Vera protagonista del caso Sea Watch non è, a ben pensarci, la giovane in preda a lucida esaltazione che ha lanciato la nave contro le banchine del porto lampedusano a rischio di uccidere le nostre guardie di finanza. Meno che meno i sedicenti profughi, carne da cannone che ritroveremo a breve a spacciare droga in un quartiere periferico delle nostre città controllato da qualche mafia centroafricana. Protagonisti sono ad esempio quei parlamentari accampatisi a bordo della nave, cui non è spiaciuto farsi complici di chi irride le leggi dello stato. Lo sono anche quegli altri politici i quali, pur tenendosi lontani dalla tolda della Sea Watch, hanno plaudito all’operazione e trovato nella rampolla dell’alta borghesia tedesca la nuova eroina da contrapporre all’orco cattivo Salvini. Lo è lo schieramento mediatico della sinistra il quale, guidato dalle due supercorazzate Corriere e Repubblica, ha dimostrato ancora una volta la sua superiorità sugli sparuti opinionisti della quasi-destra, isolati fantaccini sempre sulla difensiva, capaci solo di qualche debole strillo. Lo sono, infine, quei politici francesi, tedeschi, olandesi e perfino lussemburghesi (!) che col ditino alzato ci fanno lezioni di morale e allo stesso tempo ci minacciano di sanzioni legate al deficit, con implicito ma chiaro effetto ricattatorio (se non ti piacciono le procedure di infrazione, devi diventare una propaggine africana).

Non sono protagonisti, invece, i nostri presuli, semplicemente perché il loro immigrazionismo è ormai come una pietanza che viene a noia perché troppe volte assaporata, ed anche il gusto di schierarsi con chi viola le leggi, dopo l’impresa romana del cardinale Krajewski, ha un che di risaputo e demodé.

Chi esce dalla vicenda ingigantito è proprio Salvini. Parliamoci chiaro: con tutto il suo stile guascone che può non piacere ai palati fini, con le sue parole prima dette e poi pensate, quest’uomo è il vero baluardo. Se non ci fosse lui a tenere duro, la compagine delle ONG con le loro navi, sostenuta dalle quinte colonne in patria, vincerebbe la partita senza neppure combattere. E la ricca suffragetta nordeuropea che poteva fare una strage sulle banchine di Lampedusa sarebbe fatta santa, invece di essere agli arresti dove ora si trova. Che Dio ci conservi il Capitano con i suoi rosari.