Improvvisamente nel pieno della notte vengo svegliato da quello che sembra un suono insistito di campanello: possibile ? Sono le quattro del mattino, sto per rigirarmi nel letto, quando il suono si ripete. “Hai sentito anche tu ?” chiedo a mia moglie, che conferma.

Sono in regola con le tasse, non ho litigato con nessuno, i figli grazie al cielo sono rientrati, i testimoni di Geova rompono ma non a quest’ora e l’auto è nel box : chi mai sarà ?

Vado alla porta e chiedo : “Chi è ?” con la lingua ancora impastata.

“Veniamo da parte dell’Unar !” dice una voce decisa.

“Una… che ?”

“Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali !” precisa la stessa voce.

A questo punto apro e mi trovo davanti due agenti con una divisa mai vista che mi intimano di vestirmi in fretta che debbono portarmi in una imprecisata centrale.

Incredulo e perplesso ma molto preoccupato avviso il resto della famiglia che nel frattempo si è svegliato ed in pochi minuti mi consegno ai due agenti.

Vengo fatto salire su una berlina con tanto di lampeggiante sul tetto ed a tutta velocità mi trasportano nella succitata centrale, una grigia palazzina di periferia.

Qui mi trascinano in uno stanzone poco illuminato dove mi trovo in compagnia di decine di persone , tutte apparentemente svegliate nel cuore della notte, disorientate come me, che chiedono a destra e a manca il perché di tutto ciò. Tutti hanno un aspetto perbene, nessuno sa darsi una spiegazione, tutti citano questo Unar come comune denominatore.

Finché dopo un paio d’ore entra nello stanzone quello che sembra un funzionario e ci intima di prendere posto su un pullman posteggiato lì fuori.

“E’ lo stesso pullman che traposta i migranti ai centri d’accoglienza “ precisa con arroganza .

Salgo tra gli ultimi e mentre cerco un posto in fondo, guardo i miei colleghi di sventura per capire cosa ci possa accomunare. Nelle prime file ci sono due signore di mezza età, poi un paio di robusti e baffuti uomini dall’aria contadina, due ragazzi dalla testa rasata ed una felpa scura, e ancora altri personaggi dall’aspetto anonimo.

Un agente, anch’egli con la divisa mai vista, sfila nel corridoio per controllare che tutti abbiamo preso posto e poi si parte, destinazione un eremo nell’appennino tosco-emiliano ; e questa finalmente è una notizia.

Durante il tragitto nessuno parla, un po’ per il sonno, un po’ perché ognuno ritiene sia prudente stare zitto.

Finalmente arriviamo in quest’eremo, effettivamente isolato in una foresta, un luogo di pace e silenzio.

Scendiamo dal pullman , scortati ai lati da una decina di agenti, ed entriamo in quella che sembra la sacrestia. Ci mettono in fila, sono uno dei primi. In fondo, ai lati di una porticina, c’è una scrivania con un donnone seduto, al suo confronto Serena Williams è una ballerina di tango, assomiglia a Trudy, l’eterna fidanzata di Gambadilegno.

Mi chiama , mi chiede conferma delle mie generalità.

“Perché sono qui ?” chiedo con la voce più educata possibile.

“Qui le domande le faccio io. Secondo la documentazione qui allegata, in una seduta di condominio del novembre scorso avrebbe chiesto l’istituzione di un presepe nell’atrio del suo caseggiato. All’obiezione di un inquilino che riteneva l’iniziativa irriguardosa verso eventuali condòmini di altra fede religiosa avrebbe replicato con un oltraggioso “chissenefrega”. E’ tutto nel verbale assembleare. ”

“Se è per quello anche i preti vanno a fare le benedizioni in casa nel periodo natalizio.” Replicai.

“Ormai è pratica in disuso e quando avviene la sensibilità del clero fa sì che ciò avvenga con circospezione e solo dopo ripetuti accertamenti che la visita sia ben gradita.” Mi zittì Trudy.

“Abbiamo disposto, dopo la denuncia del condomino, intercettazioni sulla sua domiciliazione telefonica dalle quali si evidenzia un linguaggio insistentemente omofobo nelle conversazioni con suoi sodali ; in una circostanza avrebbe minacciato di morte un suo conoscente…”

“Ma quando mai…”

“Ha sì o no detto “ma va’ a morì ammazzato! “ ad un amico ?” incalzò Trudy.

“ma è un modo di dire…”

“Ecco lei è qui per questo, per una rieducazione contro il linguaggio discriminatorio che adopera nelle relazioni interpersonali ! Si accomodi , le verrà assegnata una cella per il riposo notturno. ”

Così mi trovo in una cella di un eremo, un lettino , uno sgabello per comodino con appoggiata una tuta arancione che fa tanto Guantanamo. Sulle pareti nulla, solo la traccia più bianca di una croce, segno di un crocifisso rimosso da poco.

