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I navarchi italiani non si amano molto tra loro. Nulla di nuovo. Dai tempi di Lissa 1866 in poi, i veleni sono di casa all’ammiragliato. Questa volta tocca allo spregiudicato l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi. Sino a ieri il gallonato era noto per la sua insana passione per i Village People (si veda la demenziale campagna di reclutamento della Marina intitolata joint the Navy…) e le sue ubbie di protagonismo nella gestione dell’operazione Mare Nostrum. Sciocchezze. Non pago, tra un’intervista e l’altra,  di trasformare ciò che rimane della flotta in una discoteca o in una linea di trasporto clandestini, il De Giorgi sembra si agitasse molto. Non in mare ma negli angiporti della politica e dell’imprenditoria.

Risultato: l’iscrizione, nell’ambito di “Trivellopoli”, nel registro degli indagati da parte della procura di Potenza. Brutto colpo, ma non l’unico. Qualche suo “simpatico” collega ha spedito subito un altro siluro, sotto forma di documento anonimo alla presidenza della Repubblica, alla presidenza del Consiglio, al ministro della Difesa. Trentacinque pagine fitte, fitte e piene di episodi imbarazzanti — mignotte, feste a bordo, cavalli bianchi, elicotteri che svolazzavano a piacimento, conti di ristoranti stratosferici etc. — e scivoloni vari. Il peggiore di questi riguarda il noto caso “ degli incursori che improvvisamente  sono stati allontanati dal Consubin (unico posto dove avrebbero potuto continuare a mantenere l’addestramento non buttando alle ortiche anni e milioni spesi per la loro preparazione) e trasferiti dall’altra parte dell’Italia solo perchè hanno fatto parte del gruppetto che, nel corso delle prove del defilamento del 2 giugno, fecero scherzi con palloncini pieni d’acqua schizzando Sua MaestĂ  De Giorgi”.

Ma non è tutto. Il misterioso collega del nostro “ammiraglio pop” — persona sicuramente ben introdotta sulla plancia di comando — racconta anche altre due storielle. Pesantine come due mine.

La prima mina risale, sempre secondo il “corvo” navale, al giugno del 2013. De Giorgi, durante un’ispezione ai cantieri di Fincantieri a Muggiano (La Spezia) dove si stava completando l’allestimento di una fregata Fremm, si arrabbiò di brutto. “Non gradendo la ripartizione delle aree destinate al quadrato ufficiali ed equipaggio – scrive l’anonimo – e dei camerini destinati al comandante e all’eventuale Ammiraglio presente a bordo”, De Giorgi ordinò ai dirigenti del cantiere presenti di “attuare senza alcun indugio” alcune modifiche indicate a voce. In seguito, ricostruisce l’anonimo, De Giorgi “ufficializzò questa sua volontĂ  specificando di avviare i lavori richiesti anche in assenza dei preventivi e dei necessari atti amministrativi”. Lavori importanti e molto costosi, come fece notare il direttore degli Armamenti Navali, l’ammiraglio Ernesto Nencioni, che cercò di allestire in tutta fretta una pratica amministrativa. Nell’ambito di quella pratica, il 25 luglio 2013, Fincantieri avrebbe presentato un “punto di situazione” dove si “chiedeva il pagamento” di 12 milioni 986 mila euro per la modifica dei quadrati, e di 30 milioni di euro per i camerini. Di fronte alle perplessitĂ  di Nencioni, De Giorgi confermò la “necessitĂ  di eseguire le modifiche strutturali da lui disposte”. Le difficoltĂ  opposte da Nencioni – che chiedeva un documento scritto e firmato da De Giorgi – furono infine superate da una lettera dello stato maggiore della Marina che diceva di procedere. Per la gioia di Fincantieri. “Al termine della vicenda – conclude l’anonimo – Nencioni rassegnò le dimissioni e si ritirò a vita privata”.

La seconda mina posata dal nostro “corvetto” di mare riguarda il piĂą misterioso dei contratti compresi nella Legge Navale, lo stanziamento straordinario di oltre cinque miliardi di euro per il rinnovo della flotta. Notariamente l’allegro commodoro si è sempre dato un gran daffare per finanziare il  piano di modernizzazione della forza armata. Fin qui nulla di male. Anzi, la nostra Marina è ormai sottodimensionata e — come abbiamo scritto piĂą volte — rischia di disarmare in fretta e ridursi ad una sorta di guardia costiera. Peccato che secondo l’accusa dei pm di Potenza, l’ammiraglio avrebbe chiesto l’intervento all’opaco Gianluca Gemelli per far sbloccare dal ministro Federica Guidi (la “sguattera guatemalteca”, per capirci) questi stanziamenti.  In cambio – sempre secondo le contestazioni – avrebbe agevolato la nomina apicale al porto di Augusta (base della MM) di un personaggio gradito all’invasivo Gemelli. Insomma, una raccomandazione; per le italiche abitudini un peccato tutto sommato veniale e forse a fin di bene.

Ma vi è di peggio. Nella fatidica letterina il nostro “corvo” indica un paragrafo della Legge Navale abbastanza oscuro: la costruzione di una super-imbarcazione in materiali stealth (invisibili ai radar), lunga 32 metri e capace di sviluppare 70 nodi, per le squadre di incursori del Comsubin. Benissimo. Peccato che il contratto risulta essere stato affidato da De Giorgi alla societĂ  Aeronautical service di Fiumicino senza nessuna gara. Con una spesa di 30 milioni di euro. Vi è ancora un piccolo particolare: l’Aeronautical service risulta non aver mai varato un’imbarcazione, nemmeno un canotto. Mah…

Tutte cattiverie, probabilmente. Speriamo che tutto finisca bene e ogni cosa sia smentita e chiarita. Nel frattempo, consigliamo al frastornato ammiraglione di rilassarsi con la musica dei suoi adorati Village People.

The navy/Yes, you can sail the seven seas/
In the navy/Yes, you can put your mind at ease/
In the navy/Come on people, fall an’ make a stand
In the navy, in the navy/Can’t you see we need a hand…