Proprio come quei matrimoni che vanno in frantumi durante la luna di miele. Così la liason tra Pierluigi Bersani ed Antonio Di Pietro è prematuramente finita. Come nelle migliori tradizioni, la storia è iniziata con la festa, ma alla fine sono volati gli stracci. A  tenere unita la coppia non è bastata la foto di Vasto, con Niki Vendola nel ruolo di terzo incomodo. Probabilmente dalle parti del Pd qualcuno avrà pensato che Tonino si sarebbe commosso riguardando l’istantanea di quei momenti felici, ma il leader dell’Idv non è tipo dalla lacrimuccia facile. Dopo avere assecondato malvolentieri il suo partner politico e concesso il via libera parlamentare alla nascita del governo Monti,  l’ex-pm non ha resistito e ha tuonato contro la manovra dell’esecutivo mandando su tutte le furie il segretario dei democratici. 

“Prende i soldi dai poveri cristi, finita l’emergenza bisogna andare a votare già ad aprile” –  ha affermato Di Pietro aprendo le ostilità. Parole che non sono affatto piaciute al segretario del partito democratico che, obbligato all’appoggio acritico al nuovo esecutivo, stenta a tenere a bada la sua base. “Se questa è la posizione di Di Pietro, andrà per la sua strada” – è stata la risposta di Bersani. Ma la querelle  a questo punto era solo all’inizio. il leader dell’Italia dei Valori infatti è andato giù di randello. “Stupisce l’atteggiamento intimidatorio e ricattatorio dell’amico Pier Luigi lontano anni luce dal Paese reale che soffre – ha attaccato. – Dal governo Monti gli italiani si aspettavano misure eque, giuste, e non norme dettate da banchieri, speculatori e proprietari dell’industria bellica. Invece di attaccare noi – ha concluso – provi ad interpellare i suoi elettori e vedrà che è lui a rischiare l’isolamento dall’Italia reale”.

Lo avevamo detto con abbondante anticipo sui fatti di ieri. La nascita dell’esecutivo guidato da Mario Monti avrebbe rappresentato un grosso problema per il Pd e la sua classe dirigente. Proprio in considerazione delle scelte strategiche di una sinistra che pensava, a Vasto, di avere trovato la quadra per presentarsi unita e vincere con il “nuovo Ulivo” le elezioni. Le misure “lacrime  e sangue” proposte dal premier hanno attaccato il sistema nervoso di una coalizione tenuta insieme soltanto dall’antiberlusconismo. Da Susanna Camusso ai militanti di Sel, da Vendola a Di Pietro, in tanti sono concentrati nel cavalcare il malcontento degli elettori  nella prospettiva di lucrare consensi al partito democratico. Lo spread, i bund, l’indice mib et similia hanno cessato di essere una priorità, così come la salvezza dei conti statali. Senza più il “nemico” a Palazzo Chigi a sinistra è riapparso il riflesso condizionato del “cannibalismo”, dimostrando, ove ce ne fosse ancora bisogno, l’assenza in Italia di una vera alternativa al centrodestra.