Trovo molto stonato il peana intonato in Europa, specie in Italia, per la vittoria alle presidenziali francesi di Macron. Se si sommano i voti del Front National, 35%, alle astensioni, 20%, e alle schede bianche, 12%, il dissenso verso il sistema è oggettivamente maggioritario. Anche in Francia, come in Austria e in Olanda, trascurando Polonia ed Ungheria, la demonizzazione dei movimenti populisti come razzisti, antisemiti, xenofobi e fascisti, non ha sottratto i partiti storici, liberali e socialisti, al rischio annegamento. Hanno l’acqua alla gola. La prossima ondata li affogherà.
Ondata ineluttabile, perché la globalizzazione, le migrazioni di massa, la radicalizzazione dei conflitti etnici, religiosi e sociali, anziché attenuarsi, si intensificheranno, incentivati, se non indotti, dal capitalismo industriale e finanziario, che ne trae colossali profitti.
Il “dispotico governo del guadagno”, la “demonia dell’economia”, per usare efficaci metafore evoliane, alimenteranno delocalizzazione delle attività produttive e manifatturiere, precarietà e svalutazione del lavoro, nuove forme di schiavismo e disoccupazione diffusa, regressione dei livelli economici e sociali, degradazione civile e umana. L’establishment , sia europeo sia italiano, è inidoneo, per incapacità e corruzione, ad arginare l’arretramento dei ceti medi, che, prima di essere ridotti alla indigenza e all’impotenza degli emarginati, si ribellano, intanto con il voto, poi si vedrà
Secondo me, siamo appunto all’ultimo giro delle democrazie liberali e socialdemocratiche. È il tempo di nuovi sistemi di rappresentanza e di mediazioni sociali.
Può essere l’occasione della destra, se saprà affrancarsi da soggezione contingenti, del genere berlusconiano, e perduranti, da torcicollo e nostalgia.
La destra italiana deve smettere di riesumare, e impegnarsi a creare. Lo auspicava nel 1925 Margherita Sarfatti, invitando al bando “ai necrofori, agli imbalsamatori, alle prefiche che cantano il rimpianto e la gloria dei morti”, per fare posto agli “ostetrici e alle levatrici”. La destra ha vinto quando ha saputo essere pragmatica e innovatrice.
E può tornare a vincere, se alza gli occhi dai mediocri riferimenti attuali per trarre ispirazione da chi ha segnato primati e innovazioni nella cultura, dal Futurismo a Gentile e Prezzolini, Soffici, Sant’Elia, Sironi,Terragni; nella politica e nell’economia, da Minghetti, Ricasoli, Sella, Beneduce, De Stefani, Serpieri a Mussolini; nell’ordinamento giuridico e sociale, Da Rocco a Bottai, a Grossi, a Solari, a Rasi.
Cerchiamo, come fecero loro, di dare contenuti nuovi ai principi della tradizione e soluzioni efficaci ai problemi e ai bisogni del popolo. Che restano sostanzialmente gli stessi: sicurezza, lavoro, certezza dei diritti e dei doveri, possibilità di ascendere per meriti e non per privilegi e nepotismi, efficienza delle istituzioni, efficacia dei servizi,decoro e pulizia. Problemi e bisogni simmetrici ai valori della destra.