Quale onore! Il “Corriere della Sera “ con una nota del vicedirettore Antonio Macaluso si interessa e si cura, una volta tanto in termini equilibrati e non spocchiosi o saccenti, dei “due centrodestra che vagano in orbite diverse”.

La situazione è tale da non lasciare il minimo spazio ad una intesa seria, concreta e operativa tra Berlusconi, tutto lanciato negli ammiccamenti interni, negli inciuci, ora divenuti ufficiali dopo essere stati per anni ufficiosi, con il vecchio, mai dimenticato amore toscano, nella ricerca unica di quel liberalismo economico essenziale e vitale per le sue aziende, e l’area di destra e leghista.

“La vera sfida – osserva Macaluso – è riuscire a recuperare, in qualche modo lo spirito (e i voti) di quel 1994 oggi così lontano. Ricostruire quel blocco sociale disperso in gran parte tra M5S e il PD renziano”. L’editorialista ritiene “difficile parlare solo di voto moderato, dal momento che una cospicua fetta di quella borghesia attratta allora Berlusconi è scivolata nel basso della gerarchia del reddito e alterna sentimenti di protesta tout court contro il “sistema” a una ricerca costruttiva di nuova rappresentanza”.

Questo è l’errore sostanziale compiuto nel 1994 da Berlusconi e ripetuto oggi: si è parlato troppo in termini economici, fiscali, mercantili e bottegai , mai di valori. Forse perché erano e sono sconosciuti e quindi inesistenti.

Macaluso, al pari della totalità dei commentatori, parla di travaso di voti verso il movimento grillino ed il coacervo di potere renziano (quanti perbenisti berlusconiani della borghesia pantofolaia hanno votato sì!) mentre solo di sfuggita affronta il tema dei “sentimenti di protesta”, che significano principalmente astensionismo, cioè orgoglioso ed integrale “rifiuto” del sistema.

Macaluso identifica l’altro “centrodestra” con il terzetto (non è più opportuno etichettarlo come il “cartello”?) Meloni – Salvini – Toti, in posizione di rottura verso “un sistema nazionale ed europeo additato come vero colpevole di molti mali”. Il giornalista suggerisce un’intesa fondata su 3 condizioni logiche solo nei primi 2 casi. La terza, l’incontro con i “corpi intermedi della società civile” saldati in un progetto, significa invece il varo di un blocco classista, inaccettabile per la destra da sempre sensibile ai temi sociali ed ai bisogni della collettività nel suo insieme.

Opportuna è la riprovazione fatta dell’ennesima furbata di Berlusconi, che ha dato indicazione (o meglio ordine!) ai suoi (quanti?) di essere presenti alla manifestazione del prossimo sabato organizzata a Roma dalla Meloni. Per Macaluso e non solo per lui “per ricostruire una vera alleanza e andare a riprendersi i voti serve molto di più”.

Il “fondo” dell’altro Antonio, Polito, amaro quanto centrato e documentato, ”La tragedia di Rigopiano e il Paese. Il motore spento della modernità italiana”, denunzia un difetto sostanziale: è semplicemente allusivo e non specifico sulle responsabilità dei governi, degli uomini e dei raggruppamenti per i “vent’anni di stagnazione se non di impoverimento del reddito nazionale, due decenni di tagli a ripetizione negli investimenti pubblici e nella spesa per i servizi”, effettuati in maniera decisa per le mancette e le elemosine demagogiche o strumentali.