cioè da quando si candida a presidente della Fgci, la maggioranza dei consensi. Tavecchio ha lavorato bene. È stato responsabile dell’ambito calcistico italiano dei dilettanti. Ha raccolto risultati. È l’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto. Ma. Come raccontano le cronache di questo paese con la p minuscola, non piace. Siamo, sono talmente scaduti ai livelli che la perdita di dignità non riconosce, che si dice non abbia “glamour”. Vergogna. Buona parte dei mass media, quasi tutti gli opinionisti, i presidenti delle società sportive sotto ricatto degli Agnelli e dei Della Valle, oltre al presidente del Coni, tale Malagò,  – che ho visto atteggiarsi a malandrino di un film di Coppola –  approfittano di una godereccia e ingenua battuta di Tavecchio – quella che può fare solo chi non usa l’ipocrisia come esercizio del potere – per scatenare il battage pubblicitario “No Tav”. Vergogna. In barba alle leggi che regolano i sistemi democratici nella gestione delle questioni in qualsiasi latitudine e longitudine, si stava per assistere all’ennesimo atto di arroganza di chi questo Paese lo minaccia e lo tiene sotto perenne ricatto. Non solo. Come già scritto, si scatena una campagna indecente anche oltre i confini nazionali. Tutti contro Tavecchio, manco fosse il mostro dell’Olimpico che uccide le coppiette di attaccanti appartati dietro la bandierina del calcio d’angolo. Ecco perché mi sono appassionato e ho tifato Tavecchio. Perché non mi andava di farmi prendere in giro anche quando non si tratta di salvare la repubblica delle “banane” ma lo sport nazionale per eccellenza. Ogni cosa al suo posto. Ecco perché invito tutti a festeggiarne l’elezione. Mi verrebbe da dire “ha vinto la democrazia”. Sarei falso, anche se così è stato. Dico, invece, che farà bene come ha fatto da presidente del settore dilettantistico. Ha già scelto l’allenatore – lo odio calcisticamente parlando – che si doveva scegliere, Antonio Conte. Tavecchio e Conte, sono pronto a scommettere, non permetteranno che a rappresentarci siano delle figurine. Ma calciatori innamorati del privilegio che vivono professionalmente. Ma calciatori, che tanto per dirla con Cesare Prandelli, quando indossano la maglia del proprio Paese la onorano sapendo di rappresentare una Patria. Adesso non ditemi che aveva esagerato anche lui.