Al di là delle dichiarazioni ad effetto e degli improbabili e consolatori accostamenti calcistici (5 a 2, 10 a 3), il risultato delle ultime elezioni regionali ci racconta un’Italia molto diversa dall’immagine del “Paese dei Balocchi” costruita, negli ultimi mesi, da Matteo Renzi.

Il voto parla chiaro, a cominciare dalla grande assenza dell’elettorato che, al cinquanta per cento ha disertato le urne. Per la prima volta si tratta di un assenteismo “di sinistra”, con il Pd che perde metà dei voti rispetto alle Europee dell’anno scorso, rendendo palese lo “scollamento” del partito del premier, uno “scollamento” su diversi fronti: interno , legato alle guerre intestine che hanno toccato l’apice con il caso “impresentabili”, emerso sotto la regia di Rosy Bindi, e sul territorio, dove sempre più evidente è la difficoltà a tenere unite tutte le anime del partito (con la Liguria, regione storicamente di sinistra, a fare da battistrada sulla via della rottura, la Puglia conquistata da un antirenziano e la Campania, nella quale la candidatura di De Luca appare sfuggita ad ogni controllo del Pd e sostanzialmente subita da Renzi).

Ancora più grave è poi lo “scollamento” rispetto al sentire del corpo elettorale, di fronte al quale il Pd renziano appare sempre più sordo. Pensiamo alle recenti polemiche sulla Scuola, ma anche all’emergenza immigrazione, alla quale il Governo non ha saputo opporre altro che qualche generico appello all’Europa ed ad un solidarismo di facciata. Rotte le vecchie “cinghie di trasmissione”, il Pd mostra poi di essere sempre più lontano dal cuore produttivo del Paese, saldamente in mano alla Lega, nei fatti sostenuta da Forza Italia, mentre ad emergere è un ampio fronte dell’opposizione che ormai comprende più del settanta per cento delle forze politiche.

D’accordo, mischiare pere con mele non è politicamente corretto, ma – numeri alla mano – questa è la volontà del Paese reale, che ha scelto partiti e schieramenti antigovernativi: il Movimento Cinque Stelle, la Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, i vari spezzoni della sinistra non renziana.

Di fronte a questa insofferenza antigovernativa, manifestata dagli elettori con modalità diverse, ma certamente con l’unico intendimento di esprimere il proprio dissenso, Renzi non può pensare di continuare a sfuggire dalla realtà. Sono troppi i problemi interni ed esterni il suo partito per permettersi di giocare alla playstation, facendo finta di nulla.