Volete districarvi nel complesso mondo delle privatizzazioni/liberalizzazioni, evidenziato dal recente caso Telecom-Italia ? Andatevi a leggere il nr. 2 de “il Sestante”, il bollettino del CESI  (Centro Nazionale di Studi Politici e Iniziative Culturali), originale esperienza presidenzialista-partecipativa ( per info e richieste: www.centrostudicesi.itcesi.studieiniziative@gmail.com), nel quale si parla delle politiche sbagliate dai governi italiani, di una insufficiente analisi della stampa italiana sull’argomento,   della storia di un disastro annunciato, della dissipazione di una infrastruttura di servizio pubblico, delle manovre finanziarie in atto, del nefasto indirizzo governativo (e non solo) a favore dello scorporo della rete.

“Tra gli errori della assolutizzazione miracolistica del mercato – scrive Gaetano Rasi, Presidente del CESI –  vi è stata negli ultimi decenni la politica di privatizzazione e liberalizzazione delle grandi infrastrutture e dei servizi a rete che per loro natura sono inevitabilmente monopoli, e quindi non potranno mai essere trasformati in imprese fra loro competitive in quanto sono produttori di utilità non fungibili (ossia, non sostituibili, non comparabili, né concorrenziali)”.

Vista la particolarità di queste aziende occorre piuttosto  imparare  a coniugare – è l’orientamento del CESI –  la produttività con l’efficienza dei servizi resi alla comunità e ai cittadini. Le attività aziendali non possono essere qualificate come imprese che operano nel mercato in quanto fra esse, infatti, non vi è la possibilità che vi sia una vera concorrenza che possa migliorare ed aumentare il prodotto. Il miglioramento innovativo e l’estensione a tutta la società delle strutture e dei servizi deve essere il costante compito primario dello Stato e perciò anzitutto del Governo e degli Istituti rappresentativi e legislativi della Nazione.

Non è solo dal punto di vista tecnico che le cablature a rete e le cosiddette “frequenze”, e cioè i cavi e i canali sui quali avvengono le trasmissioni via filo e via etere, costituiscono sistemi per loro natura monopolistici, “ma anche dal punto di vista politico è assolutamente necessaria – conclude Rasi –  la riaffermazione del principio che si tratta di beni di proprietà dell’intera comunità sociale e quindi dello Stato”.