Mentre la pandemia avanzava, abbiamo assistito a un crescendo rossiniano di puerilismo collettivo. La gente moriva e c’era chi attaccava alla finestra fogli sui quali era scritto: “Andrà tutto bene”; ripetuto in modo scaramantico come una sorta di “rosario laico” per scacciare la iella. La gente continuava a morire, e in un processo di regressione infantile si assisteva a grottesche forme di “patriottismo naif” con sguaiati inni di Mameli cantati dai balconi, totalmente inopportuni, considerando i recenti lutti della Patria provocati dal Covid-19.

E intanto, mentre ripetevate, “andrà tutto bene”, tutto andava malissimo: continuavano i decessi e chiudevano tutte le attività economiche e produttive.  Se davvero conserviamo un residuo sentimento patriottico, sarebbe più opportuno che esso si esprimesse in forma più matura e concreta. Perché, sebbene sotto falso nome, il governo italiano si è impegnato a usare il MES, nonostante il Premier Conte avesse a più riprese rassicurato il contrario. Adesso ci stiamo approcciando alla cosiddetta “fase 2”, ovvero, la riapertura graduale degli spazi pubblici nazionali, ma personalmente sarei al quanto cauto. In primo luogo, i danni economici nazionali e globali del blocco delle attività economico-produttive sono già esorbitanti. Secondariamente, non ci sono al momento certezze che per il nostro Paese l’emergenza virale sia alle spalle.

Del Coronavirus non abbiamo ancora capito nulla: come e perché è nato, come si diffonde, come si cura. Non è certo che con la graduale riapertura delle città non vi sia anche una recrudescenza dell’epidemia. Se così fosse, la nazione tornerebbe nuovamente in quarantena collettiva, aggravando ulteriormente la sua crisi economica. Quanto credete che si possa sopportare? È a quel punto che scatterebbe il “MES”, ovvero, una Trojka che esautorerebbe governo e Parlamento nazionale e rischierebbe di annientare quel poco di sovranità nazionale che ci è rimasta. Qui dovremmo manifestare il nostro patriottismo.

Ai decessi e alla crisi economica, si aggiunge un altro fattore, forse anche più grave: la perdita della libertà. È comprensibile che per ragioni di sicurezza si “sospendano le libertà”, purché ciò sia solo una fase temporanea e a precise condizioni. Senza quasi che ce ne accorgessimo, siamo improvvisamente piombati in una situazione che ha del kafkiano: non ci si è limitati a impedire la circolazione delle persone, ma si è fatto uso di tracciamento dei cellulari e di droni per monitorare e spiare i cittadini. Si è impedito ai familiari di celebrare i funerali dei loro cari; si sono annullate le celebrazioni della Pasqua; si sono interrotte le messe facendo sgombrare i fedeli e multare i sacerdoti nonostante fossero rispettate all’interno delle chiese le norme di sicurezza e il “distanziamento sociale”.

Chi scrive, pur essendo fermamente credente, non è praticante, ma sento il dovere di difendere il sacrosanto diritto irrinunciabile dei fedeli praticanti di partecipare alle funzioni religiose. Se si è di destra, non si può rinunciare ad avere “una visione spirituale della vita”. Se è saggio che “primum vivere deinde philosophari”, è altrettanto vero che ciò non può sconfinare nel cinismo pratico. La libertà di culto è uno dei principali diritti civili che uno Stato laico dovrebbe garantire. Anche perché, ad aggravare la situazione si aggiunge che per il 25 Aprile, si è concesso ben altro trattamento ai manifestanti che sono scesi in piazza per la commemorazione della Liberazione. L’antifascismo può violare la quarantena, la Fede deve invece restare agli arresti domiciliari. Indecente!

Se la visione “spirituale” dell’esistenza “precede” e “trascende” la fede religiosa al punto che può appartenere anche a un ateo o a un agnostico, è pur vero che devono essere difesi i diritti religiosi, a cominciare dal culto nel quale l’Italia, l’Europa e l’Occidente affondano le sue radici storiche, etiche e spirituali. Anche perché la Chiesa è già in profonda crisi da ormai tempo immemore, e non ci sembra che altri valori abbiano saputo o potuto riempire quel vuoto. La deriva che la Chiesa cattolica sembra aver intrapreso a cominciare dal Concilio Vaticano II, pare esser giunta al suo apice con le posizioni di Papa Francesco. L’ecumenismo, da “dialogo interreligioso”, è degenerato in “fusione dei culti”, per dare vita a una specie di “culto nuovo”, un miscuglio New Age che ha come obiettivo finale “l’Onu delle religioni”. Il cristianesimo rinuncia all’evangelizzazione, e cede all’idea di un Dio che vuole un mondo con diversificazioni religiose. La Chiesa ridotta a “terzomondismo” ed ecologismo. È la base pseudo – spirituale per il Nuovo Ordine Mondiale, sebbene nel frattempo abbia cambiato nome in “Nuovo Umanesimo”. La Chiesa si trova così asserragliata da fuori, impedendo la libertà liturgica, e da dentro da una componente “deviata” del clero che la “mina” alle fondamenta, con eresie che “riscrivono la dottrina”.

Perciò la crisi “Covid-19”, rischia di essere il colpo di grazia finale che farà collassare l’intera comunità globale, sia sul piano materiale che spirituale e morale. Il collasso sarà cioè grave, non solo perché causerà la più grave crisi economica della storia, ma anche e soprattutto perché verrà a trovare un vuoto politico, culturale e spirituale assoluto, e quel vuoto rischia di essere il polo attrattivo per un governo dittatoriale mondiale. L’unica “reazione” (se è ancora possibile) che posso auspicare è quella di una “controspinta” in senso nazionale – locale, quello che semplicisticamente chiamiamo “sovranismo”. Penso a un’alleanza tra le energie nazionali e quelle “locali”, perché si operi una forza reattiva, allo scopo di “frenare”, “mitigare”, l’implosione globale.

La situazione ovviamente è drammatica, le forze che chiamerò di “Resistenza Nazionale”, sono apparentemente deboli, con persone dalle limitate capacità e possibilità. Ma una reazione dovrà essere tentata se non vorremo che la nostra nazione sia completamente “occupata” senza che sia stato sparato neppure un colpo, e se non vorremo rassegnarci all’idea di una tirannia veterocomunista globale. Forse, alla fine, per tornare a essere liberi potrebbe essere necessario un nuovo “Comitato di Liberazione Nazionale”, solo che questa volta dovremmo organizzarlo noi, per liberare definitivamente la Patria dai rigurgiti neocomunisti e dalle soverchie finanziarie e sovranazionali. Se avremo l’intelligenza e il coraggio per batterci. E se Dio sarà con noi.