Di “manifesti” politico-culturali ne abbiamo pieni gli archivi. Di “buoni argomenti” ne possiamo offrire a bizzeffe, salvo, poi, dovere fare i conti con la realtà, il sentire collettivo, le contingenze, non sempre favorevoli.  L’invito di Carlo Fidanza, pubblicato su Destra.it, a “pensarci nuovi” non può essere però essere lasciato cadere. Perché comunque, a Destra (o come vogliamo chiamarci), lo spazio c’è, le richieste da parte della gente si percepiscono, gli stessi risultati elettorali arrivano, pur con molte stanchezze ed incomprensioni. Ed allora, tra scelte di metodo e di sostanza, una minima  “traccia” occorre iniziare ad immaginarla , partendo dal “contesto”, dalla stringente attualità, per poi – come invita a fare Carlo – “ricomporsi”.  Facce nuove, d’accordo! Ma anche chiara percezione della realtà e volontà sostanziale di dare risposte adeguate alla “nuova fase”. Contenuti, ma anche – ripeto – “metodo”, per evitare le analisi a tempo scaduto. Partendo – come detto – dal territorio e  dalla selezione della classe politica.

Fissiamo – senza velleità esaustive – alcuni punti.

 

1. Quanto è accaduto (ancora!)  alle ultime elezioni amministrative non può essere letto banalmente come un passaggio di routine, né può essere – per il centrodestra – camuffato dietro la sommatoria tra voti di appartenenza e liste civiche (oggi vince chi lavora “per inclusione”, su nomi credibili).

 

2. Berlusconi-buono-per-tutte-le-occasioni non funziona più. Per niente, quando in campo entrano fattori locali e conta l’appartenenza territoriale, la conoscenza dei luoghi, dei problemi, la risposta immediata e non ideologica.

 

 3. Cambia l’approccio nei confronti della politica, delegittimata dagli scandali e dalle inefficienze di sistema (meno slogan allora, meno retorica e più adesione alle concrete domande della gente).

 

4. Di fronte alla crisi, politica, economica, sociale, culturale,  le forze politiche non possono pensare di trincerarsi dietro una persistente autoreferenzialità (fatta di apparati, di lontananza dal Paese reale, di formalismo, di bizantinismi) o una sterile ripetizione di “parole d’ordine” prive di sostanza (pensare di richiamarsi a suggestioni e modelli vecchi di vent’anni , la mitica “rivoluzione liberale”, significa non avere capito quello che è accaduto e sta accadendo nel mondo).

 

5. Occorre privilegiare il progetto rispetto alle vecchie appartenenze, ma occorre anche essere capaci di incarnare, in modo credibile, progetti ed idee (e dunque élites

nuove, sperimentate sul campo).

 

6. La partecipazione politica è la nuova frontiera dell’appartenenza, realizzata attraverso le nuove tecniche della comunicazione e della Rete.


7. Il “medium” da solo non è però sufficiente, occorre chiaramente individuare gli avversari reali e farsi portatori di un “pensiero forte”, in grado di parlare al cuore e alla mente delle persone, che rompa con le vecchie ipocrisie e si faccia carico dei nuovi problemi emersi negli ultimi anni (economia reale contro economia di carta; territorio contro mondialismo; rigore di base contro privilegi di vertice; cultura popolare contro tecnocrazia; lavoro contro speculazione; partecipazione contro individualismo; competenze contro partitocrazia; efficienza contro corruzione).

 

Di sfide “alte” ha bisogno l’Italia. Di “ragioni” fondanti. Di ampi orizzonti politici e culturali. La partita si gioca su questi crinali. Da qui, anche da qui,  può “ricomporsi” una   destra autenticamente “nuova”.