Nelle ore frenetiche dell’approdo della nave negriera Sea Watch 3 a Lampedusa, con tanto di speronamento di una motovedetta della GdF sono fioriti i commenti più disparati.
Dalla sempiterna compagnia di giro dei #restiamoumani col Rolex e l’attico nelle ZTL alla banda di nemici dell’Italia fuori e dentro i confini nessuno si è sottratto dal commentare. Se non stupiscono gli insulti francesi sull’illegalità della chiusura dei confini e dei respingimenti (gli unici ammessi sarebbero dunque quelli che fanno loro a Ventimiglia o con le deportazioni con sconfinamento della Gendarmeria nei boschi di Bardonecchia) o la posizione tedesca (del resto capitana e armatori della nave negriera sono proprio roba loro) mi colpiscono un po’ alcuni maldestri tentativi di dare valutazioni politiche della vicenda.


Se comprendo il desiderio della Meloni di ringalluzzire un elettorato perennemente nostalgico del ‘bel tempo che fu’ ipotizzando improbabili affondamenti (cosa spettarsi, del resto, da una cresciuta col mito della ‘doppia pena di morte’ almirantiana?) mi ha stupito un po’ la posizione assunta da Massimo Corsaro sul principale social, da tempo divenuto strumento di comunicazione preferito dai politici.
Corsaro, che conosco da anni e di cui ho sempre apprezzato competenza e intelligenza, da cui mi divide comunque una diversa visione economica del mondo, questa volta secondo me ha davvero toppato – presumibilmente abbagliato dai postumi di competizioni politiche del passato – col suo intervento titolato “La sconfitta di Salvini” dedicato all’arrivo al molo di Lampedusa della Sea Watch 3. Per quanto nel resto del post che ha dedicato alla vicenda Corsaro scriva: “al netto di come la si pensi sui clandestini, nessun altro Stato avrebbe accettato il palese affronto alle proprie leggi e addirittura l’atto di forza contro una nave militare”, quella valutazione su Salvini resta intatta nella sua lapidarietà.


Eppure, caro Massimo, con quell’accusa a Salvini sembri negare l’evidenza delle resposabilità di chi ha girato la faccia quando le leggi italiane e la dignità nazionale venivano vilipese nell’inerzia di chi avrebbe invece l’obbligo di tutelarle.
Il Presidente Mattarella, che per primo sarebbe dovuto intervenire in base a quanto indicato dall’art 68 della Costituzione in quanto “garante dell’indipendenza e dell’integrità della nazione” è restato inspiegabilmente in silenzio, stati esteri (Olanda di cui la nave porta la bandiera, Germania cui appartengono comandante e armatore) lanciavano impunemente accuse contro l’Italia nell’inerzia del nostro Ministro degli Esteri, le (scarse) forze di Polizia venivano lasciate sole dalla Marina Militare (che dispone di ben altri mezzi) per volontà del Ministro della Difesa mentre la solerte Magistratura restava alla finestra in attesa di eventi nell’indifferenza del Guardasigilli. Eppure le conseguenze di aver lasciato (quasi) solo il Ministro degli Interni a impegnarsi contro la tratta dei nuovi schiavi dovrebbe far riflettere, così come la diretta percezione che la gente comune ne ricava.


Salvini, infatti, ha vinto la sua battaglia, e lo ha fatto senza dubbio alcuno. Essere stato lasciato solo a tutelare l’Italia e gli italiani è stato il vero capolavoro di chi voleva delegittimarlo o ridimensionarlo e ne ha fatto, invece, l’unica speranza della Nazione. Anche perché l’eroismo spesso risplende più luminoso nelle sconfitte che nelle vittorie come ci ha insegnato la storia di El Alamein.