th-8

Accertato che in Italia dal 2013, all’interno delle istituzioni il senso della democrazia è inesistente, dopo le manovre ed i giochini di questi giorni si deve amaramente ma aspramente osservare che la lezione di domenica 4 è stata del tutto inutile.

In nessun Paese del mondo civile sarebbe stato permesso ad un personaggio (tratteniamo la risata), tanto pesantemente e direttamente rifiutato dai cittadini, di continuare ad occupare la scena e soprattutto, cosa di scorrettezza incredibile, sarebbe stato consentito di condurre dalla residenza del presidente del Consiglio, delle consultazioni parallele a quelle del presidente della Repubblica, tali da giungere, in barba a tutto e a tutti, cioè a milioni di cittadini, alla designazione del successore nella persona del noto gaffeur conte Paolo Gentiloni Silverj, sessantaduenne ex gruppettaro della “Roma bene” e sodale di quell’altra figura fondamentale dell’Italia repubblicana, Francesco Rutelli, la cui moglie da anni è sul libro paga delle aziende berlusconiane.

Naturalmente i giornaloni ed i giornalini, del livello di “Avvenire”, sempre affettuosamente contiguo a “Matteo”, e le reti televisive, un tempo pubbliche, in questi anni asservite ai “gigli” più o meno magici e quelle del biscione hanno taciuto o sottovalutato l’ennesima prepotenza del gruppo di potere internazional – toscano, asserragliato nella “ridotta” di palazzo Chigi.

In questa situazione è stato purtroppo posta in secondo piano la vicenda del Monte dei Paschi di Siena, protratta nei decenni e per la quale non è mai risuonata alcuna condanna sulla semisecolare gestione fallimentare, egemonica prima del PCI, poi PD. Ed ora si arriva a ventilare con incredibile protervia di intervento dello Stato, come se fosse onesto coinvolgere milioni e milioni di cittadini ignari ed estranei al disastro di un sistema di potere, più volte negli anni sostenuto dai poteri pubblici, e come non si pensasse alla creazione di un pericoloso quanto inevitabile precedente.

Pierluigi Battista nel sobrio editoriale “Una legge non un alibi” sottolinea l’errore della ricerca della “mitologica” legge elettorale, volta a compensare l’”oramai cronica debolezza delle leadership”. A questo proposito ne individua quattro dimezzate: quella di Renzi, “fortemente intaccata dalla disfatta referendaria”, quella di Grillo “istituzionalmente nulla”, quella di Berlusconi, indebolita dalle “problematiche” condizioni di salute , e quella di Salvini. Su di essa, oltretutto la meno consistente e meno credibile, occorre puntualizzare che è tutt’altro che “forte sul piano identitario”, minata com’è dalle gelosie interne e può ancora meno contare nei vaneggiamenti autonomistici e federalistici sull’appoggio della Destra.

Battista non può, interpretando l’auspicio unanime, che auspicare una legge elettorale solida e credibile (l’Italia ha il primato di fragilità nella normativa per il voto) non un alibi “che non sanno risolvere leader poco credibili”.

L’orizzonte è piuttosto, se non oscuro, almeno nebuloso e il proposito di uno sforzo serio e credibile, quasi impossibile da raggiungere innanzitutto e soprattutto per l’acclarata inconcludenza della sinistra ex comunista e cattolica, priva da sempre di senso dello Stato ed ignara dell’interesse nazionale.

Intanto, come lamenta un dispiaciuto Aldo Grasso, riemerge, vizio italico cronico, la “fuga dal carro perdente”. Un esempio non poco eclatante ed eloquente: il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, surclassando in senso critico l’opposizione troppo delicata ed educata, parla di un Renzi “strafottente” e definisce tutte le sue riforme “demenziali”.