La stupidità umana ha colpito ancora: dopo l’uccisione dell’orsa Daniza in Trentino, questa volta è toccato al cane Excalibur, soppresso in Spagna. Sua unica colpa è stata quella di essere l’animale di compagnia dell’infermiera spagnola colpita da Ebola. Per i ricercatori di tutto il mondo si era manifestata un’occasione unica: monitorando la salute del cane, questi avrebbero potuto capire alcune cose importanti sulla diffusione del virus.

Infatti se il cane fosse sopravvissuto, oltre  a dimostrare che la sua soppressione era stata inutile, si sarebbe potuto comprendere se i cani fossero immuni dalla malattia o addirittura capaci di elaborare anticorpi atti a combatterla. Con la soppressione dell’animale, tutto ciò si è vanificato.

Ma la sagra delle stupidità nell’affrontare la diffusione della malattia continua.

Dopo Veronesi, Sirchia e Fazio, medici e ricercatori, con il governo Monti i dilettanti sono tornati al Ministero della Salute. Oggi abbiamo il ministro Beatrice Lorenzin che afferma che la situazione è sotto controllo perché gli ospedali specializzati per la cura alle malattie infettive sono stati allertati e sono pronti ad ogni evenienza.

Un po’ come dire che in presenza di un fiume in piena, sono pronti salvagenti e barche per gli alluvionati. A noi interessa che il fiume non straripi, o esondi, come si usa dire nella semantica conformista; vorremmo sapere quali dighe, argini o canali scolmatoi sono stati approntati.

Era stato affermato dal Ministero che il virus non destava grandi preoccupazioni perché il periodo d’incubazione era di ventun giorni e solo i fluidi corporei erano in grado di trasmetterlo.

Poi un’infermiera spagnola si ammala dopo pochi giorni di assistenza al missionario rientrato dall’Africa e poi deceduto, e il contagio avviene, a quanto si sa, con lo sfregamento occasionale di un guanto di lattice su suo volto.

“L’è tutto da rifare !” direbbe Gino Bartali.

Non ci si rende conto che questa non è un’epidemia influenzale, che arriva, fa ammalare migliaia di persone e poi tutto finisce. Se Ebola raggiunge l’Europa, e l’ha già fatto in Spagna e Norvegia, rischia di divenire endemica, cioè non se ne va più.

E gli argini che dovremmo approntare sono alle frontiere.

Per ora vengono costituiti filtri agli aeroporti africani nei voli in partenza: alcune domandine ai passeggeri, del tipo “sei stato ammalato nelle ultime tre settimane?” a cui basta rispondere sempre no, ed un controllo della temperatura corporea, superabile con una bustina di tachipirina 1000, assunta mezz’ora prima.

Mentre Austria, Germania e in questi giorni Danimarca, chiudono le frontiere agli immigrati, negli aeroporti italiani si fa altrettanto poco: ci si fida dei filtri africani, non esiste una quarantena sulle persone provenienti dai territori colpiti, sono previsti fermi solo su casi conclamati.

A Lampedusa poi ci si affida alla buona sorte; si cambia nome all’operazione Mare Nostrum, un po’ di maquillage per salvare la faccia a Renzi ed Alfano, ma gli arrivi in massa sul nostro territorio continuano, e chi approda si rende subito latitante, sfuggendo ad ogni controllo.

Intanto in Africa accade un fatto nuovo: mi è stato riferito da una suora missionaria che alcuni stregoni, ancora molto ascoltati dalla popolazione, soffiano sul terrore innescato dal virus Ebola.

Diffondono la voce nei villaggi che sia l’uomo bianco a spargere il contagio per potersi poi impadronire dellAfrica. La situazione in futuro rischia quindi di diventare esplosiva per tutti i missionari, i volontari e i sanitari, stipendiati, di Medici senza Frontiere.

Tutti questi ultimi rischiano poi di diventare il cavallo di Troia per il virus in Occidente.

Quando infatti contraggono Ebola, vengono immediatamente rimpatriati, contagiando i sanitari che li accudiscono. Un destino beffardo per loro: per un lodevole spirito di solidarietà umana operano per salvare vite in Africa, ma poi mettono involontariamente a repentaglio la salute degli abitanti del loro continente d’origine.

Su questa vicenda ciò che crea sfiducia e sconforto nasce dalla considerazione che sembra che sia il virus a fare sempre la prima mossa e le istituzioni sanitarie preposte lo inseguano, piuttosto che preoccuparsi di prevenirne l’ulteriore diffusione, anche con decisioni scomode e impopolari.