Da tempo uno dei mantra più consolidati da parte di neofascisti giovani o anziani è quello dedicato all’auspicio di una (improbabile) ‘riunione d’area’. Una sorta di inane ricerca, che richiama quella del moto perpetuo che per secoli ha agitato i sogni di molti a partire dallo stesso Leonardo da Vinci.
Eppure, come tutti sanno, il primo e il secondo principio della termodinamica spiegano che è impossibile realizzare un meccanismo che si autoalimenti producendo energia (e movimento).
Nonostante questo sono stati brevettate nel tempo idee di ogni genere. D’altronde il requisito per registrare un brevetto è solo presentare un progetto originale ma non provarne il funzionamento.


Accade così anche in politica, dove intemerati sognatori ipotizzano riunificazioni (senza neppure cercare di dimostrare che funzionino) tra le varie anime che si contendono i favori di un bacino elettorale sempre più ristretto e ormai in via d’estinzione.
Per contrastare la scomparsa di un mondo umano, migrato evidentemente verso altri lidi, non sarebbe certo sufficiente appianare contrasti e rivalità tra le varie sigle per riaccendere entusiasmi, forse bisognerebbe prestare attenzione alla prima legge della logica: un’unione di debolezze non crea mai una forza. Troppo tempo è passato da quando è stato abbattuto il – metaforico – muro di cinta eretto per resistere (anche fisicamente) agli assalti del ‘fronte rosso’, che aveva contemporaneamente, però, la fondamentale funzione di impedire movimenti centripeti al di fuori dell’ufficialità di quel MSI che, a torto o ragione, raccoglieva un quasi unanime consenso in ambito neofascista.


Il ‘rompete le righe’ del dopo Fiuggi, con la prima vera scissione da parte della Fiamma Tricolore di Rauti (volendo considerare quella precedente di Democrazia Nazionale solo di vertice ma con influenze davvero minime sulla base) fu il primo vero segnale.
Per rendersi gradito al palato degli elettori moderati il MSI cambiava modo di porsi, iniziando la lenta e progressiva eutanasia di quel mondo che costituiva il suo nocciolo duro, pronto ad affrontare qualsiasi sfida per motivi ideali, costituito da gente fieramente col ‘cuore troppo tenero e la testa troppo dura’ come cantava Gaber nel suo ‘Ritratto dello zio’ .
Con il consueto atteggiamento velleitario AN (proprio perché aveva tra i suoi maggiorenti un gran numero di seguaci di Rauti) invece di cercare un rapporto di partneriato col nuovo soggetto politico ha puntato sulla sua cannibalizzazione.
La successiva deriva come carrierificio e l’annessione berlusconiana nel PDL hanno fatto il resto.

Dopo un quarto di secolo il cammino inverso è impossibile, piaccia o non piaccia agli improvvisati alchimisti della politica che credono a portata di mano – attraverso l’impossibile reunion – la pietra filosofale che dovrebbe rivitalizzare un mondo ormai perduto nelle sue varie individualità.
Impietoso ma propedeutico ricordare che a Milano – per esempio – il 26 maggio le due formazioni d’area che qualcuno vorrebbe riunire hanno complessivamente raccolto la misera cifra di 1658 voti, mentre solo l’anno scorso una di esse era stata scelta da 4653 elettori…
Non esiste forza terrena in grado di riportare in vita ciò che non è più, e la vicenda del dottore Victor Frankestein dovrebbe essere di insegnamento per tutti, a meno che non si voglia creare un mostro.