La crisi istituzionale in atto in Venezuela chiarisce molte cose (a chi le vuole capire).
Prima di tutto l’imponente schieramento di nazioni che appoggiano il pronunciamento golpista del massone Guaidò, universalmente sostenuto da legioni di camerieri di Washington che ricorda molto bene la coalizione di nazioni indotte a dichiarare guerra a Italia, Germania e Giappone negli anni ’40 del secolo scorso.
Persino i più feroci detrattori di Donald Trump, che hanno temporaneamente deposto le armi, abbandonando le critiche feroci cui ci hanno abituati, per sostenere le ragioni dei golpisti e le manovre destabilizzanti ispirate, qui come altrove, dai ‘portatori di democrazia’ offrono un chiaro segnale sulla disciplinata adesione con cui non è permesso ad alcuno derogare ai desiderata mondialisti.


Una ‘grande ammucchiata’ che abbraccia ad ogni latitudine praticamente tutti i mestieranti della politica, tra comparse e protagonisti piccoli o grandi, convenzionalmente divisi tra destra e sinistra ma in realtà omologati in un’unica corrente di pensiero e nella cadaverica accettazione di quanto deciso a Washington.
A chi si appella a un’inesistente terza via tra Maduro e i golpisti filo USA occorre ricordare che questa non è neppure ipotizzabile visto il livello di scontro in atto con sanzioni economiche imposte da anni al popolo venezuelano per fiaccarne la resistenza.


Come già successo pur con esiti differenti con la Libia e con la Siria, anche per il Venezuela pare delinearsi uno cupo scenario destinato nell’immediato futuro a gettare nel caos una nazione sovrana caduta sotto le rapaci mire di chi vuole soprattutto accaparrarsi le sue enormi ricchezze ed escluderne automaticamente altri paesi dal goderne.
Mentre il ‘fronte occidentale’ si schiera compatto coi golpisti, Cina, Iran, Turchia e Russia hanno già espresso la propria solidarietà al legittimo Governo di Caracas.
Non a caso le stesse nazioni che hanno provocato il fallimento dell’ISIS in Siria si schierano ora decisamente al fianco del Venezuela dove, come nel caso di Assad, Maduro sembra poter contare sulla fedeltà delle proprie Forze Armate per la difesa della sovranità nazionale minacciata da un’offensiva mondialista qui senza precedenti.


Nella lunga storia dell’America Latina sarebbe infatti la prima volta che i militari difendono il Governo legittimo da un colpo di Stato ispirato dagli USA e portato da civili.
Nonostante gli appoggi esterni questa sarà forse solo la principale delle sorprese che si troveranno ad affrontare da Washington, possiamo scommetterlo, augurandoci inoltre che questo segni anche il loro definitivo declino in questa regione del mondo.
Magari realizzando proprio le parole che Nicolas Maduro dedica al Venezuela: “no somos el patio trasero de nadie” (cortile di casa di nessuno) seppellendo la ‘dottrina Monroe’ e secoli di ingerenza statunitense in Centro e Sud America.