Il 13 maggio 2009 Achille Compagnoni morì ad Aosta. Uomo di montagna, era nato a Santa Caterina Valfurva 94 anni prima.
La scelta di restare per tutta la vita tra i monti la confermò da ragazzo quando decise di arruolarsi nella Milizia Confinaria. Mantenne il suo cappello alpino anche dopo l’8 settembre 1943 quando al Corpo fu cambiato il nome in Legione Confinaria nell’ambito della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR di Confine).
Gli ultimi 600 giorni di guerra e di guerra civile li passò nel presidio di Sondrio, in Valtellina, proprio dove Alessandro Pavolini, in contrasto con le gerarchie militari della RSI, aveva previsto di organizzare le Termopili del fascismo repubblicano.
Dopo la guerra, Compagnoni restò tra i suoi monti, tra roccia e sci, in veste di rocciatore e di guida alpina.
Era già diventato noto come scalatore quando nel 1954 l’esploratore Ardito Desio gli propose di far parte della spedizione sul K2, la seconda montagna più alta della Terra.
La vetta la raggiunse il 31 luglio di quell’anno, assieme alla guida alpina ampezzana Lino Lacedelli.
Una conquista, quella del K2, che ad ambedue costò il congelamento di alcune dita delle mani, menomazioni che limitarono le attività alpinistiche successive dei due alpinisti.
L’impresa himalayana fu premiata dallo Stato italiano con la Medaglia d’Oro al valore civile ad ambedue.
Non mancò purtroppo un lato polemico, trascinatosi per anni, addirittura nei tribunali, fino alla morte, avvenuta nel 2001 a 104 anni del capo spedizione Ardito Desio. Una polemica scaturita dal ruolo svolto da Walter Bonatti impegnato a portare le bombole d’ossigeno ai compagni, indispensabili per poter raggiungere la vetta del K2.
Nel 1958 Achille Compagnoni pubblicò, assieme a Guglielmo Zucconi, la narrazione della memorabile impresa: “Uomini sul K2”.
L’ultima parte della sua vita la passò in veste di albergatore a Cervinia.
Ma se sacrificio, difficoltà e rischio erano stati una scelta di vita di Compagnoni, il destino gli aveva riservato un passaggio durissimo, la perdita del figlio trentenne Maurizio, brillante campione sportivo di bob, titolare di una scuola di sci d’acqua e candidato del MSI nelle elezioni regionali in Val d’Aosta, andato a schiantarsi in una notte del maggio 1973 sull’autostrada per Milano in un groviglio di auto causato da una Fiat 500 in panne abbandonata sulla corsia di sorpasso.