La mattina dopo ci troviamo tutti nell’ampia sala della sagrestia, dove sono state disposte un centinaio di sedie. Davanti alla solita scrivania ora c’è un omino stempiato, la barba incolta a chiazze, è un incrocio tra un prete mancato ed uno spretato, ha una voce chioccia, decido di soprannominarlo Scrotovuoto.

“Orbene, il 19 e l’84 prendano posto.”

Io, che sono il 19 ed ero in piedi ed un tale Giorgio, che è l’84, obbediamo e ci sediamo.

“Siete stati qui convocati per un piano di purificazione e rieducazione per conto dell’Unar, su disposizioni governative. Rimarrete a nostra disposizione fino al conseguimento dell’obbiettivo. Oggi inizieremo con una lezione sul lessico appropriato e l’uso della corretta terminologia nel linguaggio corrente.

Prima di iniziare vi propongo un video di saluto del nostro illuminato premier Renzi e della Presidenta della Camera Boldrini, fonte di immane saggezza.”

“Ma và in mona!” Arriva un urlo da dietro” ho le mucche da mungere io, altro che sentire ‘ste monate!”

E’ evidentemente un contadino veneto, immediatamente prelevato dalle guardie dalla divisa mai vista.

Le sue mucche aspetteranno e aspetteranno ancora.

Dopo esserci sorbiti i video di saluto, inizia la lezione.

Così Scrotovuoto ci spiega che bisogna dire non comunitario invece di extracomunitario, migrante e non clandestino, venditore ambulante e non vuccumprà e via dicendo.

“Per i rom in caso di trasgressioni disdicevoli , tipo una sparatoria sulla spiaggia , va usato il termine “sinti” meno identificativo, altrimenti “camminante”.

Poi un altro filmato sui due pinguini papà, sulla bambina con due mamme e via retoricando.

Finalmente arriva l’ora di pranzo, entriamo nel refettorio , che si riempie del colore arancione.

Lo chef, un gioviale gigante molto abbronzato, non so come definirlo visto che l’escamotage “afro-americano” qui non funziona non essendo il cuoco di provenienza statunitense, ci ha preparato manicaretti vegani per solleticarci il palato.

Sul muro del refettorio , sopra delle frasi tratte dal Vangelo e malamente cancellate, campeggia la scritta “Tutto qui è vegano, tratto da aziende biologiche a km zero, ecocompatibili”.

Una signora veronese si accende di felicità e commenta con la sua vicina commensale : “ Mia figlia che è una ribelle, figurati che vota Tosi, mangia solo vegano, poi si controlla sempre la ferritina, ora lo assaggio anch’io !”.

I primi segni di cedimento vengono forse anche da un ragazzo di casapound che mangia con avidità tutto il cibo nel piatto. Ma arriva un altro segnale di ribellione, un robusto signore toscano esclama , battendo il pugno sul tavolo : “Maremma cinghiala ! Voglio la harne!”. Arrivano le guardie e il contadino veneto non sarà più solo.

Il programma di purificazione e rieducazione continuerà per giorni, un pomeriggio ci faranno vedere tutta la filmografia no-stop di Veltroni, senza nemmeno che ci sia un carismatico Fantozzi che si ribelli. Una sera ascolteremo tutto il repertorio di Elton John, che è un bel sentire, se non fosse che dopo tre ore rimpiangi perfino Orietta Berti.

Finalmente vengo giudicato riabilitato e purificato, Trudy mi consegna un certificato ad hoc e con altri riprendo il pullman verso casa.

Giunto in città , evito di prendere i mezzi, voglio farmi una camminata nel parco, prima di andare a casa, dove mi aspettano con trepidazione.

Durante il tragitto due ragazzi in moto con casco integrale effettuano improvvisamente un prelievo al volo di una borsetta da una vecchietta che con cupidigia cerca invano di resistere ; mentre si dileguano si sente un “crac” , un femore che si spezza, un ragazzo con una t-shirt con su scritto ” Ucraina” prima cerca di inseguirli poi soccorre l’avida ottuagenaria.

Io proseguo per la mia strada : ad un semaforo alcuni rom cercano di provvedere solleciti alla pulizia di un parabrezza, ma il guidatore si sbraccia e suona il clacson, insensibile alla solerzia dei camminanti.

Intanto ad un altro semaforo un giovane giocoliere italiano viene allontanato dalla sua postazione, perché un premuroso rom gli spiega che tale punto strategico è più conforme alla questua di un migrante affamato.

Entro nel parco, su una panchina una ragazza ed un ragazzo innamorati si scambiano un bacio appassionato : “che spettacolo ripugnante!” commento dentro di me.

In un luogo più defilato mi appare all’improvviso un uomo che mi apre l’impermeabile davanti. Che scena “vintage” ! Ma esistono ancora gli impermeabili ?

Mentre sto per uscire dal parco calpesto inavvertitamente il bisognino di un alano ; sto per protestare ma noto che il padrone è proporzionato al suo cane e desisto, e poi porta bene, mi dico.

Strusciando la scarpa nei pochi fili d’erba penso a quanto mi sento in pace, in pace, che sensazione bellissima !