“Un libro di memorie partigiane? Possiamo pagarlo al massimo 1 euro e 50 centesimi. Abbiamo gli scaffali pieni, non si vendono”. Il de profundis per l’antifascismo italiano e’ tutto in questa affermazione di un responsabile del Libraccio, la catena di librerie che acquista e vende libri. E si capisce perfettamente che se non fosse per l’obbligo di essere politicamente corretto, i libri di memorie partigiane proprio non li prenderebbe. Neppure a 1,50 euro per un volume che ha il prezzo di copertina 10 volte più elevato. Non si vendono, non interessano più anche se continuano ad essere sfornati come se esistessero legioni di lettori interessati. Scaffali pieni, che non si svuotano e non si svuoteranno mai se non per avviarsi al macero definitivo.

Eppure l’antifascismo viene adoperato di continuo per demonizzare i nemici, per vietare manifestazioni altrui, per attaccare chiunque non sia d’accordo con le vestali delle associazioni che nulla più hanno da dire perché nessuno ascolta più. Solo alibi, solo vuote sigle che garantiscono ancora qualche introito. Musei deserti, eppure se ne realizzano altri e altri ancora. Puntando sulle visite scolastiche obbligatorie, perché dopo la scuola nessuno sente più il bisogno di ritornarci. E tutti quelli che si gonfiano di retorica resistenziale, evitano poi accuratamente di acquistare un libro sul tema. Tantomeno di leggerlo. Neppure per la modica spesa di 1 euro e 50.

E’ il mercato, bellezza. E non bastano ore di retorica a scuola, sui giornali, alla tv. Gli scaffali restano pieni. Anche al Libraccio.