Buone notizie dalla Sicilia. Grazie ad un Fondo speciale dell’assessorato ai Beni Culturali, tornano a vivere tre borghi rurali edificati circa 80 anni fa: un piccolo frammento dell’irrealizzato progetto di riforma agraria lanciato da Benito Mussolini il 20 luglio 1939 al fine scardinare il latifondismo (e il parellelo substrato mafioso) e creare un’inedita borghesia rurale e un nuovo sistema fondiario. Un piano decennale che prevedeva la valorizzazione di 500mila ettari con la costruzione di oltre 20.000 case e un centinaio di centri rurali; a causa del conflitto, “l’assalto al latifondo” rallentò ma si continuò a costruire e otto borghi (tutti intitolati a caduti della “causa”) con 2507 case coloniche furono consegnate ai contadini. Lo stop definitivo arrivò solo nel luglio del 1943 all’indomani della caduta del regime e l’invasione anglo-americana.

Nel dopoguerra, con la crisi dell’agricoltura e la massiccia immigrazione che devastò le zone interne dell’isola, i borghi si svuotarono, case e terre rimasero abbandonate e persino il ricordo sembrò sul punto di svanire. Per fortuna qualche anno fa Antonio Pennacchi, il pirotecnico autore di “Canale Mussolini”, raccontò la vicenda siciliana in un capitolo di “Fascio e Martello”, il suo libro dedicato alle “città di fondazione”, e in un documentario. Finalmente, tra mille distinguo, il dibattito su questa pagina misconosciuta della nostra storia si riaprì.

Ora, dopo il lungo silenzio, Borgo Bonsignore (nell’Agrigentino), Borgo Lupo (nel Catanese) e Borgo Borzellino (in provincia di Palermo) possono tornare ad animarsi, a svilupparsi. A crescere. Non si tratta di una stramba operazione nostalgia ma, come spiega il governatore Nello Musumeci, ma «della restituzione a territori poveri di tre strutture da destinare ad attività compatibili col contesto, come centri per la sperimentazione e la divulgazione delle antiche lavorazioni e tradizioni contadine, associate a servizi di fruizione turistico-culturale. Il tutto con la massima attenzione alla sostenibilità e all’ambiente».

Tutto bene? Quasi. Dopo un allarmato articolo di Accursio Sabella su “Il Fatto”, il PD locale è sceso in campo: «Musumeci finanzia i borghi fascisti!», ha accusato il capogruppo regionale dem Giuseppe Lupo annunciando un’interrogazione. «Il governatore deve spiegare quali criteri, che non siano di fede politica, lo hanno spinto a selezionare proprio queste tre località», ha tuonato ancora Lupo. A stretto giro è arrivata la risposta dell’assessore alle Infrastrutture Marco Falcone: «Il capogruppo dem commette un doppio errore: da un lato critica degli investimenti che danno tutela al territorio e recuperano il valore di un’architettura fra le più importanti della storia d’Italia. Per altro verso, se proprio Lupo avesse voluto dare un taglio ideologico, avrebbe dovuto applaudire il governo Musumeci quando, dopo anni di attesa, ha sbloccato l’esproprio dell’edificio dove la mafia uccise Peppino Impastato». Mentre iniziano i lavori nei borghi “neri” a Palazzo dei Normanni l’ennesima querelle continua.