Caro Gianluca, anzitutto ben trovato e grazie per l’attenzione che – seppur critica – mi hai voluto riservare. Purtroppo però, devo rilevare come nella tua analisi sia prevalsa la volontà di oscurare le vere motivazioni per le quali continuo ad essere convinto che quella di ieri sia stata una clamorosa batosta che il ministro degli Interni si è andato a cercare.
Come credo che tu non possa non immaginare infatti, mi trovo a condividere completamente la tua chiave di lettura sulle motivazioni storiche che hanno relegato l’Italia a vaso di coccio tra vasi di ferro nell’ambito della discussione politica e della stessa credibilità internazionale. E difatti, la tua onestà intellettuale ti ha portato in ogni caso a citare anche il mio “tweet” nel quale ho affrontato il tema, se pur nella brevità dei caratteri messi a disposizione da quel tipo di “social“.


In questo caso invece ho voluto proprio trattare di altro e più attuale argomento, e segnatamente del ruolo scientemente assunto da Salvini nell’ultimo anno. Il “capitano“ non ha mancato occasione, da quando è al governo, per ergersi a dialettico custode dei patri confini, con roboanti dichiarazioni secondo le quali avrebbe sicuramente impedito l’ingresso nelle acque territoriali delle barche delle ONG e comunque negato l’accesso sul territorio nazionale degli immigrati clandestini raccolti dai trafficanti di carne umana.
Puntualmente, in ogni occasione sino a quella di ieri, l’esito della vicenda è stato esattamente il contrario: le barche sono entrate nel territorio nazionale, ed il loro carico di immigrati è stato ogni volta fatto sbarcare sulle nostre coste.
Ieri poi, la vicenda è risultata ancor più odiosa, per la nota circostanza che la giovane trafficante tedesca ha simulato una emergenza circolando per 15 giorni al largo delle coste di Lampedusa, nel tempo che le sarebbe stato utile per portare i clandestini in qualunque altra parte del mondo; ha avuto addirittura l’insolenza di annunciare che avrebbe infranto le nostre leggi, ed il prode Salvini ha ribadito la totale indisponibilità a farla entrare.


Sappiamo com’è finita: lei se ne è fregata, è entrata nelle acque territoriali, è arrivata al porto addirittura speronando una nostra nave militare (perché così deve essere considerata una motovedetta della Guardia di Finanza), perfino con a bordo alcuni festanti parlamentari della Repubblica italiana.
A mio modo di vedere, e qui lo ribadisco, dopo tutte le rassicurazioni trasmesse via etere e Internet, Salvini avrebbe piuttosto dovuto personalmente andare non ad affondare quella barca (il Diritto marittimo è cosa terribilmente seria anche se misconosciuta ai più, soprattutto ai destrosi…) ma ad evitare in ogni modo il suo approdo. E non mi si dica che ciò non appartiene al suo ruolo, perché tutti sappiamo che lui oggi è l’unico depositario di ogni decisione del governo; è padrone assoluto della “golden share”, in grado di determinare in ogni momento (capitalizzandone il risultato) la caduta dell’esecutivo, lasciando nello sconforto il suo sgrammaticato socio, che tornerebbe a distribuire noccioline allo stadio.


Ed oggi l’umiliazione subita dall’Italia, mai giunta a tali livelli in campo internazionale (ti immagini che fine avrebbe fatto la bagnarola della crucca pulciosa se avesse avuto lo stesso atteggiamento nelle acque francesi, inglesi o tedesche?) porta tutta il suo nome e la sua firma. Perché mentre faceva il “bullo” con dichiarazioni da superuomo, non poteva non sapere che non sarebbe stato in grado di impedire quanto si è poi verificato. E la foglia di fico dietro cui copriva il suo cinismo comunicativo é definitivamente caduta, lasciando spazio alla nuda e cruda verità: solo “chiacchiere e distintivo“, al solo fine di carpire il consenso elettorale di gente incapace di analizzare gli accadimenti e bisognosa di un qualsivoglia demiurgo in gradi di vellicarne gli istinti.


Davvero troppo poco, per giustificare il fatto che dietro la costruzione di questo personaggio da sceriffo puntualmente sbeffeggiato e smentito dai fatti, lui abbia parallelamente sin qui consentito di stare al governo — occupandosi delle cose più serie come l’economia, il lavoro, le infrastrutture, la sanità — a gente che andrebbe rinchiusa nelle stive di qualche vecchia barca a spalare carbone nelle caldaie, dietro compenso giornaliero di 1 litro d’acqua, una pagnotta malferma del giorno prima e 10 calci nel culo da somministrare ogni mattina ed ogni sera.
Un caro saluto