Sine ira et studio non avendo tessere di partito in tasca, provo ad analizzare gli esiti del referendum e delle elezioni regionali dei giorni scorsi sulla base dei dati finora disponibili. Il referendum confermativo della riduzione dei parlamentari è finito, come tutte le previsioni indicavano, malgrado una rimonta del No all’ultimo che però è stata inferiore alle aspettative. La vittoria schiacciante del Sì (69,64% Sì e 30,36% No), favorito anche dalla “coerente” ma controproducente indicazione di voto di Lega  e Fratelli d’Italia, se la intesta, come facilmente prevedibile, il solo M5S e rafforza sia la compagine grillina che il Governo Conte (e il PD che solo all’ultimo ha deciso per il sì). Questa scelta plebiscitaria conferma il distacco sempre più forte tra il paese reale e il paese legale, i partiti visti come casta. Dato confermato anche dalla affermazione delle liste personali dei Governatori e dalla fioritura di liste civiche. A mio parere accentuerà ulteriormente la disaffezione al voto di molti elettori, visto che già quasi la metà degli aventi diritto non è andata alle urne. Quando vengono lanciate certe parole d’ordine non si sa poi a quale risultato si arriverà….

Il distacco tra elettore e partiti che ormai sono realtà “ectoplasmatiche” (spesso privi di sedi sul territorio, privi di iscritti reali e nelle mani di gruppi di potere o “circoli magici” riferiti a un leader) ha come conseguenza l’inutilità di creare ulteriori nuovi partiti destinati a raccogliere lo zero virgola (vedasi l’esordio di Vox Italia nelle Marche con un misero 0,47 o in Liguria l’ennesimo flop del Popolo della Famiglia fermo allo 0,22% , o la Fiamma Tricolore ormai spenta su un 0,17% in Puglia). La conseguenza della riduzione dei parlamentari ha l’ovvia conseguenza che per andare a votare bisognerà prima fare una nuova legge elettorale e in tal modo i tempi si allungheranno. E infatti Conte ha già dichiarato che concluderà la sua legislatura nel 2023, passando attraverso l’elezione del Presidente della Repubblica determinata da queste Camere, che non saranno pure delegittimate come scrive il costituzionalista Mirabelli, ma ormai non rispecchiano più la realtà politica del paese.

Venendo invece agli esiti delle elezioni nelle sei Regioni maggiori interessate al voto, leggendo i commenti e le analisi dei principali media si ha l’errata sensazione che il centrodestra ne sia uscito sconfitto. In realtà il centrodestra guadagna la Regione Marche e si conferma in Veneto e Liguria, cosicchè oggi l’intera Italia settentrionale è governata da Giunte di centrodestra e al centrosinistra restano le ormai meno rosse Toscana (ed Emilia-Romagna e Lazio al Centro), e Campania e Puglia al Sud .

Il Movimento Cinque Stelle in tutte le Regioni ha subito una fortissima perdita di voti e di eletti, fatto che se non fosse mascherato dall’esito del referendum, dovrebbe mettere in discussione tutta l’attuale dirigenza grillina. Laddove M5S ha corso assieme al PD (Liguria) ha ottenuto il peggiore risultato elettorale della storia politica ligure. Il PD di Zingaretti canta vittoria (la vittoria è l’aver salvato il proprio posto di comando) ma in realtà guardando i voti del 2015 raffrontato con quelli del 2020 si osserva che in Toscana il PD scende da 615 mila voti a 561 mila (54 mila voti in meno). In Puglia il PD passa da 317 mila a 289 mila (e la lista Emiliano da 155 mila a 111 mila). Osservando la Campania il PD scende da 444 mila a 398 mila ma in compenso la lista personale di De Luca passa da 112 mila voti a 313 mila.

Nelle Regioni che hanno visto la riconferma del centro-destra, in Veneto il PD da 308 mila voti scende a 245 mila (63 mila voti ma a cui nel 2015 andrebbero aggiunti i 71 mila della lista Moretti!). In Liguria invece il PD cala di soli 12 mila voti probabilmente trasmigrati in parte nella lista Sansa. Le Marche governate dal centro-sinistra vengono conquistate dal centro-destra e vedono il PD passare da 186 mila voti a 156 mila (- 30 mila). Il calcolo dei voti persi dal PD non è facile a causa delle migrazioni di voti alle liste dei Governatori o in altre liste alleate ma malgrado la conferma in tre grandi Regioni Zingaretti non ha da esultare troppo visto che  la lista di partito perde per strada ben più di 200 mila voti.

In casa centro-destra si vede la forte ascesa di Fratelli d’Italia che quasi ovunque triplica o quadruplica i voti rispetto al 2015. La Lega in Toscana guadagna oltre centomila voti, 70 mila nella Marche, 133 mila in Campania, e 121 mila in Puglia, subendo un lieve calo in Liguria ma riuscendo a crescere di 19 mila voti in Veneto malgrado il plebiscito per la lista personale Zaia. Il Movimento 5 Stelle con un calcolo approssimativo perde la bellezza di quasi mezzo milione di voti!

Il calcolo che ho condotto si basa sul raffronto tra elezioni Regionali mentre quelli della grande stampa preferiscono confrontare i numeri con le più recenti elezioni politiche ed europee che sicuramente denotano un arretramento dei consensi alla Lega spiegabile anche col fatto che nelle elezioni regionali conta anche la presenza e la personalità dei politici locali. E a questo proposito è inevitabile osservare che, a conti fatti (fallimentari), la candidatura di due “bolliti” come Caldoro in Campania e di Fitto in Puglia è stata una scelta veramente infelice.

Trascuro l’analisi dei dati relativi alle elezioni dei Sindaci perché troppo complessa anche per la presenza di una quantità di liste civiche non sempre ascrivibili esattamente a partiti presenti in Parlamento. L’unica osservazione che faccio in proposito poiché conosco la città di Luino, è la sconfitta, dopo 25 anni, del centro-destra presentatosi con ben tre liste avversarie che hanno visto ovviamente la vittoria della civica di centro-sinistra mentre gli elettori di centro-destra assieme assommano al 75% dell’elettorato…

In conclusione mi rendo conto che le aspettative erano ben altre e in alcune Regioni la delusione è stata quindi maggiore ma considero un vero miracolo che in Italia malgrado l’invasiva presenza della sinistra nei media, nella scuola e università, nella Magistratura, ovunque, una metà degli italiani non si sia fatta ingannare e continui a respingere lle proposte della sinistra, più o meno mascherata.

Tutto bene dunque? No, occorre lavorare ancora soprattutto cercando di arricchire i programmi dei partiti di centro-destra con l’attenzione alla cultura e ai principi non negoziabili senza timidezze. Altrimenti si osserva una scarsa differenza tra i due schieramenti (ora tre ma visto il trend dei Cinquestelle presto si tornerà a due…). Un’ultima osservazione: la salvezza della nostra società italiana non verrà certo dai partiti politici ma da una costante e lenta operazione di restaurazione della società nelle famiglie e nei corpi intermedi e considerando i partiti solo come mezzi di contenimento e rallentamento della Rivoluzione per avere più tempo e agio nella ricostruzione. L’affermazione infatti della forze distruttive della sinistra comporta ulteriori censure e ostacoli a questa opera. Et de hoc satis…”