Nelle prime ore del 19 dicembre 1941, esattamente 72 anni fa, i “maiali” (siluri a lenta corsa) guidati dalle coppie di incursori De la Penne – Bianchi, Marceglia – Schergat e Martellotta – Marino, riuscirono a penetrare nel porto di Alessandria d’Egitto, dove erano alla fonda alcune grandi unità della “Mediterranean Fleet” britannica, e – con un’azione di incredibile audacia – riuscirono a danneggiare pesantemente le corazzate QUEEN ELISABETH e VALIANT, più una petroliera.

A parere di chi scrive, si trattò del momento forse più alto della partecipazione italiana al secondo conflitto mondiale e fu un’azione tipicamente “italica”: pochi uomini valorosi, spesso ai margini di pesanti strutture burocratiche, decisi a fare molto più del loro dovere con atti di incredibile audacia, determinati- come ha scritto un noto storico navale quale Giorgio Giorgerini – a “PENSARE L’IMPOSSIBILE, TENTARE L’INOSABILE, INCALZARE LA FORTUNA”.
La pedagogia di massa nazionale, dopo il 1945, vuole che si esaltino solo gli “uomini piccoli”, con i risultati che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi. Io credo invece che, per far crescere un popolo, occorra dargli esempi grandi, in ogni campo. Gli autori dell’impresa di Alessandria d’Egitto furono uomini grandi e tennero alto il nome della loro Patria, la cui storia non è fatta soltanto di reiterati 8 settembre, ma anche di molti altri momenti di assoluta grandezza.
E’ bene che le giovani generazioni sappiano. Si può essere grandi, se solo si vuole, e non c’è popolo più sfortunato e schiavo di quello “che non ha bisogno di eroi”. Dovrà infatti accontentarsi delle iene, e magari pure ammirarle e pensare di doverle imitare…