Dalla Turingia, il colpo decisivo alla Cdu. Angela Merkel ha scoperto di non avere più eredi. Il pasticcio combinato dall’eletto Thomas Kemmerich, liberale, con i voti determinanti dell’Afd di estrema destra ha provocato un terremoto al quale il partito di maggioranza relativa non è riuscito a reggere, tanto che il neo-presidente per poche ore è stato costretto alle dimissioni. Ma non è bastato per ristabilire la normalità che non può esserci se si rifiutano i voti di un partito a destra o di un altro a sinistra.

La bomba è scoppiata due giorni dopo a Berlino. La leader del partito, designata ad assumere il cancellierato dopo l’uscita di scena della sua madrina politica, Annegret Kramp-Karrenbauer,  si è dimessa per protesta contro l’appeasement del Cdu con l’Afd.  “Non vedo una base stabile per il governatore appena eletto: pertanto ritengo che si debba parlare del fatto che nuove elezioni siano il modo più pulito per uscire da questa situazione”, aveva detto AKK – come viene chiamata – da Strasburgo. Per la  presidente dei cristiano-democratici “non è un buon giorno, né per la Turingia, né per il sistema politico tedesco”, anche perché il gruppo Cdu del Landtag “ha agito espressamente contro le raccomandazioni e le richieste del partito nazionale”. Poteva bastare? No, che non poteva bastare. La Kramp-Karrenbauer, immaginando che operazioni del genere possano ripetersi in diversi lander e condizionare le prossime elezioni politiche, ha deciso, sorprendendo tutti e lasciando sgomenta la Merkel che l’ha sempre considerata la sua pupilla, di rinunciare ad assumere la carica di Cancelliera. Guiderà ancora il partito fino all’estate, ma poi non sarà – da quanto ha fatto capire – disponibile ad assumersi la responsabilità di tenere le redini di un partito che sbanda vistosamente. E continuerà a sbandare fino a quando non si scioglierà il nodo della Grosse Koalition che governa il Paese.

Il sistema vacilla paurosamente. Non è possibile che gli sconfitti e i vincitori, portatori di due politiche economiche assai dissimili, stiano insieme al governo del Paese e non si possano stringere nello stesso tempo alleanze con altre forze politiche nei Länder o nei municipi. E se in Turingia si tornasse a votare e l’Adf ottenesse un risultato più rotondo quali sarebbero le conseguenze?

Questa storia della conventio ad excludendum sta lacerando la Germania. Ed umilia i milioni di tedeschi che votano a destra ai quali si stanno imputando tutte le nefandezze di questo mondo. Fino a ieri votavano per la Cdu, per la Csu, per i liberali e qualcuno anche per l’Spd. Se la situazione sociale ed economica in Germania fa acqua, gli elettori corrono ai ripari. Applicare il “metodo Le Pen” ovunque è quanto di più antidemocratico ci possa essere e non si capisce che il rifiuto di accettare i voti nei consessi elettorali dell’Afd non fa che rafforzare il partito di destra. L’esempio austriaco è emblematico al riguardo. Per anni venne demonizzato Jorge Haider, leader del partito di destra Fpo, fino a quando non morì in un incidente stradale, ma i suoi voti anche senza di lui sono cresciuti talmente tanto che il suo successore è andato al governo per poi dimettersi a causa di eventi extra-politici, ma quei liberali esclusi dalla democrazia austriaca sono aumentati e determinano la politica del Paese.

Adesso la Merkel è sola. Un po’ come il suo collega Macron. Non ha a chi appoggiarsi. Il suo lungo regno rischia di dissolversi se solo i socialdemocratici trovassero un leader all’altezza. Ci avevano provato, ma il candidato al cancellierato Martin Schulz, già presidente del Parlamento europeo, politico mediocre e poco amato nel suo stesso partito, si è rivelato inadeguato e soprattutto privo di voti per contendere alla Merkel la leadership.

Non si vedono in giro leader in grado di tentare l’assalto alla Cancelleria. C’è la giovane leader del Grünen, Annalena Baerbock che alle ultime elezioni ha avuto un grande ed inatteso successo che potrebbe essere un’alternativa, ma i Verdi tedeschi non hanno la forza per imporre una loro candidata neppure in una coalizione rosso-verde dove vengono visti non proprio bene dal momento che l’asse ideologico ecologista si è spostato.

La politica tedesca è un cantiere in costruzione. Ci vorrà del tempo prima che i partiti si ricostruiscano. Il lungo regno della Merkel ha bloccato la vita politica in Germania. E a pagarne le conseguenze maggiori sono proprio la Cdu e la Csu, strettamente apparentati. Dopo l’annuncio AKK ne farà a breve un altro: lascerà la guida del partito, come ha fatto intendere. E due fronti non potranno essere retti da chi ha consigliato la Merkel di eleggere a sua pupilla una giovane donna che probabilmente ha molte qualità, ma non certo quelle di saper manovrare un partito nel quale serpeggia il malcontento e si fa strada l’anarchia.

Diciotto anni di regno hanno portato a questo. E facciamo finta di dimenticare che i tradimenti si pagano. Oggi la Merkel si sente tradita da AKK, ma ieri non fu lei a dare il colpo di grazia ad un già impotente Helmut Kohl che l’aveva inventata? Corsi e ricorsi storici. Che almeno dovrebbero dimostrare che il leaderismo, il personalismo politico finiscono per estinguere le forze politiche governate per anni con piglio sicuro. La democrazia tedesca vacilla. Altrove, come in Italia, è al capolinea. In Francia è inguardabile. Ovunque – per non citare la Gran Bretagna dove si stanno facendo conti che difficilmente torneranno –  sommovimenti anti globalisti e ibridazioni di difficile comprensione gettano nello sconforto gli elettori. L’Europa si guarda allo specchio e non si riconosce.