A fine Settecento l’Europa fu colpita da “un’epidemia contagiosa”,  un’ondata inquietante di suicidi. Le vittime erano ragazzi di buona cultura che, dopo aver indossato una marsina azzurra, stivali alti a risvolto, panciotto e pantaloni gialli, si erano sparati un colpo alla tempia.  Solo la diciassettenne Christine von Lasberg, si buttò da un ponte : in una tasca del suo vestito fu trovato un libro, uno dei primi best seller della modernità ,” I dolori del giovane Werther” di Johann Wolfgang Goethe. Il romanzo fu pubblicato nel 1774 dall’autore ventiquattrenne e descrive le sofferenze amorose di Werther, un ragazzo della buona borghesia, per Carlotta, purtroppo già promessa in sposa al suo amico Alberto.  Incapace di sopportare il dolore per l’irrealizzabilità del suo amore, il giovane si spara alla testa ed il suo corpo viene rinvenuto esanime, vestito di una marsina azzurra e pantaloni gialli. “Effetto Werther” fu denominato il fenomeno che descriveva tutti i casi di suicidio imitativo , diffuso in modo virale fra i giovani, per la prima volta documentato attraverso l’unico strumento mediatico di allora, il libro.

Nel mondo animale l’imitazione è uno strumento genetico per la difesa della specie. L’imitazione insegna a come procacciarsi il cibo e come difendersi dai pericoli. “Imitare è uno strumento di natura “ affermava Aristotele. Nell’uomo si passa dall’imitazione, cioè il ripetere atti osservati alla superficie, all’emulazione, cioè assumere su di sé le scelte di un simile, facendole proprie e cercando di apportare anche delle modifiche di comportamento.Nella nostra epoca, l’avvento di internet e la comparsa dei social, hanno portato alla diffusione contagiosa di molte idee, atteggiamenti e modi di dire e di fare, con la metodica di quello che una volta era il passaparola. Ma perché alcune idee si diffondono meglio e più di altre ? Il saggio “Idee virali”  di Emanuele Arielli e Paolo Bottazzini cerca di spiegarcelo con un’accurata ricerca nel campo mediatico.

Il primo rischio che viene evidenziato è l’effetto sciame che ci trascina nella perdita di una capacità di giudizio critico e di autonomia nelle scelte individuali sulle informazioni, trasformandoci nei componenti di un meccanismo collettivo che ci controlla e ci guida senza potercene rendere conto. Gli autori ci descrivono il fenomeno dello “shitstorm”, vi risparmio la traduzione, in cui una vittima viene accusata e demolita, fino al limite del mobbing, attraverso un cieco sdegno collettivo, con un accanimento su singole persone, senza verificare la veridicità delle fonti informative.

Eventi di maggiore importanza come attentati, elezioni politiche, catastrofi naturali, possono  causare una sincronizzazione globale di sentimenti che si moltiplicano ad una velocità contagiosa per cui ecco che viene a crearsi un villaggio globale che con un’unica mente collettiva si muove all’unisono. I fenomeni di contagio e di diffusione psicologica sono come i terremoti, sappiamo tutto su di loro, ma non sappiamo prevederli e tantomeno indurli .

La Gioconda di Leonardo è sicuramente un capolavoro, ma per anni fu considerata un’opera di minor  valore rispetto ad altri suoi dipinti, finché non fu trafugato da Vincenzo Peruggia, un impiegato italiano del Louvre che voleva riportare in patria la tela; l’effetto mediatico del tentativo di furto patriottico, trasformò il ritratto in un mito destinato a restare in eterno.

L’autrice di Harry Potter si vide respingere da ben dodici editori i suoi racconti fantastici, finché furono proprio i suoi giovani lettori attraverso il passaparola e senza pubblicità a decretarne il successo.

Nel caso di Destra.it, un articolo recente sui tatuaggi, un argomento di costume secondario rispetto a vicende di grande spessore, ha ottenuto il record di migliaia di “Like”, risultato inaspettato per tutti noi redattori. D’altra parte molti meccanismi sono assolutamente imprevedibili, “potrebbe arrivare il giorno in cui una frase particolarmente intelligente di un libro venga indicizzata da più motori di ricerca ed entri nel linguaggio come un nuovo modo di dire, senza che nessuno abbia mai letto il testo originale”.

Si può cercare di prevedere il successo di un’idea o di un testo in base alla quantità e all’autorevolezza delle citazioni. Un contenuto acquista autorevolezza se viene citato in Italia da “Repubblica.it” o “Corriere.it”  o nel mondo dal “NYTimes.com”. A loro volta però i siti dei principali quotidiani capitalizzano il loro credito dai volumi di link provenienti dalle legioni di blog aperte in rete.

