La presenza di Silvio Berlusconi, insieme a Giorgia Meloni, alla manifestazione bolognese, indetta dalla Lega Nord di Matteo Salvini, può essere vista come il primo segnale di una  ritrovata unità all’interno del centrodestra italiano ? E’ sufficiente l’abbraccio corale intorno ai leader per superare possibili incomprensioni e distinzioni ? Può bastare una “piazza” per costruire un progetto politico?

Le facili emozioni non favoriscono le “visioni lunghe”. Possono scaldare gli animi, ma niente di più. Soprattutto quando – come per i vari raggruppamenti che compongono il centrodestra – a pesare sono ancora gli errori commessi nel passato, le aspettative frustrate, le polemiche tra i gruppi dirigenti e quelle interne ad essi. Insomma una grande nebbia, che la piazza bolognese non sembra avere diradato.

Non è infatti sufficiente un generico richiamo al fronte antirenziano per rappresentare una chiara alternativa all’attuale governo e alla maggioranza che lo sostiene. Ci vogliono i programmi condivisi. Ma non solo …. Ci vogliono classi dirigenti all’altezza della sfida. Ci vuole comunicazione e condivisione. Ci vogliono soprattutto idee-forza in grado di innervare l’azione politico-programmatica ed insieme di creare aspettative reali tra l’opinione pubblica.

Oggi – lo sappiamo – non è di moda parlare di scelte ideologiche e di modelli organizzativi. E tuttavia da lì, anche da lì, bisogna ancora partire, proprio per evitare gli errori del passato e le facili improvvisazioni, che hanno segnato le ormai ventennali esperienze del centrodestra ed hanno spesso offerto un’idea di politica fondata sulla rappresentazione di   interessi parziali (di ceto, di lobby, di territorio).

Max Weber, con grande efficacia, quasi cento anni fa, parlava di “partiti di patronato” in alternativa a quelli a base ideologica, fondati su una “intuizione del mondo”.

Senza volere rincorrere vecchi schematismi, intorno a quale nocciolo duro (a quale “intuizione del mondo”) il centrodestra vuole aggregare le sue sparse energie ? Intorno a quale idea-forte ? Per difendere quali interessi ? Per creare quali aspettative ?

Il dichiararsi – lo abbiamo sentito nel discorso di Salvini – oltre le vecchie distinzioni di destra e di sinistra, non può significare farsi avvolgere in una melassa insignificante.

Come abbiamo detto ci vogliono le “visioni lunghe”. Tra queste il “sovranismo” può essere una buona base di partenza. A patto di declinarlo compiutamente.

L’idea “sovranista” non va vista infatti solamente in rapporto all’Euro. Essa riguarda la tutela delle tipicità produttive nazionali, la difesa dei confini contro qualsiasi invasione (culturale e non solo), una sana e celere idea di giustizia, una scuola libera e plurale, l’affermazione di un destino geopolitico per l’Italia. Più in generale essa è strettamente connessa al tema partecipativo (grande assente nel lessico dell’attuale centrodestra) , cioè all’individuazione di tutti quegli strumenti atti a favorire la reale partecipazione popolare alla gestione della cosa pubblica e del sistema produttivo (a partire dalle aziende per arrivare allo Stato).

Intorno a questi temi cruciali (sinteticamente riassunti nell’idea-forza “Sovranità e Partecipazione”) si può costruire un’alternativa reale al renzismo ed una nuova stagione di orgoglio politico nazionale.

Ci sono praterie vastissime, costituite dall’area dell’astensionismo, su cui muoversi, per recuperare consensi e fare emergere una rinnovata volontà di cambiamento. A patto però di essere consapevoli della partita in gioco e dei reali interessi sul tappeto. Tutto il resto (tasse, pensioni, semplificazioni burocratiche, lotta alla corruzione, sicurezza)   viene di conseguenza.