Credo doveroso un mio intervento, giacché stamane ho votato a favore del provvedimento, e francamente credo tutti mi riconosciate i galloni di uomo di Destra, senza dubbi né tentennamenti.
Dico subito che ho il massimo rispetto per chi sul punto la pensa in modo differente, e mi era già chiaro questa mattina che qualunque decisione avessi assunto non sarei stato in grado di rappresentare ognuna delle varie sensibilità che – ciascuna in totale legittimità – si trovano su questo tema nel nostro mondo.
Ho quindi deciso di votare secondo la mia coscienza, e di questo intendo dare spiegazione, avvertendo che la liceità di ogni dissenso ed argomentata critica NON giustifica il ricorso a parole che trovo fuori luogo (“indignazione”, “civiltà”, “adozioni gay” ecc…).
Questa mattina si trattava di riconoscere un percorso più rapido (e quindi meno oneroso sotto il profilo psicologico, sociale e perché no economico) all’istituto del divorzio che già c’è, e che non ci siamo inventati noi.
In particolare, l’accelerazione riguarda i casi in cui la volontà dei coniugi sia esplicitamente concorde nel confermare la chiusura del rapporto matrimoniale.
Io, personalmente, sono convinto che se due coniugi esauriscono i motivi che li hanno portati a condividere la scelta di una vita assieme, non può essere un vincolo burocratico a determinarne la riscoperta di emozioni e sentimenti.
Al contrario, troppo spesso accade che il trascinamento di rapporti logorati finisca per aggravare la relazione non solo tra i coniugi, ma addirittura tra questi ed i figli, tra i figli tra loro e tra i coniugi e le loro interazioni sociali.
Questo il senso della mia scelta, che può essere confutata su queste basi e non su altre categorie.
Ho infatti avuto la percezione che molte voci si siano levate non in relazione a ciò di cui si tratta, ma a difesa della “sacralità del vincolo matrimoniale”. Con la totale attenzione e considerazione di chi, diversamente da me, possiede il dono della Fede, voglio dire che questa legittima posizione attiene ad un altro campo di scelte valoriali soggettive: chi crede nel matrimonio come Sacramento, é giustamente CONTRO il divorzio tout-court, sia esso lungo, breve o di media lunghezza.
Ma la sua opposizione si manifesta nell’ambito della Confessione, delle proprie scelte personali e del rispetto delle regole dottrinali. Non può costituire determinazione di normativa civilistica.
Per rispondere ad alcune evidenti provocazioni, voglio anche precisare che questo mio ragionamento NON costituisce in alcun modo cedimento verso qualsivoglia forma di relativismo che – me ne si darà atto – combatto in ogni occasione in modo esplicito assai più di quanto avvenga nella media dei confronti politici e sociali.
Dire che votare il matrimonio breve é il primo passo per poi cedere sulle unioni di fatto, i matrimoni tra omosessuali e le adozioni gay è quanto più lontano dal vero.
Torno comunque ad esplicitare posizioni più volte espresse:
– sono CONTRO le unioni di fatto perché le coppie etero che vogliono formalizzare la loro unione hanno già a disposizione l’istituto del matrimonio; le coppie omosessuali vorrebbero questo passaggio solo come prodromico al riconoscimento del matrimonio prima, e delle adozioni poi.
Io penso, laicamente, che ciascuno debba poter vivere liberamente la propria sfera affettiva, e non sono interessato al modo in cui il prossimo esprime la propria sessualità. Non li capisco, gli omosessuali, né mai ci riuscirò, ma son fatti loro. E credo che a tutti debbano essere riconosciuti i diritti civili, quali il diritto all’assistenza da o al partner, la possibilità di trasmissione dell’eredità e quant’altro.
Ma una cosa sono i diritti civili (su cui eventuali ostacoli vanno abbattuti), altra cosa sono i diritti naturali (a partire da quello di ogni bimbo di avere un papà ed una mamma che siano un maschio ed una femmina) o i diritti sociali, quali vantaggi fiscali o contributivi o reversibilità pensionistica. Penso infatti che lo Stato, inteso in senso laico, abbia il diritto/dovere di agevolare la famiglia come necessaria ed indispensabile cellula di riferimento per il mantenimento ed il proseguimento della propria popolazione, e che solo in questo risieda il vincolo sociale di aiuto ed integrazione tra lo Stato che investe e spende danari pubblici e la famiglia che consente allo Stato di rigenerarsi e perpetuarsi.
Come si vede, i ragionamenti poggiano tanto su un’etica che può anche essere a-confessionale, quanto sulla validitá di rapporto tra lo Stato e i cittadini basato su un giusto mix di diritti e doveri.
Cosa più di destra di questo?
Davvero, non cadete in malintesi che confondono posizioni politico-culturali con adesioni spirituali a modelli di vita che attengono il soggetto/persona e non il collettivo/Istituzione.
La lotta al relativismo la facciamo, in Fratelli d’Italia, su questi ed altri temi ogni giorno. E purtroppo sempre più da soli, com’é capitato negli ultimi mesi quando nessun altra formazione che si dichiari di centrodestra ci ha aiutato a contrastare la deriva degli indulti ed amnistie, dell’abolizione del reato di immigrazione clandestina, della reintroduzione della tassa sulla casa, della liberalizzazione delle droghe, degli sconti ai gestori di giochi e scommesse, dei favori alle banche, dell’esclusione dalle liste di figure “chiacchierate” e tutto il resto che sapete bene quanto me.
Mi rendo conto di essere andato “un po’ lungo”, ma senza la presunzione di convincere alcuno, ho ritenuto necessario motivare la mia scelta, cui ritengo debba essere riconosciuta la legittimità.