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La Stampa non è sicuramente un quotidiano d’opposizione e, tanto meno, un foglio di complottisti, un bollettino di dietrologi. Il giornale torinese da sempre mantiene una linea governativa, con una spiccata preferenza verso il centro-sinistra moderato e affarista. Sorprende quindi (ma non troppo…) la denuncia odierna sul caso Regeni. Per Francesco Grignetti (un professionista serio) l’omicidio del ricercatore italiano al Cairo — una brutta storia, con molti, troppi punti interrogativi — non è solo un orribile caso di cronaca nera ma cela un intrigo internazionale.

Per Grignetti «In ambienti del governo si fa esplicito riferimento alla posta in palio: il mega giacimento di gas scoperto dall’Eni nel Mediterraneo, in acque egiziane. Qualcuno ipotizza una manovra della Gran Bretagna per approfondire la fattura tra Italia ed Egitto in modo da defenestare l’Eni e avvicinarsi così ai ricchi giacimenti di gas. Emergono più elementi nell’alimentare il sospetto di un ruolo britannico nello sfruttare a proprio vantaggio la crisi tra Roma e il Cairo innescata dal caso Regeni».

Qui il giornalista si ferma. E allora, dobbiamo porci qualche domanda veloce. È ovvio che attraverso La Stampa “qualcuno” — i servizi? L’abile Minnitti? L’Eni? — ha voluto lanciare un avvertimento agli attori interessati: “Noi sappiamo tutto e, se non vi fermate, siamo pronti raccontare altro”. Magari qualche notiziola in più sullo strano istituto londinese (diretto e finanziato da ex professionisti dell’intelligence….) con cui la vittima, sicuramente in buona fede, collaborava, oppure qualche dettaglio imbarazzante sui rapporti tra Londra e alcuni giornalisti e politici italiani, oggi in prima linea nel chiedere sanzioni pesantissime contro l’Egitto.

Probabile. Dal dopoguerra ad oggi, come ampiamente dimostrato (vedi, per esempio, il recente Colonia Italia di Cereghino e Fasanella) i servizi di Sua Maestà britannica hanno steso un’efficente rete anglofila sui mass media e sulla politica italiani, e di certo Londra non ha mai gradito l’attivismo dell’Eni in Medio Oriente. Per di più, il presidente al-Sisi è un personaggio poco amato dalla city: troppo autonomo e pericolosamente vicino alla Russia putiniana.

Scenari complicati che ci riportano una volta di più alla secolare sfida mediterranea tra la piccola ma ambiziosa Italia e l’esangue ma ancora possente impero albionico. È la grande politica, un terreno oscuro e fascinoso in cui s’intrecciano enormi interessi economici, grandi ambizioni geopolitiche, tante menzogne e poche verità. Per avere un ruolo e non soccombere in questo gioco crudele, gli strilli, le stupidaggini, gli isterismi sono inutili.   Servono pensieri lunghi e determinazione. Due elementi sconosciuti a Renzi, Mattarella e all’inetto Gentiloni.