Un altro argomento introdotto dal saggio di Arielli e Bottazzini riguarda la constatazione del basso livello socio culturale delle conversazioni in rete. Le banalità nei ragionamenti, gli insulti gratuiti, le considerazioni squallide che si leggono nei blog potrebbero indurre alla triste conclusione che il fenomeno dei social rischia di impoverire la capacità critica di tutta l’umanità. In realtà non è che siamo scesi di livello, solamente il fenomeno dei social mette a nudo la cruda realtà di come siamo. I commenti da bar, le battute fatte negli spogliatoi dopo una partita di calcetto, i pettegolezzi dal parrucchiere o nella pausa mensa, che non sono mai state discussioni di alta filosofia, oggi sono riproposti per iscritto sui social, qualificandoci per come siamo, in una fotografia spietata della realtà del nostro modo di essere e di pensare.

Per non parlare poi delle fake news. Diceva Mark Twain che mentre una bugia ha fatto il giro del mondo, la verità, piena di dubbi, imperfetta, si sta ancora allacciando le scarpe. Lo spazio inventivo delle falsità è più ampio: le migliori storie, quelle più emozionanti , sono probabilmente inventate; possono cambiare l’ordine degli elementi, aggiungere e sottrarre dettagli e inventare fatti completamente nuovi; per le storie vere possiamo usare solo le fonti che abbiamo avuto a disposizione.

Tra le fake news che hanno cambiato recentemente la storia possiamo ricordare quella propinata da Colin Powell all’Onu il 5 febbraio 2003 secondo cui Saddam Hussein possedeva armi chimiche ed era pronto a ricorrervi o quella del 18 marzo 2011 quando ventiquattro capi di stato a Parigi decidono l’intervento militare in Libia contro Gheddafi perché Al Arabiya diffonde la voce secondo cui la repressione del dittatore ha sterminato diecimila civili. A conforto dell’informazione veniva mostrato un video, con molte fosse scavate in un’area sabbiosa, apparentemente una spiaggia e definite dalle didascalie “fosse comuni”.  In realtà si trattava di immagini riprese nel cimitero di Ashaat e riguardavano sepolture del tutto normali.

Nel libro non potevano mancare gli hackers e la campagna per le presidenziali del 2016 con la vittoria imprevista di Trump. Per cercare di giustificare l’ennesima vittoria elettorale nel mondo di un populista e la cocente sconfitta del fronte del politicamente corretto, si è sostenuto che un manipolo di hackers arruolato dai servizi segreti russi, avrebbe indirizzato con notizie inventate o distorte i consensi a favore del candidato repubblicano.

Certamente si è verificata una manipolazione di notizie a favore del fronte più conservatore del partito repubblicano da parte di esperti di comunicazione al servizio di Putin, ma questo non ha determinato il dirottamento di preferenze da un candidato all’altro. Infatti il libro spiega la funzione del “filter bubble”, un sistema con cui Google ed altri filtrano le notizie in modo che pervengano ad un gruppo di utenti secondo criteri di “omofilia”; il filter bubble agisce selezionando ,secondo un algoritmo, gli argomenti che possono piacere ad un certo tipo di pubblico ; così vengono inviati testi, immagini, file audiovisivi che corrispondono agli interessi tematici dei destinatari secondo i loro gusti, le loro preferenze politiche, le loro inclinazioni religiose. In pratica gli hackers non hanno fatto altro che rafforzare le scelte di campo di chi era già schierato per Trump senza invadere il campo avverso progressista, che peraltro è apparso più disorganizzato e forse già sicuro di prevalere.

Il filter bubble agirebbe come un telecomando sul televisore che appena compare una notizia sgradita ad un ascoltatore cambia canale.

Il vero motivo della vittoria di Trump consiste nel fatto che mentre i progressisti si trastullavano sui temi cari agli arricchiti di Hollywood ed alle oligarchie di Manhattan, i repubblicani aggredivano di propaganda la cosiddetta Rust Belt, la cintura di ruggine, tradizionalmente democratica, costituita dagli abitanti di quegli  Stati popolati da operai, coltivatori, commercianti, i più colpiti dalla crisi del lavoro, dall’immigrazione e dal commercio internazionale.  

Dal novembre 2017 il numero di utenti registrato su Facebook ha oltrepassato la soglia dei 2,1 miliardi di utenti, più dei fedeli di tutte le confessioni cristiane nel mondo. Una forza di organizzazione dell’opinione pubblica più determinante  della Chiesa cattolica, capace di indirizzare scelte politiche, modi di pensare, orientamenti di gusti in ogni campo. Questo libro aiuta a capire i meccanismi che presiedono alla riproduzione ed alla trasmissione delle idee;  una guida utile per non farsi sottomettere dal mondo mediatico.

IDEE VIRALI. PERCHE’ I PENSIERI SI DIFFONDONO 

EMANUELE ARIELLI E PAOLO BOTTAZZINI

EDIZIONI IL MULINO, BOLOGNA 2018

Ppgg. 215, EURO 14.00